È opinione comune che, se produci auto, più sei grande e più sei competitivo, perché al crescere della taglia e della scala aumentano in proporzione le sinergie e i risparmi di costo. Questo vale ancora di più in un’industria capital intensive come è quella dell’automotive e in un contesto, quello attuale, che obbliga le aziende ad affrontare la transizione verso l’elettrificazione e tutti gli immani costi che si porta dietro.
«Potrebbero sopravvivere, a livello globale, solo cinque grandi produttori automobilistici, data la crescente pressione competitiva in atto» legata soprattutto al passaggio all’elettrico. Questo era uno dei mantra di Carlos Tavares, ex ad di Stellantis, dimessosi a dicembre. Ora lui non c’è più, ma quella profezia, condivisa da molti, continua ad aleggiare sul destino di un settore che è uscito con gran fatica dal 2024, un anno che ha segnato la crisi dell’auto.
Se Tavares, almeno su questo, aveva ragione, il consolidamento del settore diventa un passaggio inevitabile per sopravvivere alla transizione. La pensano sicuramente così in Giappone, storica realtà del settore auto, dove il 23 dicembre Nissan, Honda e Mitsubishi hanno annunciato un memorandum d’intesa per esplorare una fusione, da realizzare con la creazione di una holding congiunta entro l’estate 2026.
L’obiettivo di Nissan, in grande difficoltà ultimamente, e Honda è creare quello che sarebbe il terzo più grande produttore automobilistico al mondo in termini di unità vendute (8 milioni l’anno), dietro a Toyota e Volkswagen, con sinergie stimate per alcuni miliardi. Una mossa necessaria per contrastare l’ascesa dei costruttori rivali, soprattutto cinesi, sui veicoli elettrici.
L’integrazione non sarà una passeggiata: Honda ha fatto capire di voler contare di più nella nuova realtà e, di fatto, l’operazione si presenta già più come un’acquisizione di Nissan da parte di Honda che una fusione tra pari. «Date le attuali prestazioni di Nissan, una potenziale fusione tra Nissan e Honda non sorprende», è il commento di Alphavalue. «Entrambe le società sono giapponesi, con culture aziendali simili» e inoltre, secondo questi analisti, «il ritardo degli automobilisti giapponesi nell’elettrificazione, abituati ai veicoli ibridi», è un altro aspetto che «rende questa fusione logica».
Nel settore automobilistico globale il consolidamento è sempre stato una tendenza ricorrente, ma è dalla fusione tra Fca e Psa, che ha dato vita a Stellantis nel 2021, che non si vede un’operazione tra veri colossi. Ora però, soprattutto di fronte alla crescita della penetrazione dei costruttori cinesi, che vantano un significativo vantaggio in termini di costi e tecnologia, diversi analisti si aspettano un’accelerazione di questa tendenza.
«È probabile che la notizia» di Honda e Nissan «riaccenda il dibattito su quali costruttori siano troppo piccoli per sopravvivere nell’industria automobilistica», segnala Bofa nel report Global Automobiles del 2 gennaio. «Non è chiaro se la dimensione conti ancora in un settore sempre più guidato da tecnologia e innovazione», aggiungono gli esperti, ricordando che «le aziende cinesi di veicoli elettrici e Tesla, ad esempio, non eccellono ancora per dimensioni», ma lo fanno invece a livello di «innovazione, guadagnando così quote di mercato».
In ogni caso però, secondo Bofa, «il dibattito sulla necessità di consolidamento rimane rilevante, soprattutto per quei costruttori che stanno perdendo quote di mercato a causa di prodotti non competitivi e di crescenti sovracapacità produttive». Questi gruppi «avranno bisogno di un partner a lungo termine per sopravvivere». E anche per Alphavalue «la crescente presenza dei costruttori cinesi dovrebbe accelerare il consolidamento globale», ma con delle differenze.
Un consolidamento significativo tra i produttori europei, soprattutto tra i grandi gruppi, spiega Alphavalue, appare «altamente improbabile a causa dei limitati benefici strategici». Sebbene siano emerse ipotesi di partnership come Mercedes-Renault o Stellantis-Renault, sono scenari che «non sembrano offrire vantaggi concreti». Per esempio, «Mercedes non avrebbe motivo di acquisire un marchio come Renault, nonostante le collaborazioni già esistenti». Considerando però «la dimensione ridotta della sua capacità produttiva e i volumi di vendita, Renault potrebbe essere tra i marchi europei più inclini a cercare una fusione».
Negli Stati Uniti, invece, sempre per Alphavalue, «vi sono possibilità di consolidamento, come una fusione tra Gm e Stellantis, ma anche qui i vantaggi strategici appaiono limitati». La speculazione su una fusione GM-Stellantis si lega «in parte alle difficoltà della prima in Cina e alla sua dipendenza dai dazi per proteggere il mercato domestico». Invece Tesla, «che sta affrontando sfide nel rinnovamento della propria gamma di veicoli e si sta concentrando su nuovi segmenti come i Robotaxi, potrebbe considerare acquisizioni mirate».
Un consolidamento tra produttori occidentali e cinesi «è plausibile, ma lo scenario più realistico è quello in cui i costruttori cinesi continuino ad acquisire asset o a investire nelle aziende occidentali». Un ruolo potenziale potrebbe essere giocato da Huawei, che «grazie alla sua solida posizione finanziaria potrebbe investire in un costruttore occidentale, fornendo al contempo piattaforme digitali avanzate». E un caso interessante è Volkswagen. «A fronte delle sue difficoltà in Cina», secondo gli esperti, «si potrebbe ipotizzare una divisione dell’azienda in due entità: una focalizzata sul mercato cinese, potenzialmente in collaborazione con un produttore locale, e un’altra concentrata sul resto del mondo».
La verità, però, è che è proprio «il mercato cinese, caratterizzato da oltre 100 produttori e un’intensa competizione», quello «destinato a un forte consolidamento: è probabile che il numero di player si riduca a cinque principali attori, con Byd in prima linea, grazie alla sua crescita sostenuta, oltre a una quota di mercato del 50% nei veicoli elettrici a batteria». (riproduzione riservata)