I banchieri centrali tedeschi vogliono limitare gli acquisti di titoli di Stato della Bce necessari per risollevare l’inflazione quando il carovita è basso e i tassi sono a zero. Nella prossima revisione della strategia Bce, che si concluderà l’anno prossimo, il presidente della Bundesbank Joachim Nagel e il membro del board Bce Isabel Schnabel vogliono così mettere un freno al Quantitative Easing (Qe), una delle misure che hanno caratterizzato l’era di Mario Draghi, proprio mentre la Commissione Ue si prepara a utilizzare il rapporto sulla competitività dell’ex presidente Bce.
Il depotenziamento del Qe andrebbe contro le analisi di Francoforte che hanno mostrato l’efficacia del programma. Semmai il Qe, contrastato a lungo dalla Bundesbank e lanciato nel 2015, poteva essere avviato prima e con più decisione per evitare i rischi di deflazione. Perciò la Bce, nell’ultima revisione della strategia a luglio 2021 ha evidenziato l’importanza di azioni «forti e persistenti» per evitare un radicamento delle pressioni deflazionistiche.
Ora i banchieri centrali tedeschi vogliono contenere le operazioni. «Nella revisione della strategia dovremo esaminare il ruolo degli acquisti di titoli durante la fase di bassa inflazione», ha detto Nagel alla Faz. In particolare il presidente della Buba spinge per una «chiara definizione» delle operazioni quando i tassi sono a zero: «Non dobbiamo utilizzare troppo questo strumento», ha detto.
Le considerazioni di Nagel seguono quelle formulate in precedenza da Schnabel (si veda MF-Milano Finanza del 29 maggio). I banchieri centrali tedeschi sono da sempre avversi ad acquisti significativi di titoli di Stato. Inoltre pesano le forti perdite in bilancio della Bundesbank (21,6 miliardi di euro nel 2023). Il rosso è stato però aggravato dalla mancata condivisione dei rischi: se la Buba avesse acquistato più titoli italiani o spagnoli (a rendimento maggiore di quelli tedeschi) le perdite sarebbero state inferiori.
In ogni caso le decisioni Bce, come più volte ripetuto da Francoforte, non dovrebbero essere legate a utili/perdite di bilancio delle banche centrali nazionali. Secondo Schnabel le perdite possono pesare su «reputazione e credibilità» della Bce. Ma è piuttosto la lontananza dal 2% di inflazione che comprometterebbe la fiducia nella banca centrale.
Per Schnabel la Bce dovrebbe avere in futuro «un approccio più paziente» sul ritorno dell’inflazione al 2% se tornerà a essere troppo bassa. Di fatto Schnabel propone un approccio asimmetrico, il contrario di quanto definito nell’ultima strategia: la banca centrale dovrebbe tornare al target in modo tempestivo quando il carovita è oltre il 2% (come negli ultimi anni), mentre dovrebbe essere «più paziente» quando è sotto il 2%. Resta comunque da vedere se l’orientamento tedesco sarà accolto dal consiglio Bce.
Un altro punto sollevato da Schnabel riguarda la scarsità di titoli di Stato sicuri (cioè quelli tedeschi) nei periodi di Qe. Il problema in questo caso è tuttavia l’assenza di un safe asset europeo. Inoltre secondo Schnabel la Bce dovrebbe ridurre i costi degli acquisti di titoli attraverso operazioni «più mirate e limitate». Il membro del board preferisce l’uso dei rifinanziamenti alle banche, come Tltro e Ltro, che possono essere chiusi con minore impatto.
Il principio è stato ribadito da Schnabel a marzo riguardo al framework operativo che avrà un impatto tecnico nei prossimi giorni. Il 18 settembre si ridurrà a 15 punti base lo spread tra il tasso «principale» Bce (oggi al 4,25%) e quello sui depositi (oggi al 3,75%) che è diventato e resterà quello decisivo per effetto dell’aumento della liquidità in eccesso. Quest’ultima si ridurrà nei prossimi anni: come osservato su MF-Milano Finanza del 14 marzo, se la Bce vorrà mantenere i tassi overnight ancorati a quello sui depositi dovrà garantire un «portafoglio strutturale» significativo di titoli. Un punto di certo non gradito in Germania.
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