La maggior parte delle Borse asiatiche ha registrato una flessione a causa delle preoccupazioni legate alla guerra tra Israele e Hamas con l'indice Nikkei giapponese in testa alle perdite prima dei dati chiave sull'inflazione di questa settimana. I mercati sono in tensione perché Israele è pronto a effettuare un attacco di terra sulla Striscia di Gaza, una mossa che potrebbe segnare un’escalation del conflitto e potenzialmente coinvolgere altri Paesi del Medio Oriente. Un quadro che continua a sostenere i prezzi del petrolio (Wti +0,07% a 86,41 dollari al barile e Brent +0,06% a 90,94 dollari al barile), meno stamani l’oro (-0,44% a 1.932 dollari l’oncia).
Ad alimentare le vendite anche le preoccupazioni legate all'aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti, a seguito di un dato sull’inflazione più forte del previsto la scorsa settimana. Così l’indice Nikkei è sceso dell'1,95% a 31.685 punti con le azioni tecnologiche sotto pressione. L'indice aveva registrato un forte rialzo la scorsa settimana in scia sia alle aspettative di una Banca del Giappone (BoJ) accomodante sia alla forza relativa delle imprese giapponesi che hanno attirato un gran numero di investitori stranieri. Ma gli investitori hanno preferito prendere profitto anche in vista dei dati chiave sull'inflazione giapponese a settembre, attesi più avanti questa settimana. Qualsiasi segnale di un’inflazione persistente potrebbe spingere la BoJ a una stretta.
Anche il Kospi della Corea del Sud ha perso l'1,04% con Posco Future M, fornitore di materiali per batterie, è scovolato del 4,7% e la sua casa madre, Posco Holdings, del 2,2%, E-mart del 2,4%, la società di cosmetici Amorepacific Corp. del 3% e la compagnia aerea low-cost Jeju Air del 2,5%. Giù anche l'indice Asx 200 dell'Australia (-0,33%).
Anche in Cina gli indici di Shenzhen e Shanghai sono calati, rispettivamente, dello 0,84% e dello 0,39% e l'indice Hang Seng di Hong Kong ha perso lo 0,49% in attesa del dato sul Pil cinese del terzo trimestre del 2023, previsto più avanti questa settimana, che dovrebbe mostrare una debolezza persistente. In settimana è anche previsto il verdetto della Banca Popolare della Cina (PBoC) sui tassi. I media statali hanno dichiarato che sono ancora previsti ulteriori tagli dei tassi da parte della PBoC quest'anno, considerando che la crescita economica è rallentata notevolmente nonostante la revoca delle misure anti-Covid. Intanto ha iniettato nel sistema finanziario 289 miliardi di yuan, poco meno di quaranta miliardi di dollari, il maggior intervento sulla liquidità dal dicembre del 2020.
In campo valutario, il cambio dollaro/yen è stabile a quota 149.393, mentre l’euro sale dello 0,30% a 1,052 dollari. Invece, lo shekel israeliano si è stabilizzato, dopo aver registrato un crollo di quasi il 4% rispetto al dollaro nelle ultime due settimane. Ma l’impennata della domanda di beni rifugio, sulla scia della guerra tra Israele e Hamas, vede il biglietto verde rimanere vicino al picco degli ultimi 10 mesi, complici anche le aspettative di un aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti, poiché i dati recenti hanno mostrato che l’inflazione è rimasta elevata. È probabile che i tassi statunitensi rimangano più alti più a lungo, esercitando pressioni sui mercati asiatici. (riproduzione riservata)