Borse asiatiche contrastate mentre gli investitori si preparano a una serie di cruciali riunioni delle banche centrali questa settimana. I listini cinesi sono crollati a causa degli ulteriori segnali di deflazione in Cina. I futures azionari statunitensi sono piatti dopo la seduta positiva di venerdì scorso di Wall Street in seguito ai dati sul mercato del lavoro più forti del previsto che hanno portato i trader a prezzare meno probabilità di tagli ai tassi di interesse da parte della Federal Reserve. Oltre alla Fed, sono attese decisioni sui tassi da parte della Banca d'Inghilterra, della Banca Centrale Europea e della Banca Nazionale Svizzera.
L’indice Nikkei del Giappone è stato il migliore con un aumento dell’1,5% a 32.791 punti, spinto al rialzo da Tokyo Electric Power (+4,85%), Screen Holdings (+3,55%) e Mitsui & Co. (+3,3%). A sostenere il listino la debolezza dello yen che in genere va a vantaggio dei guadagni esteri degli esportatori giapponesi. Il cambio dollaro/yen vale 145,5 (+0,64%). La scorsa settimana la valuta giapponese si è portata ai massimi degli ultimi quattro mesi a seguito di una serie di segnali da falco da parte della Banca del Giappone. Comunque, ci si aspetta che la BoJ mantenga una politica estremamente accomodante nel breve termine. In leggero rialzo l’indice australiano Asx 200 (+0,06%) e il Kospi della Corea del Sud (+0,18%).
Invece, dopo aver toccato nell’intraday i minimi da oltre 4 anni, l'indice cinese Shanghai Shenzhen CSI 300 ha recuperato lo 0,49% e il Composite di Shanghai lo 0,31%. È rimasto in netto calo l'Hang Seng di Hong Kong: -1,17%. I dati pubblicati nel fine settimana hanno mostrato che per il secondo mese di fila i prezzi hanno registrato una contrazione annua dello 0,5% a fronte di stime a -0,1%. Si tratta della frenata più ampia da novembre 2020. A calare sono stati soprattutto gli alimentari (-4,2% da -4% del mese precedente). I prezzi alla produzione sono calati del 3% annuo, molto più del -2,6% di ottobre e delle previsioni degli economisti di -2,8: si tratta del 14° calo mensile consecutivo e del più ampio da agosto.
Letture che dimostrano che la spesa cinese non sta aumentando nonostante le misure di stimolo da parte di Pechino, un trend che rallenterà ulteriormente l'economia più grande dell'Asia. Lo ha ammesso lo stesso presidente, Xi Jinping: la ripresa post-pandemia è «ancora in una fase critica», nel mezzo di »crescenti fattori avversi nell'ambiente politico ed economico internazionale». Xi ha, quindi, sollecitato misure per rilanciare la ripresa, sottolineando che bisogna «concentrarsi sull'accelerazione della costruzione di un sistema industriale moderno e sull'espansione della domanda interna», oltre che sul rafforzamento dell'autosufficienza nei settori chiave della scienza e della tecnologia.
Di riflesso, tra le valute asiatiche, lo yuan cinese ha segnato una delle peggiori performance, mentre il dollaro si è stabilizzato in vista della riunione della Fed (si prevede che manterrà i tassi invariati mercoledì). Lo yuan perde lo 0,27% e sembra destinato a testare ancora una volta il livello di 7,2. Ora l'attenzione è focalizzata sulla produzione industriale cinese e sui dati sulle vendite al dettaglio a novembre, previsti per venerdì. Mentre la rupia indiana viaggia vicino ai minimi storici dopo che la Reserve Bank ha mantenuto invariati i tassi di interesse la scorsa settimana. Ma ha messo in guardia da un potenziale aumento dell’inflazione. (riproduzione riservata)