Borse asiatiche in calo a causa degli ulteriori segnali di peggioramento delle condizioni economiche in Cina, uniti ai rinnovati timori riguardo a una Federal Reserve statunitense più aggressiva, che ha affievolito l'appetito per gli asset rischiosi. I dati sulle vendite al dettaglio degli Stati Uniti, più forti del previsto, hanno, infatti, indicato una possibile pressione al rialzo sull'inflazione americana.
Mentre i dati deboli sui prezzi delle nuove abitazioni a luglio, calati per la prima volta quest'anno (-0,2% su mese e -0,1% su anno), hanno alimentato le preoccupazioni riguardo al settore immobiliare in difficoltà in Cina e i listini cinesi si sono mantenuti vicini ai minimi del 2023. Gli indici cinesi Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite sono scesi, rispettivamente, dello 0,41% e dello 0,45%, mentre l'indice Hang Seng di Hong Kong ha perso l'1,42%. Si tratta, per tutti e tre gli indici, del quarto giorno consecutivo di contrazione.
I dati macro hanno mostrato che i prezzi delle abitazioni cinesi sono ulteriormente diminuiti a luglio, poiché il supporto politico non è riuscito a stimolare il settore. La lettura ha aumentato le preoccupazioni riguardo a una possibile crisi del debito nel comparto, anche perché il più grande promotore immobiliare cinese Country Garden fatica a rispettare gli obblighi di pagamento del debito. Tanto che il titolo è sceso del 2,5% a un nuovo minimo storico, ampliando le perdite dei giorni scorsi dopo aver previsto una massiccia perdita nel primo semestre del 2023 e dopo aver sospeso la negoziazione di 11 delle sue obbligazioni onshore. I mercati temono un possibile default di Country Garden e l’effetto contagio per i maggiori detentori dei suoi bond. Zhongrong International Trust ha già mancato i pagamenti di diverse delle sue obbligazioni a causa della sua elevata esposizione al settore immobiliare. Al contempo, la produzione industriale cinese è risultata in crescita del 3,7%, meno delle attese (+4,6%). Deludenti anche le vendite al dettaglio, cresciute del 2,5% contro il 4,5% previsto dagli economisti, e gli investimenti (+3,4% contro 3,8%).
L’inatteso taglio dei tassi d'interesse da parte della Banca Popolare Cinese martedì 15 agosto (ha tagliato il tasso di interesse praticato sui finanziamenti a un anno di 15 punti base, il più ampio dal 2020, portandolo al 2,5%) non è bastato a migliorare il sentiment verso il Paese, con gli economisti convinti che la banca centrale debba fare di più per stimolare la crescita. Sebbene i funzionari cinesi abbiano promesso ulteriori stimoli, finora hanno fornito pochi dettagli su come verranno attuate nuove misure.
Le preoccupazioni riguardo alla Cina si sono riversate anche su altri mercati asiatici, con l'ASX 200 dell'Australia in calo del 1,5%. Inoltre, le azioni tecnologiche asiatiche sono state colpite da un aumento dei rendimenti dei Treasury Usa a 10 anni al 4,19% dopo i dati sulle vendite al dettaglio degli Stati Uniti, più forti del previsto, a luglio. Il Kospi della Corea del Sud ha perso l'1,57%, mentre l'indice Nikkei del Giappone è sceso dell'1,27% a 31.830 punti, ribaltando in gran parte i guadagni ottenuti dai dati oltre le attese sul Pil del secondo trimestre del 2023 pubblicati martedì 15: la crescita su trimestre si è attestata all'1,5%, superiore allo 0,8% atteso, portando il tasso di crescita annuale al 6%. Inoltre, secondo l'indagine Reuters Tankan, il sentiment delle grandi imprese giapponesi è aumentato a luglio. L'indice per il settore manifatturiero è salito a +12 rispetto al +3 di giugno, mentre l'indice non manifatturiero ha registrato una lettura di +32, rispetto al +23 del mese precedente.
A frenare l’indice Nikkei anche la caduta delle banche dopo che l'agenzia Fitch ha avvertito che potrebbe abbassare il rating di decine di istituti, compresa JP Morgan Chase. La scorsa settimana, Moody's ha tagliato il rating di 10 banche, mettendone sotto osservazione altre, tra cui alcune delle maggiori banche statunitensi. Mitsubishi UFJ Financial Group ha perso il 2,41%, Sumitomo Mitsui Financial Group l'1,41% e Mizuho Financial Group l'1,71%, SoftBank Group il 2,83% e il produttore di apparecchiature per la produzione di chip, Tokyo Electron, lo 0,8%. In campo valutario, il dollaro è poco mosso nei confronti dello yen a 145,438 (-0,07%), invece l’euro sale nei confronti del biglietto verde: vale 1,091 (+0,23%). I futures di Wall Street sono piatti (+0,01% quello sul Dow Jones e -0,01% quello sull’S&P500). Oggi escono i verbali della riunione del mese scorso del Fomc.
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