Mercati azionari asiatici in rialzo, trainati dai listini cinesi, ben intonati per la seconda seduta consecutiva in scia alle speculazioni su ulteriori misure di stimolo in arrivo e alla chiusura positiva di Wall Street grazie alla forza dei settori industriali e tecnologici. Ieri, 28 agosto, la Cina ha annunciato misure volte a sostenere il suo mercato azionario. Ma c’è chi si aspetta altre misure per sostenere una crescita economica in rallentamento.
Gli indici Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite della Cina sono saliti, rispettivamente, del 2,43% e dell’1,14%, riprendendosi ulteriormente dai minimi del 2023 toccati la settimana scorsa. Alcuni media statali hanno affermato che la Banca Popolare Cinese (PBoC) potrebbe ridurre in modo più tempestivo del previsto i requisiti di riserva per le banche, fornendo così ai mercati locali maggior liquidità. Mentre alcuni funzionari cinesi hanno parlato di un potenziale sostegno fiscale. Nel fine settimana, Pechino ha annunciato che dimezzerà la tassa di bollo sulle transazioni azionarie, una mossa che ha contribuito a scatenare forti acquisti sui listini cinesi. Non si è trattato di quel “bazooka” capace di mettere fine ai problemi del mercato immobiliare, ma secondo gli strategist di Ubs è un altro passo importante nella ricostituzione della fiducia. A loro avviso, se arriveranno altre misure, i mercati smetteranno di pensare al “troppo poco e troppo tardi”. Ora l'attenzione è concentrata sugli indici Pmi della Cina, attesi per giovedì. Si prevede che le letture offrano ulteriori indicazioni su una ripresa economica in rallentamento con gli economisti che si aspettano che le letture mostrino un miglioramento limitato.
L'indice Hang Seng di Hong Kong è stato il miglior performer in Asia, salendo dell’1,99% grazie alla forza dei titoli tecnologici e al miglioramento del sentiment verso l'immobiliare. Il titolo del developer immobiliare Country Garden è salito di oltre il 4% dopo che la Cina ha introdotto ulteriori misure per sostenere il settore immobiliare in difficoltà. L'azienda ha anche rassicurato gli investitori sul fatto che i progetti in Malaysia sono ancora in corso, contribuendo a placare alcune preoccupazioni su un default del debito imminente. Anche Byd, produttore di veicoli elettrici, è balzato di oltre il 6% a Hong Kong, estendendo i guadagni della vigilia dopo aver concluso un accordo da 2,2 miliardi di dollari per acquisire la divisione cinese della casa produttrice statunitense, Jabil.
La forza nelle azioni tecnologiche ha aiutato anche altre borse asiatiche, con il Kospi della Corea del Sud e l'indice di Taiwan in rialzo dello 0,33% e dello 0,4%, rispettivamente. L'ottimismo riguardo alla Cina ha portato l'indice ASX 200 dell'Australia a guadagnare lo 0,4%. Mentre l’indice Nikkei del Giappone è salito dello 0,31% a 32.268 punti, frenato dal calo dello 0,7% del peso massimo Toyota Motor: il produttore automobilistico ha fermato la produzione in Giappone per un guasto ai sistemi di assemblaggio in tutti gli impianti. Non è stata specificata la quantità di produzione che andrà persa. Comunque, gli impianti rappresentano complessivamente circa un terzo della produzione globale della casa automobilistica, secondo i calcoli di Reuters. La produzione nazionale di Toyota era in fase di ripresa dopo una serie di tagli alla produzione per la carenza di semiconduttori. Era aumentata del 29% nel periodo gennaio-giugno, il primo aumento in due anni. Toyota sta ancora indagando sulla causa del guasto del sistema, ma al momento non ritiene che sia dovuto a un attacco informatico. A marzo 2022 tutte le fabbriche di Toyota avevano interrotto le attività a causa di un attacco informatico al suo fornitore di componenti Kojima Industries. Negli ultimi giorni il Giappone è stato messo in allerta da aziende e uffici governativi che hanno segnalato telefonate moleste. Il governo ha detto che le chiamate provenivano probabilmente dalla Cina ed erano legate al rilascio nell'Oceano Pacifico di acqua radioattiva trattata dalla centrale nucleare di Fukushima, ormai distrutta. Dal fronte macro, in Giappone il tasso di disoccupazione è leggermente peggiorato a luglio al 2,7% dal 2,5% del mese precedente.
In campo valutario, lo yen è stabile nei confronti del dollaro a 146,51, mentre il biglietto verde perde leggermente terreno nei confronti dell’euro che vale 1,082 (+0,03%). Lo yen giapponese potrebbe testare i minimi del 1990 con la politica accomodante della BoJ, secondo Goldman Sachs. I segnali accomodanti della Banca del Giappone avevano portato lo yen a minimi del 1990 alla fine del 2022, soprattutto quando i tassi statunitensi sono aumentati ulteriormente. Sebbene la BoJ abbia recentemente apportato modifiche al suo meccanismo di controllo della curva dei rendimenti per offrire maggior flessibilità sui rendimenti dei titoli di Stato, la mossa ha offerto scarso sostegno allo yen poiché i mercati chiedevano misure più restrittive.
(riproduzione riservata)