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Dario Amodei, ceo di Anthopic
Dario Amodei, ceo di Anthopic
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Anthropic dice no al Pentagono su sorveglianza di massa e armi autonome con l’AI. Washington minaccia lo stop ai contratti

27 febbraio 2026, 09:10 Ultimo aggiornamento: 11:48

L’azienda di Dario Amodei rifiuta di rimuovere i limiti etici imposti sui prodotti ad uso militare. Washington reagisce duramente e minaccia il ricorso al Defense Production Act per imporre alle aziende di lavorare per le forze armate

È scontro aperto negli Stati Uniti tra Anthropic e il Dipartimento della Guerra dell’amministrazione Trump sull’uso dell’intelligenza artificiale in campo militare. Il ceo della società Dario Amodei in una dichiarazione pubblicata sul sito di Anthopic la sera di giovedì 26 (ora italiana) ha detto di aver rifiutato di rimuovere due salvaguardie chiave — contro la sorveglianza domestica di massa e contro l’impiego di armi completamente autonome — perché si minerebbero i valori democratici e si supererebbero i limiti di sicurezza dell’AI attuale. Il Dipartimento della Guerra, dal canto suo, chiede l’accesso a «qualsiasi uso legale» e minaccia l’esclusione di Anthropic dai propri sistemi.

Anthropic: «L’AI difende la democrazia, ma ha limiti»

Statement di Dario Amodei sulle discussioni con il Department of War guidato da Pete Hegseth – 26 febbraio 2026: «Credo profondamente nell’importanza esistenziale dell’uso dell’intelligenza artificiale per difendere gli Stati Uniti e le altre democrazie, e per sconfiggere i nostri avversari autocratici».

Anthropic rivendica un ruolo pionieristico nell’integrazione dell’AI nei sistemi di sicurezza nazionale: è stata la prima azienda di frontiera a distribuire modelli nelle reti classificate del governo statunitense, nei Laboratori Nazionali e a fornire soluzioni personalizzate per clienti della difesa. Il suo modello Claude è oggi impiegato in applicazioni mission-critical — dall’analisi di intelligence alla pianificazione operativa, dalle simulazioni alle operazioni cyber.

L’azienda sottolinea di aver agito anche contro i propri interessi economici di breve periodo, rinunciando a centinaia di milioni di dollari di ricavi per interrompere l’uso dei propri modelli da parte di soggetti collegati al Partito Comunista Cinese e sostenendo controlli più stringenti sull’export dei chip avanzati.

Pur riconoscendo che le decisioni militari spettano esclusivamente allo Stato, Anthropic individua due linee rosse. La prima riguarda la sorveglianza domestica di massa, giudicata incompatibile con i valori democratici, soprattutto alla luce della capacità dell’AI di aggregare dati apparentemente innocui in profili completi della vita degli individui. La seconda riguarda le armi completamente autonome: tecnicamente immature, secondo l’azienda, e prive oggi di quei guardrail necessari a sostituire il giudizio umano. «Non possiamo fornire consapevolmente un prodotto che metta a rischio i nostri militari o i civili».

La minaccia del Defense Production Act

La risposta più dura è arrivata pubblicamente dal sottosegretario alla Guerra Emil Michael, con un post su X. «È un peccato che Dario Amodei sia un bugiardo con un complesso di (sentirsi, ndr) Dio. Vuole solo cercare di controllare personalmente l’esercito degli Stati Uniti ed è disposto a mettere a rischio la sicurezza della nostra nazione». Michael ha ribadito che il Dipartimento «aderirà sempre alla legge», ma non accetterà limiti imposti da «una singola azienda tecnologica a scopo di lucro».

Il punto più controverso dello scontro è la possibilità, ventilata dal Pentagono, di invocare il Defense Production Act, la legge che consente al governo statunitense di obbligare aziende private a fornire beni o servizi ritenuti essenziali per la sicurezza nazionale. Un suo utilizzo per forzare l’accesso a software di AI rappresenterebbe un precedente assoluto, aprendo a contenziosi complessi sul controllo statale delle tecnologie emergenti.

Parallelamente, il Department of War ha ipotizzato di designare Anthropic come «supply chain risk», una classificazione solitamente riservata a fornitori stranieri ostili o vulnerabili. Una simile etichetta comporterebbe l’esclusione dai contratti militari e l’obbligo per altre aziende della difesa di interrompere i rapporti con la società, con effetti a catena sull’intero ecosistema tecnologico statunitense.

Tre scenari possibili

Secondo osservatori e fonti citate da Reuters e Axios, si delineano tre esiti plausibili. Il primo è un compromesso tecnico, con guardrail adattati alle esigenze militari ma mantenuti su funzioni critiche come il targeting autonomo. Il secondo è una rottura definitiva, con l’esclusione di Anthropic e la sostituzione con fornitori più permissivi. Il terzo, il più radicale, è l’intervento coercitivo dello Stato tramite, appunto, il Defense Production Act, che segnerebbe una forma di nazionalizzazione funzionale dell’IA privata. In ogni caso, il conflitto segna una nuova fase nei rapporti tra Silicon Valley e apparato militare. (riproduzione riservata)



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