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Esclusiva – Parla Andrea Enria (Bce): banche solide, ecco le priorità per il 2024

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Andrea Enria (Vigilanza Bce): le banche sono solide. Ecco le priorità per il 2024. L’intervista esclusiva

di Andrea Cabrini (Class-Cnbc)
19 dicembre 2023, 16:41 Ultimo aggiornamento: 22 dicembre 2023, 21:05

Parla a Class-Cnbc il presidente della Vigilanza bancaria della Bce, Andrea Enria, in scadenza di mandato: dagli esami Srep sulla solidità del settore emergono banche molto migliorate negli ultimi anni come capitale e come liquidità. Ma ora attenziona a rischi climatici, governance, rischi sull’immobiliare | VIDEO | Banche, gli esami Srep: la Bce ridefinisce le priorità di vigilanza. Lieve aumento dei requisiti di capitale per gli istituti europei

Per Andrea Enria sono stati cinque anni in trincea. Prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina, e infine la paura del bank run di marzo, dopo le crisi Svb e Credit Suisse. In mezzo l’altalena dei tassi, l’emergere del rischio climatico in banca e la rivoluzione tecnologica da gestire.

Con le banche europee ha dovuto anche usare il martello, quando la moral suasion non è bastata. Ma alla fine del suo mandato, il roe medio è tornato sopra il 10%, livello più alto da un decennio. I primi dieci istituti in Europa hanno capitale in eccesso per 140 miliardi, e distribuiranno circa 70 miliardi in dividendi. Tra pochi giorni Enria passerà il testimone alla guida dell’Ssm, il consiglio di sorveglianza Bce, a Claudia Buch .In questa intervista a ClassCNBC rivendica i risultati raggiunti e segnala i pericoli a cui fare attenzione in futuro. Ammette che i processi di vigilanza sono pesanti, e che le regole sono diventate troppo complesse. Per questo chiede aiuto alla politica per semplificarle, completare l’Unione Bancaria e favorire anche le fusioni transfrontaliere, che sono mancate.

Domanda. Presidente Enria, le banche europee hanno superato bene gli esami Srep (Supervisory Revision and Evaluation Process) presentati questa settimana. Ma avete segnalato anche debolezze su governance e gestione del rischio. Cosa la preoccupa di più?

Risposta. Il rischio di credito. Il mercato immobiliare è già da due anni sotto la nostra lente. In particolare la parte del commercial real estate, dove i prezzi sono già scesi del 10%, e la correzione continua. Per questo ci focalizzeremo, in particolare, sul rischio di rifinanziamento. Molti prestiti in quest’area, infatti, sono bullet o balloon loans, ovvero finanziamenti che prevedono un forte pagamento vicino alla scadenza, e molte scadenze arriveranno nel 2024 o a inizio 2025. Il rischio di liquidità e quello di funding sono un’altra area di attenzione. In particolare, l’asset liability management, ovvero il punto in cui il rischio di liquidità si intreccia con il rischio di tasso di interesse.

D. È esattamente il fattore che ha scatenato le crisi di marzo, partite dal caso Silicon Valley Bank. Parlandone con Christine Lagarde, lei ha ammesso che quello è stato il momento in cui ha avuto più paura in tutti questi anni. Oggi ci sono ancora perdite inespresse nei bilanci per 70 miliardi. Si sente più sicuro?

R. Le banche europee sono uscite bene da quel momento difficile. Le perdite nei portafogli titoli valutati al valore di libro, e non a quello di mercato, oggi sono significative, ma molto più basse di quelle delle banche statunitensi. Solo Bank of America ha più di 100 miliardi di dollari d’esposizione. Inoltre, le nostre banche hanno una base di depositi molto più diversificata. Per questo non abbiamo avuto uscite di depositi violente come nei casi americani o Credit Suisse. La cosa che spaventa è che in quei momenti di turbolenza i tradizionali indicatori di bilancio non contano più tanto. Gli investitori guardano al valore di mercato della banca, e alla sostenibilità del modello di business. Su questi terreni le banche europee stanno recuperando, ma il costo dell’equity è ancora molto alto, e alcune non sono ancora sufficientemente redditizie.

D. A proposito di valutazioni. L’Italia il prossimo anno dovrà emettere oltre 400 miliardi di titoli di Stato. Cosa si aspetta facciano le banche, e come andranno valutati i Btp in bilancio?

R. Se una banca deve tenere dei buffer di liquidità per far fronte a shock improvvisi, deve essere pronta in ogni momento a vendere questi titoli. E quindi è ragionevole, secondo me, tenere i titoli di Stato che fanno parte di questi buffer al valore di mercato. È stata la mia proposta al Parlamento Europeo. Ovviamente questo non mette in discussione l’investimento nei titoli di Stato, il supporto all'emissione da parte della Repubblica italiana, che rimarrà. Quello che cambierà sarà il fatto che le banche dovranno tener conto del rischio di tasso di interesse in maniera più attenta.

D. È il suo unico avvertimento?

R. Le banche italiane si sono molto rafforzate. La redditività è migliorata, ed è sopra alla media europea. Anche per loro, però, valgono le raccomandazioni che facciamo a tutti. Il rischio di liquidità diventerà più elevato. Ci sono le scadenze di rimborso delle operazioni straordinarie Bce, le cosiddette Tltro. Finora sono state gestite in maniera positiva, però il costo del funding comincerà ad aumentare. E l’aumento dei tassi impatterà anche sulla qualità degli attivi, quindi si dovrà fare attenzione, ma il sistema ha raggiunto un livello di solidità molto superiore a quando ho iniziato il mio mandato cinque anni fa.

D. Alla fine, che ricordo si porterà dietro del rapporto con banche e banchieri?

R. Pochi giorni fa a Roma ho incontrato i ceo delle principali banche italiane e il feedback è positivo. Ci sono stati ovviamente momenti di tensione, ci sono tuttora momenti di disaccordo su decisioni specifiche, ma questo fa parte del normale dialogo tra vigilanza e banche. Ad esempio, quando abbiamo chiesto di bloccare dividendi e buyback eravamo al massimo della incertezza per l'inizio della pandemia. Ma poco dopo abbiamo consentito alle banche di recuperare i loro livelli di distribuzione e payout.

D. I banchieri hanno lamentato in questi anni un approccio molto intrusivo nella governance e il rischio di affogare nei meccanismi della vostra burocrazia.

R. Il nostro processo, è vero, è un po’ pesante. Lo è anche per noi. La regolamentazione, diciamo la verità, dopo la grande crisi è diventata molto più complessa. Ci sarà probabilmente bisogno in futuro di uno sforzo di semplificazione. Per rendere il processo più leggero, daremo più spazio ai singoli team di vigilanza per concentrarsi sulle cose che contano veramente per la banca che vigilano, e magari di sviluppare un programma su più anni, invece che ripetere ogni anno tutti i moduli standard. Spero che queste iniziative aiuteranno.

D. Lei ha preannunciato una escalation della attività di vigilanza sul rischio climatico. Che cosa si possono aspettare le banche nel 2024?

R. Non chiediamo la luna, ma di essere in grado di misurare questo rischio, che comincia a diventare veramente rilevante. Le banche hanno disegnato piani per rispettare le nostre aspettative, pubblicate già nel 2020. Ci aspettiamo che entro il 2024 questo processo sia completato, con meccanismi di gestione del rischio efficaci, e i dati che servono per valutare l'esposizione al rischio fisico e a quello di transizione. Alcune banche sono già un po’ in ritardo. Se non recupereranno il terreno perduto scatteranno quelli che chiamiamo periodical penalty payment, cioè dovranno pagare una certa cifra finché non risolveranno il problema contribuendo a ridurre in modo consistente le emissioni nocive nell’atmosfera.

D. Le banche hanno corso molto in borsa quest’anno, ma le valutazioni sono ancora lontane dal pre-Covid, e il rapporto tra prezzo di borsa e capitale proprio resta ampiamente sotto l’unità. Come lo spiega?

R. Sì, è sorprendente che, mentre i governi parlano di extraprofitti delle banche, considerandole fin troppo redditizie, i mercati pensino che lo non siano abbastanza. Da un certo punto di vista, gli interventi stessi dei governi hanno creato la preoccupazione che, ogni volta che le banche diventano un po’ più redditizie, arriva qualcuno che impedisce agli azionisti di beneficiare di questi risultati. Questo potrebbe rappresentare un freno al recupero delle valutazioni delle banche europee. Tra gli investitori c’è ancora scetticismo sul fatto che il recupero di redditività sia sostenibile nel lungo termine, quando vedremo probabilmente un aumento dei tassi di interesse sui depositi. Però io penso e un’analisi Bce conferma che i fondamentali segnalino un recupero di redditività più rilevante di quanto i mercati riconoscano.

D. All’inizio del suo mandato lei lanciò un appello alle banche. Invitava ad usare le fusioni, anche transfrontaliere, per crescere. In realtà in questi anni di operazioni non se ne sono viste. È deluso?

R. Una parte del bicchiere possiamo dire che è piena da questo punto di vista. Da quando sono arrivato all’Ssm, il consiglio di sorveglianza Bce, ci sono stati processi di concentrazione, anche con operazioni importanti, come Intesa Sanpaolo-Ubi in Italia, Caixa-Bankia in Spagna e altre più piccole. Ci sono state tante operazioni su singole attività, come asset management o leasing, che hanno rafforzato i modelli di business. Certo, resta il fatto che quando le banche provano a diversificare la propria attività in altri Paesi, incontrano una serie di ostacoli. Su questo, forse, anche qualche iniziativa legislativa sarebbe appropriata.

D. L’Unione Bancaria è bloccata: ci crede ancora?

R. Spero che il processo di riforma dell’Unione Bancaria riprenda nella prossima legislatura, perché il completamento con il fondo di assicurazione dei depositi europeo è essenziale per completare anche l’unione monetaria, e far sì che un euro depositato in qualsiasi banca in Europa valga esattamente lo stesso ammontare. (riproduzione riservata)



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