Amundi è cauta sulle azioni e, dopo i rialzi a doppia cifra realizzati dalle principali Borse globali, ritiene che la corsa sia arrivata al capolinea, almeno per ora, per via delle pressioni sugli utili societari. «L'anno è iniziato all'insegna del rally in un contesto contrassegnato dalla copertura delle posizioni short e dal ritorno della propensione al rischio degli investitori retail. Il rally è stato favorito da alcune situazioni, perlomeno in Europa e in Cina, dove i prezzi più bassi del gas nel primo caso, e la riapertura delle attività economiche nel secondo, hanno contribuito a rimuovere alcuni dei rischi economici ribassisti che incombevano lo scorso anno», afferma Vincent Nortier, group chief investment officer di Amundi. A questo punto, dice il gestore, «il rally è andato troppo oltre, scommettendo su un rapido calo dell’inflazione, sulla fine della stretta monetaria delle banche centrali, su un’economia ben posizionata per un atterraggio morbido e su uno scenario dove non si verificherà una recessione degli utili». Non è detto che si trovino a dover affrontare un mercato orso, secondo Amundi, ma a partire da ora s’impone una certa prudenza. «La dicotomia tra allentamento delle condizioni finanziarie e l’inasprimento delle condizioni di prestito all’economia reale è sorprendente. I titoli continuano ad avere valutazioni apparentemente troppo elevate nonostante il clima di forte incertezza e le divergenze sul fronte economico. In particolare, anche se di recente abbiamo rivisto al rialzo le nostre previsioni per il 2023, la situazione è più complessa di quanto non sembri», aggiunge Mortier.
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, le stime di Amundi sul pil sono invariate, «ma prevediamo un peggioramento della dinamica trimestrale nella seconda parte dell’anno», dice Mortier. Per quanto riguarda invece la zona euro, «abbiamo rivisto al rialzo le previsioni sul pil nel 2023, ma ciò è dovuto in gran parte all’effetto trascinamento di dati migliori delle attese dello scorso anno e le aspettative di crescita rimangono deboli». La riapertura della Cina è chiaramente positiva per l’economia mondiale, «ma crediamo che andrà soprattutto a vantaggio dell’economia interna del Paese. In secondo luogo, l’inflazione sta scendendo lentamente, mentre i mercati prevedono che diminuirà rapidamente, e il percorso verso l’obiettivo del 2% fissato dalle banche centrali appare lungo e tortuoso. Riguardo alla politica delle banche centrali, la fine della stretta monetaria sembra vicina, ma la Bce mantiene comunque un atteggiamento da falco. Infine, sta tornando l’interesse per i mercati emergenti, mentre prevale la prudenza nei confronti dei Paesi sviluppati», ricorda il money manager. In questo contesto frammentato, «gli investitori farebbero bene a rimanere prudenti, pur prendendo atto della grande incertezza riguardo all’eventualità sia di uno scenario rialzista, sia di uno scenario ribassista».
Di conseguenza, Amundi ha aggiornato alcune delle sue convinzioni. «A livello cross asset, manteniamo un atteggiamento cauto sulle azioni. Vediamo tuttavia la possibilità di beneficiare dei rialzi dei listini azionari attraverso le opzioni». Stando all’analisi di Amundi, «è probabile che la domanda e la spesa al consumo negli Stati Uniti e in Europa rimangano deboli vista la crescita contenuta dei salari, finendo così con l’avere un impatto sugli utili. Gli investitori dovrebbero mantenere una forte diversificazione utilizzando strumenti come il petrolio e le valute e rafforzare la protezione del portafoglio attraverso le coperture e l’oro», spiega Mortier. Nell’azionario, Amundi è prudente sugli Stati Uniti, «dove tuttavia privilegiamo i titoli value e di qualità, nonché gli industriali e i finanziari, ai titoli tecnologici e ai titoli del settore dei beni di consumo primari. Nonostante i prezzi più bassi dell’energia stiano riducendo un po’ le pressioni sulle famiglie e sui consumatori, gli shock per la crescita dei salari reali e il drenaggio fiscale sono considerevoli e saranno più distribuiti nel tempo. Ciò significa che i consumi rimarranno contenuti, e la stagione delle trimestrali sta fornendo alcuni indicazioni in merito, come ad esempio la crescita sinora negativa dell’utile per azione nel quarto trimestre dei titoli dell’indice S&P 500. Gli investitori dovrebbero inserire in portafoglio titoli Value, azioni di qualità e azioni che distribuiscono dividendi, così da integrare il rendimento».