Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 23 marzo della Legge annuale sulle PMI, il Parlamento è intervenuto su uno dei nodi emersi con l’entrata in vigore del nuovo Codice dei contratti pubblici. La modifica riguarda l’articolo 67 del decreto legislativo n. 36/2023 e introduce un chiarimento atteso dagli operatori: i consorzi stabili vengono esplicitamente inclusi nella disciplina già prevista per i consorzi di cooperative e per quelli tra imprese artigiane.
L’intervento supera una criticità interpretativa che, negli ultimi mesi, aveva inciso sull’operatività di queste forme aggregative, limitandone di fatto la partecipazione al mercato degli appalti pubblici.
Il tema è particolarmente rilevante per il settore delle costruzioni, uno dei pilastri dell’economia reale italiana. Il comparto conta oltre 530 mila imprese, in larga parte piccole e medie, che generano più dell’80% del fatturato complessivo e svolgono un ruolo centrale nella realizzazione delle opere pubbliche e nello sviluppo infrastrutturale.
In questo contesto, i consorzi stabili rappresentano uno strumento chiave per consentire alle PMI di accedere a commesse di maggiore dimensione e complessità, attraverso l’aggregazione di competenze, requisiti tecnici e capacità operative.
Il loro ruolo è diventato ancora più strategico con l’aumento degli investimenti pubblici, trainati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e dai programmi di modernizzazione infrastrutturale. Una dinamica che richiede un sistema produttivo capace di organizzarsi in modo efficiente per gestire lavori sempre più complessi.
“La modifica consente di superare una criticità applicativa del nuovo Codice e di ristabilire condizioni operative coerenti per i consorzi stabili”, afferma Francesco Vorro (nella foto), presidente di UCSI – Unione Consorzi Stabili Italiani. “Si tratta di uno strumento fondamentale per permettere alle PMI di partecipare alla realizzazione delle opere pubbliche e contribuire allo sviluppo infrastrutturale del Paese”.
Secondo Vorro, la capacità di operare attraverso forme aggregative rappresenta uno dei principali fattori di competitività del settore. “Una quota significativa delle imprese impegnate nei lavori pubblici utilizza modelli aggregativi per partecipare alle gare. I consorzi stabili consentono di mettere a sistema competenze diverse, rafforzando la competitività e garantendo al tempo stesso elevati standard realizzativi”.
Il tema è stato al centro del confronto tra imprese, associazioni e istituzioni negli ultimi mesi. In questo contesto, UCSI ha promosso un dialogo con il legislatore per evidenziare le criticità emerse e sostenere la necessità di un intervento correttivo.
Per gli operatori, il chiarimento rappresenta anche un riconoscimento del ruolo economico delle PMI nella filiera delle costruzioni. “Le PMI sono una componente essenziale del sistema infrastrutturale. I consorzi stabili permettono di valorizzare competenze diffuse sul territorio e di operare in modo strutturato”, aggiunge Vorro.
Gli effetti della modifica potrebbero estendersi anche nel medio periodo, rafforzando la presenza delle imprese aggregate nel mercato degli appalti e contribuendo a una maggiore stabilità del quadro regolatorio.
In una fase segnata da importanti programmi di investimento pubblico, il provvedimento viene letto come un segnale di attenzione verso modelli organizzativi capaci di coniugare competenze tecniche, radicamento territoriale e capacità esecutiva.
“Rafforzare il ruolo delle PMI e delle loro forme di aggregazione significa rafforzare la capacità del sistema produttivo di realizzare opere pubbliche e sostenere lo sviluppo economico dei territori”, conclude Vorro.