Nella prima settimana di offerta Banco Bpm ha già superato il traguardo del 50% nell'opa da 1,78 miliardi su Anima. Proprio ieri il gruppo Caltagirone ha annunciato l'adesione all'opa per il suo 5,84%, che va a sommarsi alle quote di alcuni soci di riferimento della sgr - come il gruppo Fsi di Maurizio Tamagnini (9,6%) e Poste (11,7%) - e ai pacchetti apportati dal top management, dal retail e da alcuni investitori istituzionali.
Risulta così già abbondantemente realizzata la prima condizione di efficacia dell'opa, cioè il raggiungimento del 45% della società target, come specificato nel prospetto informativo. Non solo; nelle sale operative si ritiene che l'offerta del Banco abbia buone chance per raggiungere quel 66,67% che era stato inizialmente fissato come obiettivo dell'operazione.
La mossa risolutiva è stato il rilancio a 7 euro deciso a febbraio dal management del Banco. La scelta, approvata dall'assemblea, ha vinto le resistenze iniziali del mercato, come dimostra l'andamento del titolo. Dopo il ritocco dell'offerta (che inizialmente era stata fissata a 6,2 euro), in Piazza Affari le azioni Anima non hanno mai superato la soglia dei 7 euro e ancora ieri chiudevano le negoziazioni a 6,98 euro. Secondo gli analisti, inoltre il volume di adesioni potrebbe accelerare negli ultimi giorni dell'opa, facendo così bruscamente salire l'asticella.
Nel frattempo gli occhi del mercato sono puntati sulla Bce. Tra la fine di marzo e l'inizio di aprile la Vigilanza di Francoforte dovrebbe esprimersi sull'applicazione del Danish Compromise all'aggregazione. A gennaio la Bce aveva chiesto chiarimenti all'Eba alla luce di alcuni dubbi interpretativi. Ecco perché Piazza Meda ha scelto di rivolgersi direttamente all'authority guidata da José Manuel Campa, ma nessun riscontro è arrivato sinora sul beneficio contabile. Pur non parlando dell'operazione, nei giorni scorsi il vicepresidente del Supervisory Board Frank Elderson ha risposto a una domanda sul procedimento in corso facendo notare che «la legge non prevede tempistiche specifiche, ma siamo consapevoli che il mercato vorrebbe avere chiarezza al più presto». Il responso di Francoforte è quindi atteso a breve.
La partita Banco-Anima è interconnessa con l'offerta pubblica di scambio che a novembre Unicredit ha lanciato su Piazza Meda. La banca guidata da Andrea Orcel ha infatti ventilato la possibilità di lasciar cadere l'offerta nel caso in cui l'opa sulla sgr andasse in porto al prezzo rialzato di 7 euro e senza il beneficio patrimoniale del Danish Compromise. Proprio giovedì 27 Unicredit riunirà i soci in assemblea a Milano per votare l'aumento di capitale al servizio dell'operazione oltre che il bilancio, la distribuzione del dividendo e la relazione sulle remunerazioni.
Il voto dei soci certificherà gli umori con cui il mercato e soprattutto i grandi fondi internazionali hanno accolto la strategia di acquisizioni del ceo Andrea Orcel, che oltre a Banco Bpm ha messo nel mirino anche la tedesca Commerzbank e il 10% delle Generali (di cui già detiene il 5,2%). Qualche segnale peraltro è già arrivato. I proxy advisor Iss e Glass Lewis hanno promosso come «strategicamente convincente» l'ops sul Banco, ma hanno mosso qualche obiezione alla scelta di aumentare del 15% la paga di Orcel, che però il cda difende ritenendo lo stipendio da 13,2 milioni dell'amministratore delegato «pienamente allineato con l'eccezionale performance di Unicredit». (riproduzione riservata)