Borse asiatiche positive. Hanno ampliato i recenti guadagni in seguito ai segnali accomodanti della Federal Reserve, ma anche ad alcuni dati economici positivi dalla Cina. Gli indici ad alta tecnologia sono stati di gran lunga i migliori performer della giornata, poiché le aspettative di tagli ai tassi di interesse negli Stati Uniti nel 2024 hanno fatto diminuire i rendimenti dei Treasury Usa (al 3,95% quello del 10 anni). I mercati stanno prezzando un taglio dei tassi di 25 punti base da parte della Fed già entro marzo 2024.
L'indice Hang Seng di Hong Kong è stato il maggior beneficiario di questa dinamica, salendo del 2,47% grazie alla forza delle azioni tecnologiche. Ma anche le azioni regionali hanno tratto ispirazione dalla chiusura positiva di Wall Street con gli indici statunitensi che si sono avvicinati ai massimi storici.
Hanno stonato i listini cinesi con l'indice Shanghai Shenzhen CSI 300 in calo dello 0, 29%, mentre il Composite di Shanghai ha registrato una flessione dello 0,40% anche se i dati hanno mostrato una crescita della produzione industriale cinese superiore alle aspettative a novembre: +6,6% su base annua, una lettura oltre le attese degli economisti di una crescita del 5,6% e in accelerazione rispetto al +4,6% registrato nel mese precedente. Dietro a questo dato, però, c’è una base di confronto bassa, dato che le fabbriche cinesi stavano ancora lottando con i lockdown legati al Covid alla fine del 2022. Comunque, il dato indica una certa resilienza della produzione, offrendo alcuni segnali positivi sull'economia cinese, visto che una ripresa economica post-Covid è in gran parte mancato quest'anno.
La Cina è scivolata ulteriormente nella deflazione a novembre, mentre l'attività aziendale è rimasta debole, così come le spese locali nonostante le costanti iniezioni di liquidità da parte di Pechino. E mentre la People's Bank of China ha iniettato 1,45 trilioni di yuan (200 miliardi di dollari) nell'economia, lasciando invariati i tassi sui prestiti a un anno al 2,50%, in linea con le attese del mercato, altri dati hanno mostrato che vaste aree dell'economia cinese sono rimaste sotto pressione. Le vendite al dettaglio sono cresciute del 10,1% su base annua a novembre rispetto al +7,6% di ottobre, ma sono risultate al di sotto delle aspettative di una crescita del 12,5%. Invece, il tasso di disoccupazione della Cina è rimasto stabile al 5%. Gli investimenti in immobilizzazioni sono aumentati dell'2,9%, mancando le aspettative di un +3%, poiché gli investitori rimangono cauti nel fare grandi investimenti nel Paese. I flussi di capitali stranieri verso la Cina in particolare si sono prosciugati quest'anno a causa della debole crescita economica. Tanto che l’agenzia di rating Moody's ha recentemente ridotto il suo outlook sulla Cina a negativo e ha segnalato un possibile declassamento del rating del Paese.
Anche l’indice Nikkei del Giappone ha guadagnato lo 0,87% a 32.970 punti con l'attenzione che si sposta verso la riunione della Banca del Giappone di martedì 19 dicembre. Dovrebbe mantenere la sua posizione ultra-accomodante. Nel frattempo, i dati macro hanno mostrato che l'attività manifatturiera giapponese si è contratta più del previsto all'inizio di dicembre, mentre l'attività del settore dei servizi è migliorata. In particolare, la lettura flash dell'indice per la manifattura è scesa a 47,7 da 48,3 di novembre. Quella dell'analogo indicatore per i servizi è salita a 52 rispetto a 50,8, segnando il maggior incremento degli ultimi tre mesi. Bene pure l’indice Asx 200 dell'Australia (+0,88%) e il Kospi della Corea del Sud (+0,63%). In campo valutario, il dollaro avanza nei confronti dello yen (+0,15% a 141,953) e nei confronti dell’euro che perde lo 0,07% a 1,098.
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