Le borse asiatiche sono scese a causa delle vendite sui titoli tecnologici in scia alla delusione per l’outlook di Micron Technology. Lo yen si è stabilizzato contro il dollaro a 160,42 dopo aver toccato i minimi dalla fine del 1986 rispetto al biglietto verde a 160,87, in un contesto di ampio differenziale dei tassi di interesse tra Giappone e Stati uniti, tenendo il mercato in allerta per qualsiasi segnale di intervento da parte delle autorità giapponesi a sostegno della divisa.
Il ministro delle Finanze Suzuki ha detto che le autorità nipponiche adotteranno le misure necessarie in campo valutario, segnalando che sono pronte a intervenire per contrastare la debolezza della divisa. Proprio mentre i ministri del Commercio e dell'Industria di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud hanno promesso il 26 giugno di cooperare su questioni strategiche, tra cui l'intelligenza artificiale, la sicurezza, i controlli sulle esportazioni, l'energia pulita e le catene di fornitura dei semiconduttori. «Stiamo raddoppiando i nostri sforzi per lavorare insieme», ha detto il Segretario al Commercio degli Stati Uniti, Gina Raimondo.
L’indice Nikkei ha perso lo 0,88% a 39.316 punti, anche se a maggio le vendite al dettaglio hanno registrato un incremento del 3% su anno, ben oltre le attese di un +2%, l’Hang Seng di Hong Kong l’1,7%, il Kospi della Corea del Sud lo 0,50% e gli indici Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite della Cina, rispettivamente, lo 0,7% e lo 0,9%, complici i dati deboli sui profitti industriali nel bel mezzo della guerra commerciale con l'Occidente. Così l'indice MSCI Asia Pacific è caduto dello 0,7% per la prima volta in tre giorni. Anche l’indice Asx 200 australiano è sceso dell'1%, estendendo le forti perdite della sessione precedente, dopo che una lettura dell'inflazione più alta del previsto ha aumentato le preoccupazioni per un potenziale aumento dei tassi di interesse da parte della Reserve Bank.
I futures statunitensi perdono terreno (-0,16% quello sul Dow Jones e -0,22% quello sull’S&P500) anche per il timore che i dati Pce degli Stati Uniti di venerdì mostrino che l'inflazione rimane elevata. «Tutto dipende dalla Fed: tassi più alti per un periodo più lungo stanno mantenendo i tassi a breve termine molto alti, attirando denaro negli Stati Uniti e mantenendo forte il dollaro», ha detto Andrew Brenner, responsabile del reddito fisso di NatAlliance Securities LLC. Per il Giappone, «è un problema», ha aggiunto.
Ma a pesare è anche Micron Technology, la cui azione è crollata dell’8% all’after hours a Wall Street. Sebbene l’utile trimestrale del produttore di chip di memoria per computer abbia superato le aspettative, le sue previsioni sui ricavi del trimestre in corso hanno deluso gli investitori che speravano in qualcosa di più, specialmente dopo che il titolo ha registrato un aumento superiore al 100% dallo scorso anno. Più nel dettaglio, Micron Technology ha registrato nel terzo trimestre fiscale, conclusosi il 30 maggio, un utile non-Gaap diluito di 0,62 dollari per azione rispetto alla perdita di 1,43 dollari dell'anno precedente. Gli analisti si aspettavano un eps di 0,53 dollari. Il fatturato è risultato pari a 6,81 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 3,75 miliardi dell'anno precedente. Gli analisti si aspettavano 6,67 miliardi. L'azienda si aspetta un eps non-Gaap per il quarto trimestre fiscale di 1,08 dollari, più-meno 0,08 dollari, sopra l’attesa degli analisti a 1,04 dollari, e un fatturato di 7,60 miliardi di dollari, più-meno 200 milioni di dollari (7,58 miliardi la stima degli analisti).
Nel settore delle materie prime, l'oro si è stabilizzato a 2.310 dollari l’oncia (-0,11%) dopo un calo di due giorni, mentre il petrolio scambia in un range ristretto in attesa del prossimo round di dati economici statunitensi. Il Wti vale 80,77 dollari al barile (-0,16%) e il Brent 84,39 dollari al barile (-0,09%). (riproduzione riservata)