La maggior parte dei listini asiatici è scesa a causa della cautela in vista della testimonianza del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, mentre gli investitori si aspettano ulteriori misure di stimolo in Cina dopo un taglio dei tassi poco convincente. Powell testimonierà alle 16 davanti alla commissione affari finanziaria della Camera Usa, offrendo potenzialmente ulteriori indicazioni sul percorso dei tassi di interesse statunitensi dopo i segnali piuttosto contrastanti emersi dalla riunione della Fed della scorsa settimana. L'inatteso aumento dell'attività immobiliare statunitense ha anche aumentato le aspettative che la Fed abbia abbastanza spazio per mantenere un atteggiamento da falco. I futures di Wall Street scambiano in leggero calo (-0,07% quello sul Dow Jones e -0,08% quello sull’S&P500).
Gli indici cinesi Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite sono scesi, rispettivamente, dell’1,12% e dello 0,47%, a causa di un taglio del tasso di riferimento sui prestiti (LPR) che non ha convinto i mercati. Martedì, infatti, la People's Bank of China ha tagliato di 10 punti base sia l'LPR a un anno che quello a cinque anni, deludendo alcuni economisti che speravano in un taglio maggiore del tasso a cinque anni, che determina i prezzi dei mutui.
Tuttavia, gli esperti si aspettano che nei prossimi mesi Pechino applichi ulteriori misure di stimolo per contribuire a sostenere una ripresa economica in rallentamento. In ogni caso i mercati cinesi hanno tratto poco sostegno da questa idea, scendendo costantemente in vista delle festività di giovedì e venerdì. L'indice Hang Seng di Hong Kong è stato il peggior performer della giornata in Asia, con un calo del 2,10%, ai minimi di due settimane, mentre i titoli tecnologici a maggior capitalizzazione sono scesi soprattutto per i timori di un aumento dei tassi di interesse statunitensi. Alibaba è calato di oltre il 3% dopo la nomina di un nuovo ceo, mentre si avvia verso lo scorporo e la quotazione delle sue divisioni più importanti.
Anche altre borse ad alto contenuto tecnologico si sono ritirate: l’indice Kospi della Corea del Sud è arretrato dello 0,60%, mentre l'indice ponderato di Taiwan ha ceduto lo 0,2%. Le preoccupazioni per la Cina si sono riversate sui mercati australiani, con l'ASX 200 in calo dello 0,3%. Il Giappone è stato tra i pochi a guadagnare, grazie al prevalere delle colombe della BoJ. L'indice giapponese Nikkei ha guadagnato lo 0,80% a 33.657 punti, mentre il più ampio Topix è salito dello 0,4%. Entrambi gli indici hanno sfiorato i livelli più alti degli ultimi 33 anni, sostenuti soprattutto dalla prospettiva che la politica monetaria rimanga accomodante nel Paese. I verbali della riunione di aprile della Banca del Giappone hanno mostrato che nove membri su dieci del consiglio di amministrazione non hanno intenzione di modificare la politica ultra-accomodante nel breve termine e anche il membro più debole ha suggerito alla banca centrale di aspettare prima di prendere in considerazione un cambiamento. Una BoJ dovish è stata tra i principali fattori alla base del rally delle azioni giapponesi quest'anno, mentre le condizioni monetarie nel resto del mondo si sono ulteriormente inasprite. Inoltre, l'economia giapponese è rimasta abbastanza resistente nonostante i crescenti venti contrari a livello globale.
A sostenere il listino giapponese uno dei pesi massimi come Softbank, il conglomerato delle attività tech. Il fondatore e ceo, Masayoshi Son, ha dichiarato che l'azienda passerà all'offensiva e cercherà di capitalizzare il boom dell'intelligenza artificiale. Parlando durante l'assemblea degli azionisti, Son ha dichiarato che la società di investimento intende passare alla "modalità offensiva" dalla "modalità difensiva" e si concentrerà principalmente sul crescente interesse per l'intelligenza artificiale. Le azioni dell'azienda sono così salite di quasi il 3%. Son ha precisato che SoftBank intende essere "in prima posizione per la rivoluzione dell'IA" e che l'azienda ha accumulato circa 5.000 miliardi di yen in contanti per portare avanti la sua offensiva.
In campo valutario, lo yen resta debole nei confronti del dollaro con il cross dollaro/yen a 141,799 (+0,26%), mentre l’euro è pressoché stabile a 1,091 sul dollaro. Quanto alle materie prime, il petrolio Wti sale dello 0,52% a 71,56 dollari al barile e il Brent dello 0,42% a 76,22 dollari al barile. (riproduzione riservata)