Il referendum per l’abrogazione dell'Autonomia differenziata, targata Lega, è stato decretato inammissibile dalla Corte Costituzionale. Non si voterà quindi la prossima primavera per annullare la riforma Calderoli. La Consulta ha rilevato che «l'oggetto e la finalità del quesito non risultano chiari» il che «pregiudica la possibilità di una scelta consapevole da parte dell’elettore».
Il referendum, si legge ancora nella nota, «verrebbe ad avere una portata che ne altera la funzione, risolvendosi in una scelta sull’autonomia differenziata, come tale, e in definitiva sull’art. 116, terzo comma, della Costituzione, il che non può essere oggetto di referendum abrogativo, ma solo eventualmente di una revisione costituzionale».
La decisione della Corte Costituzionale, che ribalta quella della Consulta (che aveva dato il via libera al quesito), arriva nell’ultimo giorno possibile per legge: le decisioni sull'ammissibilità dei referendum devono arrivare non oltre il 20 gennaio.
I giudici costituzionali si sono ridotti all’ultimo perché hanno provato ad attendere l’elezione del Parlamento dei quattro colleghi mancanti ma l’ennesima seduta per l'elezione giovedì 16 gennaio ha prodotto per la 14esima volta una valanga di schede bianche. Dunque hanno deciso in versione ridotta con soli 11 membri contro i 15 previsti.
Nessun accordo ancora tra i partiti per i 4 membri mancanti e non è detto neanche che la quadra ci sarà per il 23, giorno in cui i presidenti delle Camere hanno riconvocato il Parlamento in seduta comune.
La Consulta ha invece decretato ammissibili «perché le rispettive richieste non rientrano in alcuna delle ipotesi per le quali l’ordinamento costituzionale esclude il ricorso all’istituto referendario», gli altri cinque referendum sotto osservazione: cittadinanza, jobs act, indennità di licenziamento nelle piccole imprese, contratti di lavoro a termine, responsabilità solidale del committente negli appalti. (riproduzione riservata)