I listini cinesi sono scesi bruscamente dopo che i dati hanno mostrato un sostanziale rallentamento della crescita economica del Paese nel secondo trimestre del 2023. I volumi di trading sono stati piuttosto ridotti a causa di una festività in Giappone e della sospensione delle contrattazioni a Hong Kong a causa dell’arrivo del tifone Talim, il primo grande tifone di quest'anno. Il rally dei titoli tecnologici asiatici, innescato dal venir meno delle aspettative di ulteriori rialzi dei tassi d'interesse statunitensi nel corso dell'anno, sembra essersi esaurito e le preoccupazioni per il rallentamento della crescita della maggiore economia della regione hanno preso il sopravvento.
Gli indici cinesi Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite sono stati di gran lunga i peggiori in Asia, con un calo di oltre l'1% ciascuno dopo che i dati hanno mostrato un rallentamento della crescita economica nel secondo trimestre. Infatti, il prodotto interno lordo cinese è aumentato dello 0,8% nel secondo trimestre del 2023 rispetto al primo. La lettura è stata superiore alle aspettative degli economisti che si aspettavano una crescita dello 0,5%, ma sostanzialmente più debole rispetto al balzo del 2,2% registrato nel primo trimestre di quest’anno.
Inoltre, la lettura del Pil su base annua ha disatteso le aspettative, crescendo del 6,5% contro il +7,3% previsto. Ma la lettura è stata in gran parte influenzata da una debole base di confronto dal 2022, quando la Cina manteneva ancora la sua rigida politica di zero-Covid. Dati che confermano che la ripresa economica della più grande economia asiatica si sta esaurendo e che il governo dovrà probabilmente adottare ulteriori misure di stimolo nel prossimo futuro. «I dati suggeriscono che il boom cinese post-Covid è chiaramente finito», commenta Carol Kong, economista della Commonwealth Bank of Australia a Sydney. «Gli indicatori a più alta frequenza sono in crescita rispetto ai numeri di maggio, ma dipingono ancora un quadro di ripresa desolante e vacillante e, allo stesso tempo, la disoccupazione giovanile sta raggiungendo livelli record», aggiunge. Secondo alcuni economisti, la Cina potrebbe mancare il suo modesto obiettivo di crescita del Pil del 5%, anche se il portavoce dell'Ufficio nazionale di statistica, Fu Linghui, ha sottolineato che la Cina può ancora raggiungere il suo obiettivo di espansione per l'intero anno.
Ma anche le scommesse su ulteriori tagli dei tassi d'interesse nel Paese sono state intaccate, dato che lunedì la People's Bank of China ha mantenuto fermi i tassi di prestito a medio termine. La mossa indica che la PBoC manterrà stabile anche il suo tasso di riferimento per i prestiti nel corso della settimana.
La debolezza della Cina è di cattivo auspicio per le altre economie asiatiche, data la loro dipendenza dal Paese come hub commerciale. Il Kospi della Corea del Sud è sceso dello 0,45%, mentre l'ASX 200 dell'Australia dello 0,1%. Anche l’indice azionario delle filippine ha guidato le perdite nel sud-est asiatico con un calo dello 0,41%.
I futures di Wall Street sono poco mossi: quello sul Dow Jones perde lo 0,08% e quello sull’S&P500 lo 0,06%. Lo yen è stabile nei confronti del dollaro che vale 138,548 (-0,03%), lo yuan si indebolisce sul dollaro (cross a 7,16), mentre il biglietto verde è debole nei confronti dell’euro che passa di mano a 1,122 (+0,10%). Infine, tra le materie prime si registrano vendite sia sul petrolio (-0,96% a 74,60 dollari al barile il Wti e -0,94% a 79,12 dollari al barile il Brent) sia sull’oro (-0,31% a 1.958 dollari l’oncia). (riproduzione riservata)