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Asia contrastata dopo la Fed. Tokyo perde oltre il 2% con la corsa dello yen, in Cina prima battuta d'arresto per il manifatturiero
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Asia contrastata dopo la Fed. Tokyo perde oltre il 2% con la corsa dello yen, in Cina prima battuta d'arresto per il manifatturiero

01 agosto 2024, 07:08 Ultimo aggiornamento: 10:37

La divisa giapponese continua a rafforzarsi sul dollaro portandosi a quota 149. Si teme però che yen più forte possa incidere su esportazioni e immobiliare. Petrolio in rialzo con l'escalation in Medioriente: l'Iran chiude lo spazio aereo e si dice pronto a colpire Israele

Mercati asiatici contrastati nonostante il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, mercoledì in serata abbia accennato a "un taglio dei tassi di interesse a settembre se i dati sull'inflazione rimarranno incoraggianti". Alle 07:30 lo Hang Seng perde lo 0,1%, Shanghai e Szse Component segnano  rispettivamente un +0,5% e un -0,7%, mentre a Tokyo in Nikkei cede il 2,6%. Resta positivo solo il Kospi coreano che segna un +0,6%. 

Con lo yen più forte si tema per immobiliare ed esportazioni

Lo scivolone di Tokyo è invece gravato dal rimbalzo dello yen dopo la stretta monetaria da parte della Banca del Giappone, che ha fa temere per i risultati sia dei grandi gruppi immobiliare che per quelli di alcuni gruppi esportatori giapponesi. Uno yen più forte incide, infatti, sulla competitività delle esportazioni giapponesi, mentre i maggiori costi di indebitamento tendono a colpire le società immobiliari. Dopo che la Boj ha alzato per la seconda volta i tassi di interesse portandoli allo 0,25%, lo yen ha intrapreso un rally contro il dollaro salendo dell'1,7% a quota 150 nel costo della viglia. Giovedì il cambio tra la nometa giapponese e quella americana tratta a 149. Intanto il ministero delle finanze del Paese ha rivelato di aver speso 5,53 trilioni di yen (36,8 miliardi di dollari) in interventi sui cambi dal 27 giugno al 29 luglio.

Sempre in Giappone cala l'attività industrale a luglio. Il disavanzo commerciale del Paese è infatti ammontato a 3.230 miliardi di yen nei primi sei mesi del 2024, più che dimezzandosi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno grazie alla crescita delle esportazioni, sostenute dalla debolezza dello yen. Lo certificano i dati pubblicati questo mese dal governo giapponese. Nel primo semestre di quest'anno le esportazioni giapponesi sono cresciute dell'8,8% a 51.530 miliardi di yen, il terzo dato migliore di sempre: hanno contribuito a questo risultato anche le esportazioni di auto verso gli Stati Uniti e di macchinari per microchip verso la Cina. Le importazioni, di contro, sono cresciute di appena lo 0,8 per cento nello stesso periodo, a 54.750 miliardi di yen. 

In Cina giù il manifatturiero

A pesare sul sentiment delle borse asiatiche anche l'attività manifatturiera in Cina che a luglio ha segnato la prima battuta d'arresto da nove mesi. L'indice pmi Caixin dei responsabili acquisti, un indicatore non ufficiale, si è infatti attestato a 49,8 il mese precedente da 51,8 in giugno. L'indice inferiore a 50 testimonia una contrazione dell'attività. "Nel complesso, il settore manifatturiero si è ampiamente stabilizzato a luglio", ma "i problemi più importanti restano l'insufficienza della domanda interna e la mancanza di ottimismo del mercato", osserva Wang Zhe, economista di Caixin citato nel comunicato stampa. Gli sforzi delle autorità pubbliche "dovrebbero quindi concentrarsi sulla stabilizzazione della crescita, sul miglioramento della situazione occupazionale" o addirittura sulla "liberazione della vitalità del mercato", sostiene. Anche l'indice PMI ufficiale di luglio, pubblicato mercoledì dal governo, ha mostrato una contrazione, per il terzo mese consecutivo, a 49,4 punti.

In rialzo il petrolio con l'escalation in Medioriente

Nei mercati delle materie prime, i prezzi del petrolio continuano a salire dopo che l'uccisione di un leader di Hamas, Ismail Haniyeh, in Iran ha sollevato la minaccia di un conflitto più ampio in Medio Oriente. Dopo il rialzo di oltre il 2% nel corso della vigilia, i future sul greggio Brent sono saliti dello 0,7% a 81,44 dollari al barile, mentre i future sul greggio Wti sono aumentati dello 0,9% a 78,61 dollari al barile. Mentre a Teheran si preparano adesso per i funerali di Haniyeh, l'Iran ha chiuso lo spazio areo e si dice pronto a colpire Israele. (riproduzione riservata)



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