Borse asiatiche in rialzo in scia ai guadagni di Wall Street dopo che i dati sull'inflazione più contenuta negli Stati Uniti hanno alimentato le aspettative che i tassi di interesse diminuiranno nel 2025. Le azioni giapponesi sono state tra le migliori, sostenute dalle potenziale fusione tra Honda e Nissan: un accordo è molto vicino. I mercati asiatici hanno preso spunto da Wall Street, salita venerdì dopo che i dati dell'indice dei prezzi Pce, la misura preferita dalla Federal Reserve per l'inflazione, sono risultati più bassi del previsto a novembre. La lettura ha contribuito ad alleviare alcune preoccupazioni sul fatto che i tassi statunitensi scenderanno a un ritmo più lento nel 2025, specialmente dopo che la Fed ha assunto una posizione da falco durante la riunione della scorsa settimana. I futures statunitensi salgono (+0,39% quello sul Dow Jones e +0,56% quello sull’S&P500), supportati anche dall'ottimismo per l'evitato shutdown del governo americano.
Gli indici giapponesi Nikkei 225 e Topix sono cresciuti, rispettivamente, dell’1,21% 39.170 punti e dello 0,96%. Il titolo Honda è salito del 3,7%, dopo che un rapporto dell'emittente pubblica giapponese Nhk ha affermato che un accordo preliminare sarà firmato più tardi oggi, 23 dicembre, con l'obiettivo di finalizzare i termini della fusione entro giugno 2025. Anche Nissan è cresciuto dell’1,13% dopo essere balzato di circa il 20% la scorsa settimana. L’azione di Mitsubishi Motors, che potrebbe essere coinvolta nella fusione, è aumentata del 4,99%.
Nascerà il terzo produttore automobilistico per fatturato a livello mondiale in un momento in cui Honda e Nissan affrontano una forte concorrenza e un calo delle vendite, specialmente nel principale mercato automobilistico, la Cina. Oltre che alla fusione Hond-Nissan, l'attenzione nei mercati giapponesi si è concentrata anche sui principali dati sull'inflazione a novembre pubblicati venerdì. La lettura ha mostrato che l'inflazione è aumentata più del previsto lo scorso mese, mantenendo salde le aspettative di rialzi dei tassi di interesse da parte della Banca del Giappone.
Per il resto, l'indice Asx 200 dell'Australia è salito dell'1,6%, con le azioni di News Corp in crescita del 2,2% dopo che l'azienda ha annunciato che venderà l'emittente televisiva Foxtel al gruppo britannico di streaming sportivo Dazn Group, un deal da 3,4 miliardi di dollari australiani (2,1 miliardi di dollari). Più dimessi gli indici cinesi Shanghai Shenzhen CSI 300 (+0,22%) e Shanghai Composite (-0,42%), mentre l'indice Hang Seng di Hong Kong ha guadagnato lo 0,58%. Pechino ha offerto ulteriori rassicurazioni sul fatto che aumenterà la spesa fiscale nel 2025 per sostenere la crescita economica.
A detta di Goldman Sachs i listini cinesi dovrebbero affrontare un ribasso limitato il prossimo anno, poiché il mercato ha già scontato i rischi legati alle tensioni commerciali, mentre le misure di stimolo interne offrono un cuscinetto contro ulteriori cali. Sebbene i dazi pianificati da Donald Trump sulle importazioni cinesi incideranno sugli utili, «il mercato ha già applicato uno sconto alle valutazioni delle aziende vulnerabili a questi rischi», ha dichiarato Si Fu, strategist di Goldman Sachs, a Bloomberg Tv. Le partecipazioni degli investitori statunitensi in tali aziende sono diminuite, ha aggiunto. Gli operatori si aspettano misure più concrete per stimolare i consumi dopo che la crescita delle vendite al dettaglio in Cina è rallentata inaspettatamente a novembre.
«Le valutazioni azionarie sono scese dal picco di ottobre e i livelli attuali possono essere ben supportati da fondamentali potenzialmente in miglioramento per le aziende», ha previsto Si Fu. In generale Goldman Sachs ha stimato una crescita degli utili del 7% per l’indice Msci China nel 2025 e del 10% nel 2026. L’indice è aumentato di oltre il 15% quest’anno, segnando il primo guadagno annuale in quattro anni. Nello scenario improbabile di un aumento del 60% dei dazi statunitensi sui beni cinesi, si prevede un ribasso delle valutazioni del 10% rispetto al livello attuale. Naturalmente lo strategist di Goldman Sachs sta monitorando ulteriori misure di Pechino per il prossimo anno che potrebbero sostenere i consumi, inclusa l’emissione di ulteriori bond e incentivi.
Bene, infine, il Kospi della Corea del Sud con un guadagno dell'1,63% con gli investitori che hanno acquistato azioni a forte sconto dopo che i mercati locali sono stati colpiti da un'accentuata incertezza politica all'inizio del mese. Tra le materie prime, i prezzi del petrolio salgono (Wti +0,46% a 69,78 dollari al barile e Brent +0,39% a 72,84 dollari al barile) dopo il calo della scorsa settimana, mentre i trader valutavano la minaccia del presidente eletto Donald Trump di riprendere il controllo del Canale di Panama.
Trump ha affermato che il Canale — che trasporta circa il 2% dell’offerta globale di petrolio — sta applicando tariffe «esorbitanti», un’accusa respinta dal presidente di Panama. Una presa di posizione che segue le minacce di Trump di imporre dazi a Canada, Messico e Cina — così come all’Unione Europea se il blocco non acquisterà più petrolio e gas naturale statunitense — che hanno sconvolto la politica globale a un mese dal suo insediamento. «Le minacce e la retorica di Trump sulla scena internazionale sono per lo più clamore per i mercati petroliferi in questo momento», ha commentato Vandana Hari, fondatrice di Vanda Insights a Singapore. «Considerando i volumi di scambio ridotti e la mancanza di forti segnali, mi aspetto che il greggio rimanga stabile fino alla fine dell’anno». (riproduzione riservata)