Molta Cina, un impegno multimiliardario negli Stati Uniti e una scommessa: portare sul mercato una pillola che aiuti a perdere peso. Sono alcuni degli elementi chiave del 2025, e del 2026, di Astrazeneca.
La casa farmaceutica anglo-svedese, con sede nel Regno Unito, archivia l’anno passato con 58,7 miliardi di dollari di fatturato (+8%) e molti progetti globali. Ma l’Europa? Nei numeri, e nei piani dell’amministratore delegato Pascal Soriot, di fatto finisce in secondo piano.
Nel 2025 la maggioranza relativa delle vendite di Astrazeneca (44%) è arrivata dai farmaci oncologici, che hanno registrato una crescita del 17%. Seguono il comparto cardiovascolare (22% dei ricavi) e le malattie rare (16%). Il 24% del fatturato è stato reinvestito in attività di ricerca e sviluppo.
I profitti hanno invece registrato una crescita a doppia cifra, con un utile per azione core di 9,16 dollari per azione (+11%). Il gruppo ha quindi annunciato un secondo dividendo intermedio di 2,17 dollari per azione che porta il totale distribuito nel 2025 a 3,2 dollari per azione (+3%).
Nel 2026 Astrazeneca si aspetta ricavi in crescita mid-to-high single-digit (5-9%), e un aumento low double-digit (10-14%) per i profitti.
La casa farmaceutica anglo-britannica conta ora su 16 medicinali che hanno iniziato la Fase III di sperimentazione, tra cui la pillola anti-obesità elecoglipron. Con questa Astrazeneca punta a inserirsi nel ricco mercato dei trattamenti dimagranti, al momento spartito tra la danese Novo Nordisk e la statunitense Eli Lilly.
«Possiamo comunicare oggi che abbiamo iniziato la Fase III di sperimentazione», annuncia Soriot. «Abbiamo anche altri farmaci in pipeline, un intero range di trattamenti per la perdita di peso, a partire dall’amilina iniettabile (amylin)». Il cronoprogramma prevede i risultati delle prime sperimentazioni entro giugno 2026, mentre altri farmaci dovrebbero dare indicazioni nel secondo semestre.
Tuttavia, i medicinali anti-obesità non avranno tempo di contribuire in modo significativo al raggiungimento del target di 80 miliardi di fatturato entro il 2030, fissato nel 2024 da Soriot. «I prodotti GLP-1 (in sigla tecnica i trattamenti anti-obesità, ndr) avranno un impatto limitato in questo decennio perché abbiamo appena avviato la Fase III e molto dipenderà dalla velocità dei trial», conferma Ruud Dobber, executive vicepresident dell’unità BioPharmaceuticals di Astrazeneca.
In questo settore, molto redditizio e quindi ambito dai grandi gruppi farmaceutici, Astrazeneca di recente ha stretto anche un accordo di collaborazione con Cspc Pharmaceuticals in Cina per ampliare il portafoglio.
La maggioranza relativa del fatturato, oltre il 40%, nel 2025 è arrivata dagli Stati Uniti. L’Europa pesa per il 22%, la Cina - dove la casa farmaceutica ha da poco comunicato investimenti per 15 miliardi di dollari - per l’11%. Quello americano «è un mercato molto importante, il più redditizio nel mondo», conferma Soriot. «Abbiamo bisogno di produrre lì i nostri farmaci, ci serve nuova capacità produttiva e nuovi medicinali». Il gruppo ha annunciato un maxi investimento da 50 miliardi negli Usa entro il 2030.
Inoltre, a inizio febbraio 2026 Astrazeneca ha quotato le sue azioni anche alla borsa di New York (in precedenza al Nyse erano disponibili solo i certificati negoziabili American Depositary Receipts), mantenendo però la quotazione principale a Londra. Negli ultimi 12 mesi il titolo di Astrazeneca ha guadagnato oltre il 20% sul Ftse 100 e le azioni viaggiano sui massimi storici poco sopra le 14 sterline per azione. (riproduzione riservata)