Il caro carburanti causato dalla guerra in Iran e dal blocco dello stretto di Hormuz spinge le vendite di auto elettriche in Europa, che a marzo segnano un nuovo record e trainano la prima crescita globale del 2026. È quanto emerge dai dati della società di consulenza Benchmark Mineral Intelligence riportati da Reuters, secondo cui l’impennata dei prezzi della benzina sta orientando i consumatori verso veicoli elettrici e ibridi plug-in.
Il conflitto in Medio Oriente sta causando l’interruzione di una rotta strategica per circa il 20% delle forniture globali di petrolio. Per contenere l’impatto sui consumatori, diversi governi hanno introdotto tetti ai prezzi dei carburanti, pur senza riuscire a frenare del tutto i rincari.
In questo scenario, a marzo le immatricolazioni globali di veicoli elettrici (inclusi i plug-in hybrid) sono salite del 3% su base annua, superando 1,7 milioni di unità. Il dato più rilevante arriva però dall’Europa, dove i volumi sono balzati del 37% fino a sfiorare quota 540 mila unità: si tratta del livello mensile più alto di sempre.
«Una parte significativa di questa crescita è attribuibile all’aumento dei prezzi della benzina», ha spiegato Charles Lester, data manager di Benchmark Mineral Intelligence, sottolineando come le immatricolazioni, pur non coincidendo perfettamente con le vendite, rappresentino un indicatore affidabile del trend di mercato.
La crescita è stata particolarmente marcata nei Paesi più colpiti dal caro energia, come Australia, Nuova Zelanda, Vietnam e Thailandia, che complessivamente hanno registrato un aumento del 79% delle immatricolazioni di veicoli elettrici al di fuori dei tre principali mercati globali (Cina, Europa e Nord America).
Segnali contrastanti arrivano invece dalle altre grandi aree globali. In Cina, che è il primo mercato automobilistico mondiale, le immatricolazioni di veicoli elettrici sono scese del 14% a poco più di 850 mila unità, rallentando comunque la flessione iniziata a gennaio dopo la fine degli incentivi alla rottamazione e delle esenzioni fiscali. Secondo Lester, i consumatori cinesi si stanno orientando verso modelli più grandi, dopo una fase dominata da city car elettriche incentivate.
Più forte, anche se attesa, la debolezza del Nord America, dove le immatricolazioni sono crollate del 30% a 121.500 unità, segnando il sesto calo consecutivo su base annua. A pesare è sempre la fine dei crediti d’imposta negli Stati Uniti e le proposte dell’amministrazione Trump di allentare gli standard sulle emissioni di Co2. (riproduzione riservata)