Le borse asiatiche chiudono la settimana in sordina dopo aver raggiunto i massimi degli ultimi 26 mesi all'inizio della settimana. Prese di profitto, mentre la forza del dollaro statunitense, dovuta ai tagli dei tassi delle banche centrali europee, continua a esercitare pressione sullo yen. Il 20 giugno la Banca Nazionale Svizzera ha tagliato i tassi per la seconda volta, mentre la Banca d'Inghilterra ha aperto la porta a un allentamento ad agosto dopo aver mantenuto i tassi invariati. La sterlina, il franco svizzero e l'euro sono scesi, spingendo al rialzo il dollaro, mentre i dati deboli dagli Stati Uniti hanno rafforzato le scommesse su due tagli dei tassi da parte della Fed entro la fine dell'anno.
Il Nikkei giapponese è pressoché stabile a quota 38.606 punti (-0,07%) con il cambio dollaro-yen a 158,88 (+0,5%), ma nell’intraday è arrivato a quota 159, il suo livello più basso dalla fine di aprile, quando le autorità giapponesi sono intervenute nel mercato per frenare i rapidi cali della valuta. Gli ultimi dati hanno mostrano che l'inflazione giapponese ha accelerato a causa dell'aumento dei costi dell'energia, un risultato che avvalora l'ipotesi di un aumento dei tassi di interesse nei prossimi mesi. I prezzi al consumo, esclusi gli alimenti freschi, sono aumentati del 2,5% a maggio rispetto a un anno fa (2,2% ad aprile). Il dato è risultato leggermente inferiore alla stima degli economisti, pur rimanendo al di sopra dell'obiettivo del 2% della Banca del Giappone per il 26° mese.
«Il Nikkei stava andando bene, poi è stato fermato dai cali delle azioni dei produttori di chip» in scia alle vendite al Nasdaq, afferma Seiichi Suzuki, analista presso il Tokai Tokyo Intelligence Laboratory. «Il calo dello yen è stato positivo per gli esportatori e i rendimenti più elevati hanno spinto le azioni value verso l'alto». Il produttore di apparecchiature per test sui chip Advantest ha perso l'1,92%, il maggior freno per il Nikkei. Il produttore di apparecchiature per la produzione di chip Tokyo Electron ha perso lo 0,63%. Il produttore di componenti elettronici Tdk il 2,66%. Meglio alcune azioni value come il produttore di macchinari pesanti IHI, salito del 6,97%.
A causa della forza del dollaro statunitense e del calo delle azioni tecnologiche, i listini cinesi sono scesi, anche perché i flussi dei portafogli degli investitori stranieri sono cambiati. Circa 33 miliardi di yuan (4,54 miliardi di dollari) hanno lasciato la Cina continentale questo mese dopo quattro mesi di flussi in entrata. Il programma Stock Connect ha registrato deflussi per circa 129 miliardi di yuan dalla Cina continentale verso Hong Kong dall'inizio dell'anno. Inoltre, gli investitori sono cauti poiché il comitato centrale del Partito Comunista Cinese si riunirà a luglio, un incontro chiave, noto come Plenum, per le riforme. «Per il terzo Plenum ci aspettiamo che l'attenzione delle riforme sia sul contenimento dei rischi e sulla crescita del potenziale in Cina», hanno dichiarato gli analisti di Goldman Sachs. «Piuttosto che un'iniziativa politica esplosiva, ci aspettiamo una continuazione, o addirittura un aumento, delle misure attuali su un orizzonte pluriennale».
Inoltre, Bloomberg scrive che il Canada annuncerà a breve una serie di dazi sulle auto elettriche cinesi, un provvedimento che segue quelli analoghi di Stati Uniti e Europa. L'indice composito di Shanghai ha perso lo 0,60% e l’indice Hang Seng di Hong Kong l’1,7%. Male anche l’indice Kospi della Corea del Sud, non entrata nel club dei mercati sviluppati: resta un paese emergente. Così ha deciso MSCI nella sua revisione. La società degli indici di borsa ha spiegato che la mancata promozione, richiesta da tempo da Seul, è dovuta alla reintroduzione del divieto totale di vendite allo scoperto. Lato materie prime, i prezzi del petrolio stornano leggermente dopo aver raggiunto i massimi delle ultime sette settimane all'inizio della settimana. I futures sul Brent scivolano dello 0,06% a 85,66 dollari al barile, mentre il greggio statunitense scende dello 0,05% a 81,25 dollari al barile. I prezzi dell'oro sono stabili a 2.358,83 dollari l'oncia. (riproduzione riservata)