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Azioni, bond, ma anche oro (nuovo record storico a 2.487 dollari): come posizionarsi nella seconda metà dell’anno
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Azioni, bond, ma anche oro (nuovo record storico a 2.487 dollari): come posizionarsi nella seconda metà dell’anno

17 luglio 2024, 09:35 Ultimo aggiornamento: 12:12

Per la seconda metà del 2024 il contesto economico rimane favorevole per le azioni e in miglioramento per le obbligazioni. Ecco quale è la miglior diversificazione possibile tra le asset class secondo Nadège Dufossé, Global Head of Multi-Asset di Candriam. C’è un livello dell’oro che consente di rientrare sulla forza

Per la seconda metà del 2024 il contesto economico rimane favorevole per le azioni e in miglioramento per le obbligazioni. Nadège Dufossé, Global Head of Multi-Asset di Candriam, prevede un rallentamento dell'attività negli Stati Uniti, in linea con uno scenario di soft landing (attività in decelerazione al di sotto del 2% annualizzato a partire dalla seconda metà del 2024), una ripresa economica molto graduale in Europa e una crescita ancora robusta in Asia. Si prevede che la crescita economica globale sarà pari a circa il 3,5% annualizzato. Allo stesso tempo, la disinflazione dovrebbe continuare, con l'Ipc core intorno al 3% alla fine dell'anno negli Stati Uniti. «Questo contesto risulta complessivamente positivo per azioni e obbligazioni», sottolinea Dufossé. Mentre le aspettative degli investitori sulla crescita degli utili nei prossimi 12 mesi sembrano credibili per gli Stati Uniti (circa il 10%), l'Europa (5%) e il Giappone (6%), rimane maggior incertezza per i paesi emergenti: la crescita degli utili per azione è attualmente prevista al 16%, dopo le revisioni al ribasso nel 2022 e nel 2023.


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Le valutazioni? Solo gli Stati Uniti hanno un p/e superiore alla loro media a lungo termine

Dopo la forte performance dell’azionario nella prima metà dell'anno, le valutazioni rimangono nel complesso ragionevoli: il multiplo prezzo/utile per i prossimi 12 mesi è inferiore a 14 in Europa, intorno a 12 nei paesi emergenti e pari a circa 15,5 in Giappone, in linea con le medie storiche degli ultimi 20 anni. Solo gli Stati Uniti hanno un p/e superiore alla loro media a lungo termine, ovvero superiore a 20: un livello elevato legato al peso crescente del settore tecnologico e delle megacap. «Le valutazioni azionarie dovrebbero anche beneficiare dell’avvio del ciclo di tagli dei tassi da parte della banca centrale. Storicamente, il primo taglio dei tassi da parte della Fed è seguito nell'80% dei casi da una performance positiva dei mercati statunitensi», osserva Dufossé. «Inoltre, l’avvio del ciclo di tagli dei tassi da parte delle principali banche centrali dovrebbe reindirizzare le allocazioni degli investitori verso asset a più lungo termine».

In Usa ancora high tech, in Europa più mid-small cap

Nel mercato statunitense, l’esperto rimane positivo sul settore tecnologico, che dovrebbe continuare a beneficiare di una forte crescita degli utili e del flusso di cassa. Dopo quattro trimestri dominati dai magnifici 7 (aumento di oltre il 40% degli utili, in gran parte guidato da Nvidia), si prevede che le altre 493 società dell’S&P500 registreranno una crescita positiva degli utili e colmeranno il divario con le Megacaps. «In Europa stiamo aumentando la nostra esposizione alle società a piccola e media capitalizzazione per beneficiare della graduale ripresa delle attività. Queste società, in Europa, hanno sottoperformato le società a maggior capitalizzazione del 25% dal 2022 e di quasi il 5% dall'inizio dell'anno. La performance delle small e mid cap è fortemente legata all’andamento dei principali indicatori economici come i Pmi e dovrebbe essere supportata da un miglioramento dei fattori macroeconomici nei prossimi mesi, nonché dai primi tagli dei tassi da parte della Banca Centrale Europea», precisa Dufossé, ricordando che negli ultimi 40 anni, le società a piccola e media capitalizzazione hanno registrato una sovraperformance dell'8% nei 12 mesi successivi al primo taglio dei tassi.

La miglior diversificazione possibile tra le asset class

Dufossé si aspetta che l’inflazione scenda al di sotto del livello del 3% negli Stati Uniti entro il 2025. «La nostra allocazione è completata dall'esposizione all'oro, che ha registrato performance superiori alle nostre aspettative dall'inizio dell'anno, grazie alla forte domanda da parte di alcune banche centrali, in particolare la Cina. Riteniamo che nei prossimi mesi il contesto macroeconomico dovrebbe diventare nuovamente più favorevole con il possibile calo dei tassi di interesse reali statunitensi, mentre la domanda da parte delle banche centrali dovrebbe rimanere forte nel medio termine», spiega l’esperto.

Bond, graduale aumento della duration

Oltre ad un'esposizione lunga alle azioni, «stiamo aggiungendo un'esposizione con una duration progressivamente più lunga alle obbligazioni. Le nostre previsioni economiche mostrano che, con un soft landing negli Stati Uniti e una crescita economica relativamente debole in Europa, è probabile un allentamento dei tassi a lungo termine. In questo modo è possibile beneficiare sia di un carry interessante che di un effetto cuscinetto in caso di ribasso delle azioni», consiglia Dufossé. Su queste basi, «saremo più selettivi sia sui titoli di Stato che sul credito. Dopo il forte restringimento degli spread nella prima metà dell'anno, il profilo rischio/rendimento di alcune obbligazioni ci sembra meno interessante. Agli attuali livelli di spread, le obbligazioni high yield statunitensi presuppongono implicitamente un tasso di default prossimo allo 0.

I rischi per la seconda metà dell’anno

Negli Stati Uniti le elezioni presidenziali rappresenteranno una tappa fondamentale anche per i mercati finanziari. Storicamente, i mercati azionari si muovono lateralmente nei tre mesi precedenti le elezioni presidenziali, con una maggiore volatilità. «Uno degli esiti più sfavorevoli delle elezioni sarebbe la completa implementazione del programma inflazionistico e negativo per la crescita di Donald Trump. In questo scenario, con il rischio di stagflazione, l'esposizione al dollaro statunitense e ad alcune materie prime come l'oro potrebbe limitare il rischio di ribasso del portafoglio. Nell’eventualità di un risultato più sfumato e ragionevole, i mercati finanziari dovrebbero ritornare ai fondamentali, che riteniamo piuttosto positivi per azioni e obbligazioni», conclude Dufossé.

L’oro a un nuovo record storico a 2.487 dollari

L’oro, oggi 17 luglio, ha aggiornato il record assoluto a 2.487 dollari l’oncia, spinto dall'aspettativa che la Fed taglierà i tassi a settembre. Infatti, secondo il Cme Fedwatch, i trader valutano con una probabilità superiore al 90% un taglio di 25 punti base a settembre e addirittura con una piccola probabilità si spingono a stimare un taglio di 50 punti base. Nessun economista stima che la Fed resti ferma. I dati deboli sulle vendite al dettaglio pubblicati martedì (invariati mese su mese) hanno rafforzato l’idea che l’economia statunitense si stia raffreddando. Il presidente della Fed, Jerome Powell, ha dichiarato questa settimana nel corso di un evento che la banca centrale è sempre più fiduciosa che l’inflazione si stia ulteriormente allentando. Il guadagno da inizio anno dell'oro sfiora il +20%.

Websim Corporate, divisione digitale di Intermonte, suggerisce di sfruttare gli strappi nell'area dei top assoluti verso 2.450 dollari per prendere profitto. «Solo una convincente rottura di area 2.500 dollari consentirà di rientrare sulla forza. In direzione opposta, rientrare sulla debolezza intorno a 2.300 dollari», indica.


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