Aumentano i timori in Europa per una possibile larga diffusione di stablecoin Usa nel mercato Ue, tale da causare una dollarizzazione del sistema finanziario e pericoli per la stabilità legati ai rimborsi delle criptoattività americane nell’Unione.
Alcuni europarlamentari, seguendo gli appelli della Bce, hanno scritto alla Commissione Ue per impedire che l’esecutivo di Bruxelles si esprima a favore dell’emissione multipla in Europa e Paesi terzi di stablecoin (Emt o E-Money Token).
La Commissione è orientata a varare un’interpretazione permissiva del regolamento Mica (Markets in Crypto-Assets Regulation) ma Bruxelles, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, avrebbe deciso di rinviare a dopo l’estate la pubblicazione del documento (un Q&A sul regolamento Ue), probabilmente con l’obiettivo di prendere più tempo su una materia delicata.
Sul tema si sono fatti sentire i relatori ombra di Mica, ovvero i parlamentari Rasmus Andresen (Verdi), Eero Heinäluoma (S&D) e Johan Van Overtveldt (Ecr). In una lettera consultata da MF-Milano Finanza, i tre eurodeputati chiariscono che lo spirito originale di Mica era quello di consentire lo schema multi-issuance soltanto a società Ue, quindi non a Paesi terzi.
Inoltre i parlamentari rilevano (sulla stessa linea della Bce) che in periodi di stress la fungibilità di una stablecoin esporrebbe le riserve conservate nell’Ue a richieste di rimborso da parte di detentori non-Ue, provocando ricadute anche sulle banche europee.
Il risultato sarebbe quello di ridurre la protezione auspicata da Mica, invece che aumentarla. Questo elemento potrebbe compromettere gli interessi strategici Ue mentre l’amministrazione Usa spinge sulla diffusione globale delle stablecoin che sono al 99% legate al dollaro, con previsione di arrivare a 3.700 miliardi entro il 2030.
In definitiva l’Europa rischia di prendere tutti gli svantaggi, e nessuno dei vantaggi, delle stablecoin, in uno scenario di divergenza rispetto alle politiche Usa. Il tema potrebbe essere entrato anche nelle discussioni sui dazi con l’amministrazione Trump.
L’attenzione della Bce sul tema è da tempo alta. La presidente Christine Lagarde, rispondendo in una recente audizione del Parlamento Ue a una domanda di Irene Tinagli (S&D), ha auspicato che si torni allo spirito originale del regolamento Mica evidenziando, con riferimento implicito alla Commissione Ue, «il pericolo di un’interpretazione estensiva del concetto di fungibilità».
Anche un report dell’Esrb si è espresso allo stesso modo sul tema. Il membro del comitato esecutivo Bce Piero Cipollone e il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta hanno spesso evidenziato i rischi delle stablecoin. Oggi il tema della finanza digitale sarà toccato in un’audizione alla commissione sul sistema bancario della vicedirettrice generale di Bankitalia Chiara Scotti.
In un documento inviato ai negoziatori europei, la Bce ha spiegato i rischi del meccanismo multi-issuance. Una stessa stablecoin (è il caso per esempio di quella di Circle legata al dollaro) può essere emessa da due entità regolate in due aree differenti (come per esempio la società Usa e quella Ue di Circle). Lo stesso schema potrebbe essere utilizzato da società Usa e Ue di banche che emettono una stessa stablecoin.
I problemi sorgono a causa delle divergenze tra normative (Mica in Europa e Genius Act negli Usa). I detentori non-Ue potrebbero chiedere alla società Ue della stablecoin in dollari di convertire la criptoattività in una crisi di fiducia, per esempio perché Mica vieta commissioni nel rimborso (a differenza di quanto fa il Genius Act) o perché le riserve in Europa potrebbero essere considerate di maggiore qualità.
Le garanzie europee però potrebbero non bastare poiché sono definite in modo da proteggere soltanto le emissioni della stablecoin in Europa. Mica prevede che le riserve siano denominate in titoli molto liquidi e che almeno il 30% sia custodito in banche europee.
In teoria, i riscatti chiesti dai detentori non-Ue dovrebbero essere colmati attraverso un trasferimento di riserve dalla società Usa a quella Ue dell’emittente di stablecoin.
Ma nei momenti di crisi, come avverte la Bce, è possibile che si alzino barriere su capitali e liquidità tra Paesi, come si è visto anche nella grande crisi finanziaria. Così la filiale europea potrebbe non avere sufficienti riserve per convertire le criptoattività.
L’insolvenza di un emittente avrebbe poi effetti di contagio alle banche, innescando in particolare all’inizio una fuga di capitali nell’istituto dove sono conservate le riserve della stablecoin.
Secondo la Bce, lo schema multi-issuance darebbe «vantaggi significativi» a emittenti di stablecoin di Paesi terzi, a danno di possibili emittenti Ue.
Inoltre la Bce ricorda che le riserve delle valute digitali in dollari sono investite in gran parte in titoli del Tesoro Usa: così le risorse dei detentori Ue che investono in stablecoin Usa sono indirizzate verso asset americani, andando contro gli obiettivi dell’Unione dei Risparmi e degli Investimenti.
Il mercato Ue, regolato in modo più stringente, sarebbe poi soggetto ai rischi degli emittenti di Paesi terzi (che a livello nazionale non sono sottoposti a Mica).
La Bce osserva infine che «una materia di questa gravità non può essere risolta con un atto amministrativo come il Q&A» della Commissione Ue, ma dovrebbe essere affrontata da Parlamento e Consiglio. Si capirà dopo l’estate se la Commissione vorrà seguire ancora la linea permissiva verso le stablecoin Usa. (riproduzione riservata)