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Arte, mercato a rischio. Ma il ministro Giuli assicura che l’Iva verrà ridotta
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Arte, mercato a rischio. Ma il ministro Giuli assicura che l’Iva verrà ridotta

27 marzo 2025, 16:40 Ultimo aggiornamento: 16:43

Troppi svantaggi dal regime fiscale italiano. Abbassando l’Iva al 5% come in Francia, ci sarebbe un effetto positivo fino a 4,2 miliardi di euro | L’arte in portafoglio: quali sono le variabili che incidono sul rendimento

L'Iva sulle importazioni e le transazioni relative alle opere d'arte, attualmente al 22%, «verrà abbassata. Il ministero dell'Economia è d'accordo, «le coperture verranno trovate». Queste le assicurazioni fornite dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, alla presentazione del Rapporto Arte: il valore dell'industria in Italia, promosso dall'Associazione Gruppo Apollo e realizzato da Nomisma in collaborazione con Intesa Sanpaolo

La riduzione del regime fiscale, ha detto Giuli, è «una battaglia storica che l'attuale governo ha ingaggiato da tempo perché è evidente che l'Italia rappresenta un'eccellenza, non solo dal punto di vista del patrimonio ma anche della dinamicità. Oggi siamo a un bivio che rischia di diventare un punto di non ritorno. Per cui posso dire senza indugio che siamo vicini a ottenere quel risultato che tutto il settore del mercato dell'arte sta aspettando da tempo», anche riconoscendone il valore per il Paese. 

Sfiora i 4 miliardi l’impatto dell’arte

Il giro d'affari dell'Industry dell'arte in Italia nel 2023 è stato di 1,36 miliardi di euro, generando un impatto economico complessivo di 3,86 miliardi di euro, con un effetto moltiplicatore di 2,8 nel sistema Paese. 

L’Italia ha l’Iva più alta in Europa

Nonostante questi numeri importanti l'industria dell’arte italiana sta vivendo una lenta ma preoccupante contrazione. In particolare, negli ultimi anni, le 1.618 gallerie d’arte e i 1.637 antiquari attivi sul territorio nazionale hanno visto diminuire progressivamente il proprio numero e il proprio fatturato reale a causa non solo dell’aumento dei costi operativi, ma anche per via di un sistema fiscale non allineato a quello degli altri Paesi europei e gravato dall’aliquota Iva più elevata a livello comunitario.

Infatti in Italia, la cessione di beni d'arte è soggetta a un'aliquota del 22%, la più alta in Europa, che si riduce al 10% solo in caso di importazione o cessione diretta da parte dell'artista o dei suoi eredi. Anche l'importazione da Paesi extracomunitari è soggetta a Iva pari al 10%.

Al contrario, la Francia ha deciso di estendere dal primo gennaio 2025 il regime agevolato del 5,5% a tutte le transazioni artistiche, incluse le importazioni e le cessioni, e di conseguenza la Germania ha ridotto la propria aliquota al 7% (dal 19%).

Concretamente ciò significa che per la stessa opera d’arte un collezionista pagherebbe fino al 18% in più acquistandola in Italia piuttosto che in Francia, con il risultato di obbligare da una parte gli operatori italiani a comprimere i propri margini per restare competitivi e dall’altra di indurre i giovani artisti a migrare verso gallerie straniere.

Per di più, secondo le stime presentate da Nomisma, mantenendo ai livelli attuali l’aliquota Iva il settore potrebbe perdere fino al 28% del fatturato complessivo, con punte del -50% per le piccole gallerie. Al contrario, se l’Italia decidesse di abbassare al 5% l’Iva sulle transazioni artistiche, avvicinandola ai parametri francesi, secondo le simulazioni di Nomisma in un solo triennio il fatturato complessivo generato da gallerie, antiquari e case d’asta crescerebbe fino a raggiungere circa 1,5 miliardi di euro, con un effetto positivo sull’economia italiana stimato fino a 4,2 miliardi di euro. (riproduzione riservata)






 



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