L’addio tra Carlos Tavares e Stellantis è solo l’ultimo atto, forse il più scenografico e dirompente dell’intero 2024, di un dramma al cui copione hanno messo mano diversi autori: la crisi profonda in cui è piombata l’auto quest’anno. A scriverne la trama sono in tanti: i più grandi costruttori al mondo e i loro manager, ma anche governanti e decisori. Europa, Usa e Cina oscillano tra le onde di una transizione all’elettrico dalle prospettive (e dalle regole) incerte e intanto danno sempre più forma giorno dopo giorno a uno spettro, quello delle crescenti barriere commerciali. Fattori che stanno mettendo alle corde l’intero settore.
Lunedì 2 dicembre Stellantis ha reagito al trauma del divorzio dal suo ad con un tonfo in borsa (-6,3%), ma dopo tre giorni il titolo aveva già cancellato Tavares, tornando allo stesso valore precedente alle dimissioni, attorno a 12,5 euro. Nell’ultima seduta della settimana ha consolidato il rimbalzo toccando i 13 euro: una reazione simbolo di una rapida ripresa dallo shock e della resilienza della società e del suo titolo in borsa, ma anche una quota che vale ancora quasi il 40% in meno rispetto a inizio anno. Perché i problemi lasciati (alcuni creati) da Tavares sono ancora tutti da risolvere.
Ma Stellantis non è l’unico produttore d’auto in difficoltà e forse c’è chi, tra chiusure e tagli annunciati in Europa, ha problemi ancora più grandi. E allora, mentre la tempesta perfetta si abbatte sul settore, è davvero il momento di scendere dall’auto e uscire dal comparto? Oppure, anche in questo contesto di crisi epocale possono nascondersi opportunità per chi investe?
Nel recente outlook di Citi sul settore europeo dell’auto l’analista Harald Hendrikse è subito chiaro: nel 2025 le difficoltà proseguiranno. «Gli utili per azione (eps) nel 2025 probabilmente rimarranno deboli, soprattutto nella prima metà dell’anno», scrive l’esperto. Le principali preoccupazioni a livello macro sono «le tariffe Usa, quelle da e verso la Cina e le regolamentazioni Ue sulle emissioni di Co2», ma «il picco delle paure su questi temi» potrebbe essere «vicino» e «gli effetti sugli utili nel 2025» potrebbero essere «meno gravi di quanto temuto».
Citi è anche convinta «che l’Ue modificherà le multe legate alle emissioni nel 2025», ma si concentra sulle ristrutturazioni, con Volkswagen che apre la strada. «Dopo anni di declino industriale in Germania, con 3 milioni di auto vendute in meno e 5 milioni prodotte in meno in Europa, la decisione» del colosso tedesco «di ridurre la capacità produttiva in Europa e in Germania è puntuale e necessaria». E quindi che fare secondo Citi? «Il sentiment rimane molto negativo», ma «confermiamo Renault e Porsche come principali titoli di costruttori Ue da acquistare per il 2025, con Volkswagen potenziale beneficiaria della ristrutturazione».
Ubs il 3 dicembre ha pubblicato le prospettive 2025 sull’auto europea titolando il report «Un altro anno perso per il settore?». Gli esperti della banca svizzera parlano di un «momentum negativo degli utili» che «dominerà anche nel 2025» di fronte alla «tempesta quasi perfetta» che affronta il comparto tra «pressione sui prezzi, perdita di quote di mercato in Cina, normative più rigide sulle emissioni, rischi tariffari e una domanda ancora debole».
Ubs sottolinea che «le valutazioni del settore sono inferiori di circa il 30% rispetto alla media storica» e, secondo questi analisti, è «prematuro dire che i rischi siano già tutti scontati nei prezzi». Le stime di Ubs per il 2025 sono «inferiori di circa il 10-15% rispetto al consenso a livello di ebit» e non tengono conto di scenari peggiorativi come «un’escalation tariffaria o un brusco calo degli utili in Cina».
Quindi per gli esperti della banca svizzera «fino a quando non sarà visibile la fine del ciclo di revisioni al ribasso, eventuali rialzi dal livello attuale», con il settore auto è che il peggiore per performance da inizio anno, «potrebbero essere di breve durata». Cosa raccomanda Ubs? Bmw, migliorata a buy, è «la scelta più interessante grazie al miglioramento del free cash flow e un potenziale ritorno di cassa fino al 15%». Sempre tra le tedesche «Mercedes resta un titolo interessante per i ritorni di cassa, ma l’impatto diluitivo del ciclo di prodotti fortemente orientato ai veicoli elettrici potrebbe essere sottovalutato», mentre su Volkswagen «confermiamo il sell, considerandola un caso di ristrutturazione complesso».
E Stellantis? «Potrebbe essere il titolo con il più alto potenziale di rendimento nella nostra copertura del settore auto europeo, nonostante i rischi», scrive la banca. Ubs prevede «che il margine operativo di Stellantis si stabilizzi intorno al 7% nel medio termine, con variazioni positive nel flusso di cassa (8 miliardi previsti nel 2025)». La società «continua a distinguersi per la sua flessibilità nel mix, il basso investimento dedicato ai veicoli elettrici e una minore esposizione rispetto ad altri costruttori ai principali fattori di rischio, fatta eccezione per i potenziali dazi Usa sulle importazioni da Messico e Canada».
Secondo Barclays, invece, sull’auto europea bisogna «Reimpostare le aspettative», come titola il suo report sulle prospettive 2025. «Gli investitori stanno valutando quale potrebbe essere il livello di margini ‘normalizzati’ dopo il deterioramento degli utili del 2024», sottolineano gli analisti. «In un contesto di incertezza, il posizionamento dei fondi long-only appare ancora molto leggero», segnala la banca britannica, ma tuttavia «gli investitori più dinamici stanno iniziando a riconsiderare il potenziale di rialzo degli utili, intravedendo opportunità di recupero».
Quali le prospettive per i singoli titoli? «Continuiamo a preferire titoli di costruttori con resilienza e visibilità sugli utili come Ferrari e Porsche, ma anche produttori con potenziale di miglioramento come Renault, Volkswagen e Aston Martin». Barclays è invece più cauta su quelle società per le quali «la transizione verso una ‘nuova normalità’ è meno chiara, come Bmw, Stellantis e Mercedes». E «pur apprezzando la resilienza del free cash flow e del total shareholder return» di questi tre colossi, «riteniamo che al mercato serva più tempo per tornare a impegnarsi con convinzione». In particolare «nel caso di Stellantis, considerando la successione del ceo», che arriverà entro metà 2025 ma del quale ancora non si conosce l’identità. (riproduzione riservata)