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Arrestati i fondatori di The Rock Trading

12 dicembre 2024, 09:35 Ultimo aggiornamento: 09:37

Andrea Mario Medri e Davide Barbieri, co-fondatori e amministratori pro tempore dell’exchange di criptovalute The Rock Trading (Trt), sono stati arrestati ieri dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e dai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Milano, sotto la direzione della Procura del capoluogo lombardo. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari. Le ipotesi di reato contestate riguardano la bancarotta fraudolenta, le false comunicazioni sociali, la formazione fittizia del capitale e l’infedeltà patrimoniale. Il lavoro svolto dagli investigatori ha permesso di quantificare «le dimensioni del dissesto in circa 66 milioni di euro, a fronte di oltre 18 mila clienti» e di appurare come, fin dalla costituzione in Italia, la gestione di Trt sia stata caratterizzata, come ha spiegato la Procura di Milano, da «continui atti dispositivi eseguiti sulle disponibilità di moneta fiat e virtuale dei clienti, non essendo mai stata adottata, da parte degli amministratori, alcuna segregazione nella gestione dei cripto asset della società rispetto a quelli dei clienti, né da un punto di vista gestionale, né a livello contabile». Davvero una misera fine per la prima borsa di criptovalute nata in Italia e che era stata in prima fila nell’iscrizione all’Oam, l’organismo dei mediatori creditizi. 

 


Le indagini sono nate da segnalazioni di operazioni sospette sull’anomala operatività della piattaforma, ha spiegato una nota della Procura, «oltre all’analisi di oltre 700 querele presentate dai clienti, a fronte della mancata restituzione delle somme investite». Dopo l’interruzione dell’operatività, avvenuta il 17 febbraio 2023, gli approfondimenti della forze dell’ordine avevano portato all’apertura del procedimento di liquidazione giudiziale da parte del Tribunale di Milano nei confronti di tre società del gruppo. Il procuratore Marcello Viola afferma che si tratta di «una delle prime indagini di rilievo sul mondo dei bitcoin, che hanno dovuto penetrare i meccanismi transfrontalieri dei valori immateriali». Sono state formulate due richieste di rogatoria (Usa e Svizzera) e due ordini di indagine europee in Lituania e Irlanda (in parte già evase) che hanno consentito di ricostruire disponibilità di risorse all’estero da parte degli indagati e movimentazioni estero su estero. Tra le altre cose, sono state sottoposte a sequestro criptovalute rinvenute in chiavette Usb per un valore di 500 mila euro. 

 


Sul delicato fronte del recupero dei fondi, Federico Cornelli, commissario Consob, ricorda l’articolo 6 comma 5 dell’Official Journal of the European Union secondo cui «va ricordato che i cripto asset sono rischiosi e possono perdere anche il 100% del valore. Di conseguenza non possono essere previsti ristori agli investitori». Secondo l’avvocato Marco Tullio Giordano, partner di 42 Law Firm, «il comunicato rilasciato dalla Procura di Milano è stato recepito con interesse dai creditori, buona parte dei quali sono anche persone offese nel relativo procedimento penale». Tuttavia, al netto della notizia della misura cautelare applicata a due degli indagati, «resta l’incertezza sulla effettiva possibilità di recuperare i fondi custoditi sull’exchange al momento del dissesto o movimentati illecitamente dagli amministratori in epoca precedente». Il legale, però, si ritiene «possibilista». «La speranza è che la tracciabilità degli asset digitali abbia aiutato gli investigatori a seguire il filo rosso delle transazioni e che la cooperazione internazionale - cui pure sono tenuti buona parte dei crypto-asset service providers con l’entrata in vigore del Regolamento MiCA - possa portare al recupero di quanto ancora nelle disponibilità degli autori delle condotte incriminate». (riproduzione riservata)



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