Andamento contrastato per le Borse asiatiche dopo la chiusura in calo di Wall Street. Il recente rally, alimentato dalla diminuzione delle preoccupazioni per una Federal Reserve più falco, sembra essersi fermato. Le azioni tecnologiche hanno registrato alcune perdite, in particolare quelle dei fornitori di Nvidia Corporation dopo che il produttore di chip ha avvertito che i suoi ricavi dalla Cina sono destinati a diminuire in modo consistente a causa delle restrizioni statunitensi sulle esportazioni di chip verso il Paese.
Nvidia ha, comunque, superato le aspettative degli analisti con i conti trimestrali sia a livello di utile per azione sia di fatturato (triplicato a 18,1 miliardi di dollari) e ha anche previsto ricavi nel trimestre che chiude a dicembre superiori alle attese del mercato, citando la crescente domanda nello sviluppo dell'Intelligenza Artificiale. Il titolo ha, però, perso circa l’1,5% nel dopo borsa a Wall Street.
Il Kospi della Corea del Sud è salito solo dello 0,06%, trascinato dalle perdite dei produttori di chip di memoria SK Hynix e Samsung Electronics. Tsmc, un importante fornitore di Nvidia, è crollato di oltre l'11% a Taiwan. In Giappone, Advantest Corp., produttore di attrezzature per il collaudo di chip e fornitore di Nvidia, ha perso quasi il 3%. Gli indici Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite hanno registrato, rispettivamente, una perdita dello 0,5% e dello 0,3%, mentre gli investitori attendono ulteriori segnali sulle misure di stimolo promesse da Pechino.
L'indice Hang Seng di Hong Kong è sceso dello 0,46% con le perdite solo in parte compensate dalla forza del gigante di internet, Baidu, il cui titolo è salito di oltre il 5% ed è stato il migliore sull'Hang Seng, dopo che il gruppo ha superato le aspettative con i conti trimestrali e ha segnalato un impatto limitato dalle restrizioni statunitensi sui chip. Anche le principali azioni immobiliari cinesi sono salite visto che i media hanno riportato la notizia che Pechino è al lavoro su un elenco di sviluppatori idonei a ricevere sostegno finanziario.
Ma la debolezza dei listini cinesi ha avuto ripercussioni sull'Australia, dove l'ASX 200 è sceso dello 0,1%, complici anche gli avvertimenti sull'inflazione del governatore della Reserve Bank, Michele Bullock, che potrebbero preludere a ulteriori rialzi dei tassi di interesse. Invece, l’indice Nikkei giapponese è stato l'unico a performare bene con un progresso dello 0,29% a 33.451 punti, verso i massimi degli ultimi 33 anni. Una serie di ottimi risultati societari, uniti alla prospettiva accomodante della Banca del Giappone, sono stati i principali driver del rally: il Nikkei ha guadagnato quasi il 30% nel 2023. Tra i migliori performer dell'indice nella seduta odierna ci sono Yakult Honsha, salita del 3,15%, Mitsui Chemicals del 3% e SG Holdings del 2,05%. Viceversa, Advantest è scivolata del 2,2% e Ibiden dell’1,7%.
Il Governo giapponese ha detto di aspettarsi una lieve ripresa dell’economia. «L'economia giapponese si sta riprendendo a un ritmo moderato, anche se di recente sembra che si stia parzialmente fermando», ha dichiarato l'Ufficio di Gabinetto del Giappone. Il rallentamento dell'economia globale e il venir meno delle prospettive di una ripresa più rapida in Cina sono stati citati come rischi chiave per la crescita del Giappone. Il Governo ha, quindi, promesso che accelererà “l'iniziativa di un nuovo capitalismo” per trasformare l'economia da un'economia di riduzione dei costi in vigore da 30 anni a un'economia orientata alla crescita, guidata da aumenti salariali sostenuti e investimenti attivi.
I futures di Wall Street sono deboli: -0,09% quello sul Dow Jones -0,18% quello sull’S&P500. Nelle precedenti sedute una serie di dati statunitensi deboli sull'inflazione e sull'occupazione avevano alimentato le scommesse che la Fed avesse finito di aumentare i tassi di interesse. Ma i verbali della riunione della banca centrale americana di fine ottobre, pubblicati martedì, hanno seminato alcuni dubbi su quest’idea, dal momento che hanno ribadito la posizione della Fed di mantenere i tassi più alti più a lungo. I verbali hanno stimolato una certa ripresa del dollaro (cross euro/dollaro a 1,089, -0,12%; cross dollaro/yen a 148,945, +0,39%) e dei rendimenti dei Treasury Usa (al 4,41% quello del 10 anni). (riproduzione riservata)