Seduta incolore per le Borse asiatiche. Il rally, sostenuto da una Federal Reserve accomodante, si è attenuato. Ieri, 21 dicembre, la revisione dei dati sul Pil statunitense del terzo trimestre del 2023 ha mostrato un certo rallentamento della crescita, ma non al punto che la Fed considererà tagli ai tassi di interesse in anticipo. La seconda lettura del Pil Usa del terzo trimestre del 2023 è stata rivista al 4,9% dal 5,2% della prima lettura. Più basse sono risultate anche le richieste settimanali Usa alla disoccupazione rispetto alla stima (205 mila), ma superiori a quelle della scorsa settimana (203 mila).
L'indice Nikkei giapponese è salito dello 0,03%, stabilizzandosi dopo il calo del 1,6% nella sessione precedente perché Toyota Motor (-0,85%), il maggior produttore di automobili del Paese, ha sospeso la produzione di una sua divisione a seguito di problemi alla sicurezza di alcuni modelli di auto. Tra gli altri titoli, da segnalare Unicharm (+1,3%) che ha posticipato la data effettiva del trasferimento delle funzioni di produzione e logistica della sua attività di cura degli animali domestici alla sua controllata Unicharm Products. In evidenza anche H.U. Group Holdings, in rialzo di oltre l'1%, e Gunma Bank (+1%). L’indice Nikkei ha, comunque, guadagnato lo 0,7% questa settimana ed è rimasto a ridosso del massimo degli ultimi 33 anni.
Mentre i dati macro hanno mostrato che l'inflazione giapponese si è attenuata a novembre, sui minimi di luglio 2022, ma è comunque rimasta al di sopra del target del 2% della Banca del Giappone (BoJ). L'indice dei prezzi al consumo del Giappone è salito del 2,8% su base annua a novembre dopo un aumento del 3,3% a ottobre (+2,6% anno su anno il consenso degli economisti). Nel frattempo, la BoJ continuerà "pazientemente" con la sua politica monetaria ultra-accomodante per sostenere l'economia del Paese e facilitare un contesto favorevole agli aumenti salariali. E non esiterà ad adottare ulteriori misure di allentamento se necessario, secondo quanto è emerso dai verbali della riunione di ottobre. Dopo questa dato, il dollaro avanza dello 0,18% nei confronti dello yen a 142,339.
Poco mosso anche l’indice Asx 200 dell'Australia (-0,03%) dopo aver raggiunto il massimo da oltre 10 mesi all'inizio di questa settimana, alimentato dalle speranze che la Reserve Bank avesse terminato l'aumento dei tassi di interesse. L'indice è stato anche tra i migliori performer in Asia questa settimana, dirigendosi verso un aumento dello 0,8%, la sua quarta settimana consecutiva in territorio positivo. Mentre il Kospi della Corea del Sud ha guadagnato lo 0,13%, scambiando vicino ai massimo degli ultimi quattro mesi, grazie all’ampia esposizione all'industria tecnologica.
Ancora una volta, invece, gli indici azionari cinesi sono rimasti indietro rispetto agli altri indici asiatici e hanno scambiato vicino ai minimi annuali a causa delle persistenti preoccupazioni per la ripresa economica in Cina. L'indice bluechip Shanghai Shenzhen CSI 300 è sceso dello 0,74%, attestandosi appena sopra il minimo da quasi cinque anni toccato giovedì 21 dicembre. Il Composite di Shanghai è arretrato dello 0,15% sul minimo degli ultimi 14 mesi e l'indice Hang Seng di Hong Kong dell’1,35%. (riproduzione riservata)