Erano le scuderie della borghesia milanese, a due passi dall’ippodromo di San Siro. A volerle era stato il banchiere Giuseppe de Montel, prima della seconda guerra mondiale, per creare in Italia una struttura liberty sullo stile di Chantilly in Francia e di Newmarket in Inghilterra. Poi la guerra e l’abbandono negli anni, con l’area passata anche tra le proprietà del gruppo Ligresti, per poi tornate al comune di Milano. Ora, dopo anni di degrado, la rinascita, con le Scuderie de Montel che diventeranno le Terme di Milano, unico complesso con acqua termale certificata della città, secondo un percorso avviato nel 2011 che porterà all’acquisizione dell’intera infrastruttura al termine dei lavori di ristrutturazione già in corso.
A rilevarle sarà il gruppo Azimut, in particolare tramite il Fondo infrastrutture per la crescita Esg, gestito da Azimut Libera Impresa Sgr, pronto a investire oltre 50 milioni nel progetto che prevede la realizzazione di una infrastruttura termale ma anche di un grande parco esterno, a due passi dallo stadio della città. Mentre a gestirle, con un contratto pluriennale, sarà Terme Italia, che tra le altre gestisce anche le Terme di Saturnia. Il progetto per la riqualifica delle Scuderie era stato dichiarato vincitore a maggio 2019 del primo bando internazionale «Reinventig Cities» proposto dalla rete du metropoli denominate C40 «Cities Climate Leadeship Group» che collega oltre 90 delle città più grandi del mondo per individuare e porre in essere nuove iniziative volte a contrastare il cambiamento climatico.
«Un’iniziativa che è perfettamente allineata agli obiettivi del fondo Infrastrutture per la crescita la cui attività di investimento è focalizzata nelle infrastrutture capaci di generare una crescita positiva sull’economia, rispettando standard di sostenibilità sociale, ambientale e di governance», dice Andrea Cornetti, amministratore delegato Real Estate e Infrastrutture di Azimut Libera Impresa. Le terme di Milano, la cui inaugurazione è prevista a dicembre 2024, saranno a zero emissioni di carbonio e alta efficienza energetica e, per quanto riguarda anche la sostenibilità economica, l’obiettivo è di offrire benessere e servizi alla salute con una spesa alla portata di un pubblico allargato.
Per il Fondo Infrastrutture per le Crescita Esg le Terme di Milano sono una delle 24 operazioni già deliberate, che guardano tutte alla sostenibilità. Lo strumento, che ha raccolto finora circa 700 milioni da parte di fondi pensione, casse previdenziali, assicurazioni e fondazioni, ha realizzato investimenti in infrastrutture in settori come l’education e la formazione accademica, ma anche ospedali, centri diagnostici, hub di innovazione e acceleratore di imprese, come pure due impianti di biometano e compost e porgetti di vertical farm. «Tra gli ultimi progetti avviati c’è Project Unitirreno, in cui il fondo è azionista di maggioranza della società che sta realizzando un nuovo sistema di fibre ottiche sottomarine nel Mar Tirreno di circa 900 chilometri che collegherà Mazara del Vallo a Genova, con due punti di snodo in prossimità di Roma Fiumicino e di Olbia in Sardegna», dice Cornetti, spiegando che si tratta di «un progetto realizzato con Unidata che sarà operativo a metà del 2025». Una nuova infrastruttura, tutta italiana, che vale investimenti per 80 milioni, che servirà a collegare la Sicilia alla Liguria, alternativa alle reti oggi operative che approdano a Marsiglia e costruita in un momento in cui il mercato internazionale delle fibre ottiche sottomarine è in forte espansione e c’è bisogno di banda larga, sia a livello nazionale sia internazionale, per il 5G, la telemedicina o il metaverso.
Poi c’è FibreConnect. Il fondo di Azimut è azionista al 25%, insieme a Macquarie Capital che ha il restante 75% della holding che a sua volta ha in pancia circa il 95% di FibreConnect, società che entro fine anno collegherà con fibra ottica circa 40 mila utenti potenziali di piccole imprese e artigiani presenti nelle aree industriali e artigianali del Paese ad oggi sprovviste di connettività veloce. «A regime gli utenti saranno 200 mila e l’obiettivo è di portare servizi e infrastrutture che possano accompagnare le aziende verso la crescita», continua Cornetti. IL fondo è anche azionista di maggioranza di Fastway, che guarda invece alle colonnine di ricarica elettrica. La società è già uscita dalla fase di start up e punta a diventare il primo operatore indipendente in particolare nella realizzazione e gestione di infrastrutture di ricarica ad alta potenza per veicoli elettrici, con un piano di installazione di circa 6.500 colonnine in tutto il Paese, con oltre 15 mila punti di ricarica in 10 anni per un investimento di oltre 300 milioni complessivi e le prime 30 colonnine sono già state installate nel Nord Italia.
Le occasioni d’investimento, insomma, non mancano con il fondo Infrastrutture per la crescita partito a gennaio 2021 che ha raggiunto il primato in Italia per numero di transazioni effettuate tra i fondi operanti nel medesimo settore, il più grande alternativo italiano esg (che rispetta l'articolo 8 della normativa europea SFDR sulla sostenibilità) gestito da una sgr indipendente non partecipata da azionisti di matrice pubblica. L’obiettivo di raggiungere un rendimento netto superiore al 7%, con le prime distribuzioni dal 2026, continua poi a destare l’interesse degli investitori. «Il fondo ha aperto a nuove adesioni fino a marzo prossimo e la previsione è di arrivare a 750-800 milioni che considerando l’effetto leva, significa investimenti complessivi per oltre 1 miliardo da mettere a disposizione di infrastrutture sostenibile per il Paese», conclude Cornetti. (riproduzione riservata)