Mercoledì scorso, giorno in cui la Bce ha dato avvio alla preparazione dell'euro digitale dopo i due anni di sperimentazione (fase che durerà altri due anni), Ignazio Visco a circa due settimane dalla conclusione del proprio mandato di governatore della Banca d'Italia ha fatto delle importanti dichiarazioni intervenendo nella seduta del comitato esecutivo dell'Abi anche per un saluto di commiato. Ci sarà tempo per discutere degli indubbi meriti del governatorato in questione, a cominciare dalla difesa dell'autonomia dell'istituto, determinata ed efficace, in particolare quando, durante il governo Gentiloni, allo scadere del primo sessennio della carica un’improvvida scriteriata iniziativa parlamentare di un gruppo ristretto avrebbe voluto che l'esecutivo decidesse «a prescindere» una nuova, diversa nomina, creando così innanzitutto un vulnus istituzionale non spettando alle Camere decidere su nomine di competenza del governo, delle quali quest'ultimo risponde politicamente.
Sul caso Montepaschi Visco ha ricordato tra l'altro le decisioni assunte e le misure adottate subito dopo il suo insediamento al vertice, in particolare nei confronti del presidente e del direttore generale del Monte. È stato molto opportuno rappresentare una tale esigenza da soddisfare sine ira et studio. La riflessione dovrebbe riguardare soprattutto la fase antecedente l'insediamento di Visco, a partire dal 2007-2008, e la ricorrenza dei presupposti per concedere, da parte della Vigilanza, l'autorizzazione all'acquisto di Antonveneta, essendo l'operazione voluta dal Monte il primum movens delle gravi difficoltà che ne sono scaturite, pur avendo presente che il vaglio sinora effettuato dall'Autorità giudiziaria non ha trovato alcun fatto penalmente rilevante.
Di recente a proposito di un ramo della vicenda giudiziaria la Cassazione ha confermato la piena assoluzione dei vertici anzidetti. Ciò, come abbiamo scritto, non significa affatto escludere errori, anche gravi, senza che essi si traducano in reati. Diversamente, si darebbe una mano al panpenalismo. Esiste poi una verità giudiziaria, che impone stare decisis, e una verità storica sulla quale si potrà e dovrà, anche alla luce di quel che Visco ha detto, svolgere approfondimenti. Un punto nodale discende dalle pronunce giurisdizionali che hanno nettamente escluso la ricorrenza, tra gli altri, del reato di ostacolo all'attività di Vigilanza. Ciò che ne deriva, quando cade la presunta esistenza di un ostacolo, è troppo chiaro per doverci soffermare, essendo, questo, comunque un punto molto importante da approfondire. Non si mettono minimamente in dubbio la professionalità e la dedizione di chi lavora nella supervisione. Ma non bisogna lasciare nulla all'indeterminatezza o alle supposizioni.
Visco poi sempre mercoledì scorso ha parlato del suo successore Fabio Panetta rilevando i caratteri diversi e, forse, le «scuole» diverse. Ovviamente ciò non influirà sulla guida dell'istituto e sui rapporti con la Bce, della quale Panetta conosce tutto, dato il tempo trascorso all'apice della stessa. Panetta probabilmente passerà alla storia come il promotore e, largamente, il realizzatore dell'euro digitale, un'innovazione straordinaria su cui torneremo nei prossimi giorni. Chi conosce il prossimo governatore non indulge a strampalate classificazioni del tipo «Visco studioso, Panetta politico». Sa bene chi ha avuto modo di osservarlo nel lavoro che una delle principali doti di Panetta è la sua costante disponibilità al confronto dialettico. Sarebbe incapace, per esempio in una riunione, di ascoltare una tesi che giudichi infondata o comunque non condivisibile senza controbattere facendo ricorso non solo alle indubbie doti dialettiche, ma innanzitutto alle professionalità, capacità ed esperienza non comuni. Sono queste doti che sono alla base di un eccezionale cursus honorum.
Ha lavorato a Palazzo Koch mentre si sono succeduti quattro governatori e ha preso parte come accompagnatore inizialmente del governatore Fazio, alle sedute del consiglio direttivo della Bce, già quando, nella carriera dirigenziale, ricopriva solo il grado di direttore (il secondo di tale carriera che, verso l'alto, prevedeva altri quattro gradi). E ciò mentre gli altri governatori erano accompagnati o da vice governatori o da direttori generali. Ha sempre dimostrato di saper operare una equilibrata sintesi tra teoria e azione. È probabile che vedremo, sin dai primissimi tempi dell'esercizio della carica, segni distintivi (pur ovviamente nella ultracentenaria tradizione Bankitalia). La prima decisione riguarderà la nomina del vice direttore generale che succederà a Piero Cipollone, chiamato al comitato esecutivo della Bce. La nomina è deliberata dal Consiglio superiore su proposta del governatore, ed è soggetta all'approvazione del capo dello Stato previa delibera del Consiglio dei ministri.
Non penso affatto che Panetta aspiri ad avere, proprio per quel che testé si è detto, aprioristici plauditores sulle decisioni che assumerà, anche se la sua carriera milita per ottime aspettative. Proprio per la sua apertura al dibattito, si può essere certi che non vi saranno preferenze nei rapporti con la stampa o, addirittura, esclusioni dal censire articoli o saggi.
Inizia comunque un nuovo sessennio che presenterà, per tutti coloro che seguono il sistema europeo delle banche centrali, per le parti sociali e politiche, un nuovo impegno, a cominciare dal contesto europeo e internazionale odierno di cui Visco ha sottolineato gli aspetti tragici, di fronte ai quali le banche centrali non sono e non possono essere di certo indifferenti. (riproduzione riservata)