I mercati azionari europei hanno registrato nuovi massimi durante l’estate, ma hanno iniziato il mese di settembre in calo. Emmanuel Cau, strategist di Barclays, mantiene un approccio basato sugli acquisti sui ribassi (buy the dip), attuando, però, una rotazione settoriale.
Dopo il Simposio di Jackson Hole, la ripartenza del ciclo di taglio dei tassi di interesse da parte della Fed è vicina, se non imminente. Certo, dati sulla crescita e sull’inflazione «caldi» potrebbero sollevare qualche dubbio su tempi e ritmo, ma l’esperto di Barclays ritiene che il trend sia verso ulteriori allentamenti. Non solo. La crescita globale è migliore del previsto, poiché l’incertezza sui dazi statunitensi ha raggiunto il picco e l’impatto appare contenuto.
Nel frattempo, gli indicatori Pmi stanno migliorando e le revisioni degli utili per azione (eps) mostrano un rimbalzo sincronizzato tra le varie aree dopo essere state negative nella prima metà dell’anno (le stime del consenso per l’esercizio 2025 sono scese dal 9% allo 0%, principalmente per l’impatto dell’euro forte). «Le stime attuali appaiono più coerenti con i dati macro in arrivo e sono ora in linea con le nostre previsioni per il 2025, mentre ci aspettiamo una ripresa della crescita degli eps all’8% nel 2026 e al 10% nel 2027», puntualizza Cau.
Il miglioramento dei multipli prezzo/utile (p/e) ha svolto gran parte del lavoro con i ratio tornati a livelli sopra la media. Ma non sono affatto elevati in Europa, dove restano vicino a uno sconto record rispetto agli Stati Uniti, mentre metà dei piani di buyback annunciati per il 2025 devono ancora essere eseguiti. Senza dimenticare i fattori strutturali legati al tema dell’intelligenza artificiale che continuano a sostenere lo slancio degli utili delle big tech.
Questo non significa che il quadro globale sia privo di rischi. L’indipendenza della Fed e le preoccupazioni fiscali nei mercati sviluppati potrebbero mantenere il mercato obbligazionario sotto pressione; il rischio politico è tornato sul radar in Europa con la Francia (l’8 settembre il voto di fiducia al governo); il boom dell’AI in Cina è una minaccia per il dominio delle big tech statunitensi; i multipli prezzo/utile elevati e la bassa volatilità tra asset diversi riducono il «cuscinetto» in caso di notizie negative; settembre è tradizionalmente un mese negativo per le azioni, richiedendo coperture tattiche.
Tuttavia, finché rimane lo scenario di crescita e politica «Goldilocks», Cau raccomanda agli investitori di continuare a comprare sui ribassi, puntando a nuovi massimi per gli indici europei entro fine anno. In particolare, «la leadership Usa può continuare grazie al momentum degli utili più forte e ai tagli dei tassi da parte della Fed, mentre l’incertezza politica mantiene il sentiment dimesso in Europa. Pertanto, manteniamo una visione neutrale sull’Europa rispetto agli Usa, con un sovrappeso (overweight) sull’indice Ftse100 rispetto al Ftse250 nel Regno Unito e sempre un sovrappeso sui mercati emergenti e sulla Cina nonostante il recente forte rialzo: il peggio potrebbe essere passato, ma uno stimolo su larga scala da parte di Pechino resta difficile».
A livello settoriale, lo strategist di Barclays vede spazio per una rotazione verso i titoli ciclici e quelli più orientati all’export, in ritardo, come lusso e chimica, e ha aumentato l’esposizione ai cicli brevi tramite il settore dei beni strumentali (capital goods), da sovrappesare. «Riduciamo l’esposizione domestica all’Europa tramite le utilities, da sottopesare (underweight) in portafoglio dopo la corsa dall’inizio dell’anno e data la sensibilità elevata del settore ai tassi di interesse. Sebbene le banche scambino al top, rimaniamo sovrappesati, e manteniamo un rating overweight anche sulle telco», conclude Cau, «il nostro settore difensivo preferito, ma consigliamo un’esposizione più bilanciata tra le società domestiche e quelle più legate all’export». (riproduzione riservata)