General Motors chiude il terzo trimestre sopra le attese e rivede al rialzo le previsioni di utile per l’intero esercizio, grazie a prospettive più favorevoli sui dazi e alla solida domanda per i modelli a maggiore marginalità come pickup e Suv. L’ottima trimestrale fatto balzare il titolo del colosso Usa dell’auto di oltre il 10% nelle contrattazioni pre-market a Wall Street, trainando anche Ford (+3%) e le azioni di Stellantis a Piazza Affari (+2%).
Il gruppo di Detroit prevede ora un utile operativo rettificato compreso tra 12 e 13 miliardi di dollari, in rialzo rispetto alla precedente forchetta di 10-12,5 miliardi. Gm ha inoltre ridotto la stima sull’impatto dei dazi, ora previsto tra 3,5 e 4,5 miliardi (contro i 4-5 miliardi precedenti), in scia all’ordine esecutivo firmato dal presidente Trump che introduce nuovi crediti a favore della produzione automobilistica nazionale.
«L’aggiornamento tariffario renderà i veicoli prodotti negli Stati Uniti più competitivi nei prossimi cinque anni», ha commentato l’amministratore delegato Mary Barra in una lettera agli azionisti, ringraziando l’amministrazione americana per le misure introdotte.
Nel trimestre chiuso a settembre l’utile per azione rettificato è stato di 2,80 dollari, ben oltre i 2,31 dollari attesi dal consensus. Il fatturato si è attestato a 48,6 miliardi, in lieve calo rispetto all’anno precedente, ma sostenuto da una crescita del 6% delle vendite negli Stati Uniti, dove i consumatori hanno continuato a preferire veicoli di fascia alta. Gm ha però contabilizzato un onere straordinario da 1,6 miliardi di dollari legato alla revisione della strategia sui veicoli elettrici, dopo la decisione della Casa Bianca di eliminare il credito d’imposta da 7.500 dollari sui modelli a batteria e di allentare le normative sulle emissioni.
Barra ha riconosciuto che la transizione all’elettrico richiederà tempi più lunghi del previsto: «È ormai chiaro che l’adozione dei veicoli elettrici nel breve termine sarà inferiore alle attese», ha spiegato. «Agendo rapidamente per ridurre la capacità produttiva in eccesso, puntiamo a limitare le perdite nel segmento Ev dal 2026 in avanti».
Il sollievo tariffario deciso da Washington – che prevede un credito pari al 3,75% del prezzo di listino per i veicoli assemblati negli Stati Uniti fino al 2030 – dovrebbe mitigare circa il 35% dell’impatto complessivo dei dazi sul settore. Gm ha già annunciato investimenti per 4 miliardi di dollari in tre stabilimenti negli Stati Uniti (Michigan, Kansas e Tennessee) per aumentare la produzione locale e compensare le importazioni da Messico e Corea del Sud, che rappresentano circa la metà dei volumi venduti nel Paese.
Nel frattempo gli analisti restano in attesa di nuovi sviluppi sui negoziati commerciali con Canada, Messico e Corea del Sud, considerati cruciali per l’intero comparto automotive americano.
Sebbene Barra non citi più l’obiettivo – annunciato nel 2021 – di produrre solo veicoli elettrici entro il 2035, Gm continua a considerare l’elettrico la propria «stella polare». Nel terzo trimestre le vendite di Ev sono cresciute, spinte dal rush finale dei clienti prima della fine degli incentivi, ma rappresentano ancora meno del 10% del totale.
L’azienda ha temporaneamente sospeso il programma che avrebbe consentito ai concessionari di trasferire ai clienti il beneficio fiscale sugli Ev in leasing, dopo le critiche arrivate da alcuni senatori repubblicani. Una misura simile è stata abbandonata anche da Ford, mentre altri costruttori – tra cui Hyundai e Stellantis – stanno introducendo incentivi diretti per ridurre i prezzi al consumo. (riproduzione riservata)