L’Artico torna al centro del negoziato in corso fra Stati Uniti e Russia sulla guerra in Ucraina. È stato lo stesso presidente russo Vladimir Putin a tornare sul tema dichiarando che i piani del suo omologo statunitense Donald Trump di prendere il controllo della Groenlandia «sono seri» e dicendosi preoccupato che l’Artico possa diventare un «trampolino di lancio per possibili conflitti».
Secondo Putin, si tratta di «piani seri da parte degli Stati Uniti per quanto riguarda la Groenlandia, piani che hanno antiche radici storiche», ha dichiarato durante una conferenza a Murmansk dedicata proprio all’Artico. Mosca, dunque, non fa mistero del fatto che le discussioni in corso riguardino molti più dossier del semplice destino di Kiev, raggiungendo ambiti industriali, finanziari e commerciali.
Gli Stati Uniti «progettano da tempo di annettere la Groenlandia», ha dichiarato il presidente russo, sottolineando che «è ovvio che gli Usa continueranno a promuovere sistematicamente i propri interessi geostrategici, politico-militari ed economici nell’Artico».
Ma se Putin afferma che Washington promuoverà i suoi interessi nella regione artica, certamente non manca di far sapere che anche Mosca farà altrettanto, «non abbiamo mai minacciato nessuno nell’Artico, ma guardiamo con attenzione la situazione e difenderemo i nostri interessi». Anche con un «aumento del numero dei soldati russi nell’Artico». C’è però anche una mano tesa: secondo il presidente russo, «è possibile una cooperazione nell’Artico, anche con gli Stati occidentali».
Nel mirino finisce però la Nato, proprio mentre a Parigi i Paesi europei si riuniscono per dire no alla rimozione delle sanzioni contro Mosca nell’ambito dei negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina.
«I Paesi della Nato stanno sempre più considerando l’Artico come una base per un conflitto e i nuovi membri, Finlandia e Svezia, hanno un ruolo attivo», dice Putin. «La Russia non ha mai minacciato nessuno nell’Artico, ma proteggerà in modo affidabile la propria sovranità», ribadisce.
Il colossale porto di Murmansk è centrale nella rotta del Mare del Nord, che corre verso est fino allo stretto di Bering che divide la Federazione russa dall'Alaska. Il percorso, sebbene significativamente più breve del Canale di Suez per consentire alla Russia di consegnare carichi in Asia, è oneroso e richiede l’assistenza di rompighiaccio per consentire alle navi di passare lungo la costa settentrionale della Russia. La rotta sta però diventando mese dopo mese più praticabile a causa del riscaldamento globale. Nel suo intervento Putin segnala che la Russia «deve incrementare la propria flotta di rompighiaccio», dovrà incrementare le capacità dei porti del nord e «valutare la costruzione di nuovi cantieri navali».(riproduzione riservata)