Amplifon smetterà presto di essere l’unica azienda del settore degli apparecchi acustici quotata in borsa in Italia. A stretto giro sul mercato milanese dovrebbe sbarcare Otofarma, società con sede a Napoli che ha avviato l’iter per la quotazione sull’indice Egm, dedicato alle pmi. Le tempistiche devono ancora essere ufficializzate, ma il debutto a Palazzo Mezzanotte potrebbe essere questione di poche sedute.
Nata nel 2016 da un’idea di Gennaro Bartolomucci, che mantiene la carica di presidente del gruppo, Otofarma resta un’azienda familiare. «La nostra strategia si basa su tre elementi: la costruzione di apparecchi acustici, un modello di business innovativo incentrato su collaborazioni con le farmacie e l’attenzione alla customer care. Così siamo arrivati a detenere il 6% del mercato italiano», racconta Giovanna Incarnato Bartolomucci, ceo di Otofarma.
In Italia circa 2,5 milioni di persone utilizzano un apparecchio acustico, anche se i cittadini con problemi di udito sono ben 7 milioni. Ogni dispositivo costa in media tra 1.500 e 2.100 euro, secondo le stime riportate in una recente indagine dell’Antitrust sul settore, e il mercato italiano nel complesso vale circa 900 milioni. In questo contesto Otofarma è arrivata a fatturare oltre 15 milioni di euro nel 2024, realizzando «più di 12 mila protesi», come sottolinea l’ad. Nell’ultimo esercizio il valore della produzione è cresciuto del 30% circa, mentre l’ebitda ha raggiunto i 3 milioni.
Il player di riferimento per questo comparto in Italia è Amplifon, che ha appena tagliato le stime per l’anno in corso a causa di una crescita più debole del previsto nel primo semestre, chiuso con ricavi pari a 1,2 miliardi e un utile di 90,5 milioni. Tuttavia, Otofarma ha un modello di business diverso.
«Non siamo distributori di apparecchi (come Amplifon, ndr), ma costruttori di dispositivi con una rete di oltre 4 mila farmacie», sottolinea Incarnato Bartolomucci. «Offriamo un servizio completo, che segue il paziente lungo tutto il percorso audioprotesico con un team di esperti e il servizio di teleaudiologia, che permette visite gratuite da remoto in farmacia con medico e audiometrista».
Quella di Otofarma, assistita dal global coordinator Alantra e da Broletto Corporate Advisory, dovrebbe essere l’undicesima ipo su Egm da gennaio, la quinta in estate dopo mesi di stagnazione e incertezza. «Abbiamo scelto di andare in borsa perché crediamo che la nostra sia una storia che vale la pena di essere ascoltata e perché permetterà ampi margini di crescita», conclude l’ad. «Dopo l’ipo ci concentreremo sull’ampliamento della nostra rete di farmacie e sulla creazione di un nuovo centro produttivo in Lombardia, da affiancare a quello attuale in Campania». (riproduzione riservata)