La sanzione da oltre 936 milioni inflitta dall’Antitrust a sei delle principali compagnie petrolifere italiane (Eni, Esso, Ip, Q8, Saras e Tamoil) è «la più elevata di quelle irrogate finora dall'Autorità italiana per un cartello», eppure «è stata calcolata sui livelli minimi previsti dalla legge istitutiva dell'autorità e dalle linee guida di cui si è dotata l'autorità che tengono conto dei principi comunitari». Lo ha precisato Giovanni Calabrò, capo di gabinetto dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nel corso delle audizioni presso la Commissione X della Camera in merito al recente provvedimento sanzionatorio per intesa restrittiva della concorrenza in materia di prezzo del biocarburante per autotrazione.
Nello specifico l’Authority ha accertato l'esistenza di un cartello che ha coinvolto Eni, Esso, Ip, Q8, Saras e Tamoill sul valore della componente bio nel prezzo del carburante dal 2020 al 2023.
L'intesa ha riguardato, specifica Calabrò, «tutte le transizioni delle parti attive nel mercato, inclusi grossisti, pompe bianche, ecc..: un mercato di cui le imprese coinvolte detengono il 90%». Accertato dall’Agcm «il ruolo decisivo svolto da Eni nella promozione, organizzazione e monitoraggio dell'infrazione plurisoggettiva. Nel caso di specie abbiamo rilevato che la società, disvelando la propria strategia della tariffa unica e comunicando per prima i propri dati di prezzo a Staffetta Quotidiana, ha innescato e costantemente alimentato il sistema di supporto e monitoraggio del cartello, contribuendo in modo significativo al portarsi e al successo della strategia collusiva. Per tale motivo è stato incrementato per Eni l'importo base della sanzione».
La sanzione irrogata «rappresenta una minima parte (neanche l’1%) del fatturato totale delle imprese coinvolte e quindi «le imprese interessate sono perfettamente in grado di assorbirla senza doverla riversare sui consumatori». E soprattutto la multa da neanche un miliardo di euro è ben «al di sotto del limite massimo previsto dalla legge Antitrust», per cui la sanzione sarebbe potuta essere di 13 miliardi. (riproduzione riservata)