La maggior parte delle borse asiatiche è crollata con gli indici cinesi che hanno subito le perdite più pesanti a causa delle persistenti preoccupazioni per il rallentamento della crescita economica, mentre le letture più forti dell'inflazione negli Stati Uniti hanno anche alimentato i timori di una Federal Reserve più aggressiva.
Venerdì 11 agosto l'indice dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti è stato superiore alle attese, indicando che si sta assistendo a un potenziale ripresa dell'inflazione dopo il calo nella prima metà dell'anno. La lettura, che è arrivata dopo che i dati hanno anche mostrato un aumento dell'inflazione dell'indice dei prezzi al consumo, ha alimentato le preoccupazioni che la Fed continuerà ad alzare i tassi di interesse.
Gli indici cinesi Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite sono scesi, rispettivamente, dell'1,09% e dell’1,01%. L'indice Hang Seng di Hong Kong ha fatto peggio, è scivolato del 2,46%, colpito dalla debolezza dei titoli tecnologici e dalle perdite del settore immobiliare, questo dopo che Country Garden, una delle maggiori società di costruzione del paese, ha avvertito di una massiccia perdita di 7,6 miliardi di dollari nella prima metà del 2023. Il titolo è sceso del 13% a un nuovo minimo storico poiché l'azienda sta facendo fatica ad adempiere ai propri obblighi sul debito ed è a rischio di insolvenza. Tanto che il regolatore del mercato azionario ha sospeso dalle negoziazioni undici sue obbligazioni onshore.
Un tale evento potrebbe segnare un altro default di alto profilo per il mercato immobiliare cinese e preannunciare ulteriori venti contrari per i principali motori economici del paese. Anche altri titoli legati al settore immobiliare sono scesi come Longfor Group (-6,5%). «La mossa di Country Garden ha fatto seguito alle notizie di venerdì secondo cui la società si stava avviando a una ristrutturazione del debito, dopo aver mancato il pagamento di due cedole di obbligazioni in dollari in scadenza il 6 agosto per un totale di 22,5 milioni di dollari», commenta Gabriel Debach, market analyst di eToro. «Preoccupazioni che rimarcano l’instabilità del settore immobiliare cinese, pilastro dell’economia di Pechino, colpito lo scorso anno dalla crisi di Evergrande». I dati di venerdì hanno anche mostrato che la crescita dei prestiti cinesi è crollata a luglio, chiudendo la serie di dati economici deboli del mese. L'attenzione è ora rivolta alle vendite al dettaglio e ai dati sulla produzione industriale previsti per martedì. Se i dati macro deboli dalla Cina hanno sostenuto le aspettative di ulteriori misure di stimolo, i funzionari del governo hanno finora offerto scarsi dettagli su come verrà implementato un maggior sostegno economico. «Dopo le scarse azioni intraprese finora dai funzionari in merito alle misure di stimolo, gli investitori sperano che l'eventuale debolezza dei dati di domani spinga i responsabili politici ad agire», conclude Debach.
Male anche l’indice ASX 200 australiano, arretrato di quasi l'1% poiché le preoccupazioni per la Cina hanno colpito i principali titoli minerari. Stessa sorte per il Kospi della Corea del Sud che ha perso l’1,07%, mentre l'indice giapponese Nikkei è sceso dell’1,30% a 32.052 punti. Le perdite dei principali titoli dei produttori di chip hanno pesato sull'indice di Taiwan (-1,4%). In campo valutario, il dollaro sale leggermente nei confronti dello yen: +0,6% a 144,907, mentre è poco mosso nei confronti dell’euro a 1,093. Gli investitori stanno osservando attentamente eventuali commenti sul recente indebolimento dello yen da parte dei funzionari del governo giapponese. I futures di Wall Street scendono (-0,19% quello sul Dow Jones e -0,15% quello sull’S&P500) e i prezzi del petrolio arretrano (Wti -1,07% a 82,30 dollari al barile e Brent -1,03% a 85,92 dollari al barile). (riproduzione riservata)