Avio scatta ancora in borsa grazie al nuovo contratto da 40 milioni con l’Agenzia Spaziale Europea (Esa), firmato per sviluppare dei razzi con la parte superiore riutilizzabile. La notizia ha dato nuova linfa alle azioni dell’azienda guidata dal ceo Giulio Ranzo, che il 29 settembre hanno chiuso la seduta a 52,4 euro, in rialzo dell’8,8%.
Continua così il lungo rally del titolo che nell’ultimo anno, dopo la svolta nella difesa, ha guadagnato il 317%. E ora Avio va verso un aumento di capitale fino a 400 milioni per costruire un impianto negli Stati Uniti e rafforzare la produzione dei motori per i missili.
Il nuovo contratto, valido per 2 anni, riguarda però lo spazio. Il programma, si legge in una nota, «mira a definire i requisiti, il design di sistema e le tecnologie abilitanti necessarie per sviluppare un dimostratore in grado di ritornare in sicurezza sulla Terra e di essere riutilizzato per missioni future».
Per l’Esa, e in generale per l’industria aerospaziale europea, si tratta di un primo passo per ridurre la distanza con SpaceX di Elon Musk, il cui successo è legato proprio alla capacità di servirsi dei razzi per più di un lancio. In questo modo gli americani risparmiano sui costi e fanno salire i margini, inoltre riescono ad andare in orbita con cadenze più regolari perché ogni volta non devono costruire un nuovo razzo.
Senza contare che il maggior numero di commesse gonfia i ricavi delle società aerospaziali statunitensi, mantenendole in vantaggio sui competitor europei. Ecco perché l’Esa ha deciso di collaborare con Avio per «fornire soluzioni ad alte prestazioni, che consentano una maggiore frequenza di lanci e costi più competitivi per i nostri clienti», commenta Ranzo. «Siamo orgogliosi di contribuire, facendo leva sulle nostre solide capacità tecnologiche e sulla nostra lunga tradizione industriale».
Per sfidare Musk l’Esa si è rivolta alla società che produce Vega C, l’unico razzo spaziale del Vecchio Continente insieme a quello francese Ariane, i cui motori (in parte) sono costruiti sempre da Avio. Con l’azienda romana (Leonardo è il primo azionista con il 28,75%) l’Esa vuole sviluppare «lanciatori riutilizzabili con frequenza per supportare un ecosistema industriale intorno alla Terra».
L’Agenzia Spaziale Europea crede che nei prossimi decenni nasceranno degli hub di trasporto in orbita attorno al pianeta, «che forniranno servizi logistici molto simili agli aeroporti o alle stazioni ferroviarie». I voli nello spazio, quindi, dovranno essere più frequenti e «trarrebbero vantaggio da razzi completamente riutilizzabili».
Da qui la firma dell’accordo con Avio, che per adesso riguarda solo lo stadio superiore e non l’intero lanciatore, mentre quelli di Musk sono completamente riutilizzabili. In futuro anche l’Esa punta a questo traguardo, che consentirebbe «maggiore flessibilità, efficienza in termini di costi e competitività».
E per riuscirci partirà dagli studi sulla parte superiore, lavoro che poi servirà a ridurre i rischi «sugli stadi inferiori riutilizzabili», spiega Giorgio Tumino, chief technical advisor per il Trasporto Spaziale dell’Esa. «Questo approccio - prosegue - supporta diversi possibili scenari, comprese le evoluzioni della famiglia Vega e altri nuovi sistemi di lancio completamente riutilizzabili in Europa».
La collaborazione con Avio, insomma, «getta le basi per preparare il futuro a lungo termine dell’Europa nello spazio», aggiunge Toni Tolker-Nielsen, direttore del Trasporto Spaziale dell’Esa. «Lo stadio superiore, anche detto stadio orbitale, è l’ultima parte di un razzo che porta il carico utile in orbita: finora questi elementi non sono mai stati riutilizzati».
L’Europa ha già dimostrato «di poter portare nello spazio e far rientrare in sicurezza tutti i componenti hardware. Ma integrare queste capacità in uno stadio superiore riutilizzabile completo, che possa anche lanciare carichi utili, potrebbe rappresentare una svolta decisiva», soprattutto in ottica geopolitica. (riproduzione riservata)