Le prospettive del Nikkei sembrano più rosee nei prossimi mesi, grazie anche a due grandi ipo, che potrebbero triplicare il valore del capitale raccolto dalle aziende sul mercato azionario nell’ultimo anno.
La prima ad arrivare sarà quella del produttore di chip di memoria Kioxia Holdings che, secondo Bloomberg, punta a raccogliere almeno 500 milioni di dollari dall’operazione. Il piano è guidato dalla società di investimento Bain Capital, che possiede il 56,24% della multinazionale insieme a Toshiba (40,64%) e Hoya Corporation (3,13%).
I dettagli dell’offerta potrebbero cambiare a seconda delle condizioni di mercato, ma si prevede che l'azienda raggiunga una valutazione superiore a 1,5 mila miliardi di yen (10,3 miliardi di dollari). L’ipo di Kioxia sarebbe la più grande in Giappone dalla quotazione da 1,5 miliardi di dollari di Kokusai Electric, società di apparecchiature per semiconduttori, avvenuta nell’ottobre 2023.
Dopo Kioxia arriva l’offerta pubblica dell’operatore di metropolitane Tokyo Metro, la cui quotazione potrebbe portare a un afflusso di liquidità pari a 350 miliardi di yen (2,4 miliardi di dollari). La società di trasporto urbano è posseduta al 53,4% dal governo giapponese e al 46,6% dal città di Tokyo. L’operazione è conseguente a una normativa introdotta dopo il terremoto e lo tsunami del 2011, che richiede allo Stato di vendere quote della società per ripagare i debiti dovuti al disastro naturale.
Il collocamento di nuovi titoli al Nikkei è stato pari a soli 1,45 miliardi nell’ultimo anno: una riduzione del 40% rispetto al 2023, secondo i dati di Bloomberg. Tuttavia, nelle ultime settimane, le neo-quotate hanno ripreso a guadagnare insieme all’indice Nikkei 255 Stock Average, che è salito di oltre il 20% dal tonfo a inizio mese. Il contesto macroeconomico, infatti, è piuttosto favorevole per le imprese che mirano a entrare nel mercato azionario, grazie alla ripresa del sentiment degli investitori e alla recente mossa della banca centrale giapponese di alzare i tassi d’interesse.
«Negli ultimi due anni l’azionario giapponese ha suscitato un discreto interesse tra gli investitori per la possibilità di trovare aziende che hanno crescita e qualità più elevata», afferma Richard Kaye, portfolio manager del fondo Comgest Growth Japan di Comgest. Kaye punta in particolare al settore dei semiconduttori, per il quale, secondo il manager, il «Giappone è indispensabile». L’industria di chip nipponica, continua, «è un protagonista indiscusso nell’ambito dell’intelligenza artificiale perché molte tecnologie, delle attrezzature e dei materiali utilizzati nella progettazione dei chip di AI sono giapponesi. L’anno scorso il Giappone ha generato più capacità di semiconduttori di qualsiasi altro paese».
Tuttavia, ci sono motivi per essere cauti: recentemente «c'è stato un flusso di denaro consistente in settori value, in particolare nelle commodities, nei comparti bancario ed automobilistico», spiega Kaye. «Riteniamo che il rischio a lungo termine per gli investitori in questi settori sia in realtà elevato e potrebbero essere molto pericolosi, anche se danno una spinta al portafoglio nel breve termine», conclude il manager. (riproduzione riservata)