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Christine Lagarde
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Allarme credito alle imprese. Nell’Eurozona primo calo dei prestiti dal 2015 sulla scia della stretta Bce

28 novembre 2023, 22:10

A ottobre c’è stata una flessione annua nell’area euro (-0,3%). Italia a -5,9%. Anche i prestiti alle famiglie sono tornati ai livelli del 2015. Ma Nagel (Buba): ridurre il bilancio Bce in modo rilevante

Il credito alle imprese nell’Eurozona si è ridotto a ottobre per la prima volta da luglio 2015. Il calo è stato dello 0,3% su base annua, rispetto al +0,2% del mese precedente. I prestiti alle famiglie europee sono rimasti in positivo (+0,6%) ma hanno frenato rispetto a settembre, quando erano a +0,8%, e si sono portati sui livelli del 2015. I dati Bce riflettono il crescente impatto delle strette di Francoforte. L’effetto dovrebbe toccare il massimo livello a fine anno e durante il prossimo a causa del ritardo con cui la politica monetaria arriva all’economia.

La stretta Bce

L’inflazione nell’ultimo anno è scesa in modo significativo, arrivando a ottobre al +2,9% dal +10,6% di un anno prima. Un ulteriore calo è atteso nei dati di novembre che saranno pubblicati questa settimana. Ma la discesa del carovita è dovuta in gran parte alla caduta dei prezzi dell’energia. Non a caso l’inflazione è scesa nell’ultimo anno alla stessa velocità con cui era salita. Perciò la stretta creditizia legata ai rialzi dei tassi Bce (iniziati a luglio 2022) potrebbe raggiungere la potenza massima quando non servirà più per abbassare l’inflazione, creando un danno non necessario per l’economia. Berenberg ha osservato che le pressioni sui prezzi si sarebbero ridotte probabilmente nella stessa misura con tassi sui depositi al 3,5%, invece che al 4%. La Bce ha preferito evitare a tutti i costi un disancoraggio delle aspettative di inflazione ma adesso potrebbero esserci conseguenze per il pil dell’Eurozona, che si è già contratto dello 0,1% nel terzo trimestre dopo quattro trimestri di stagnazione. La presidente Christine Lagarde ha evidenziato nei giorni scorsi che l’economia resterà «debole» anche nella parte restante dell’anno.

I dati in Italia

I dati sul credito di ottobre hanno segnato un allargamento all’Eurozona della tendenza visibile da tempo in Italia. Nel Paese i prestiti alle imprese a ottobre sono scesi del 5,9%, quindi molto più della media europea, anche se nell’ultimo mese c’è stato un miglioramento rispetto al -6,8% di settembre. Nei flussi mensili il calo di ottobre dei prestiti alle aziende (-580 milioni) è stato contenuto rispetto ai mesi precedenti, in particolare agosto (-14 miliardi). Le recenti flessioni del credito alle imprese in Italia sono state superiori rispetto a quelle osservate nella crisi del debito sovrano, ma risentono anche della contrazione della domanda da parte di aziende e famiglie, che hanno usato le scorte di liquidità accumulate durante la pandemia.

Nel frattempo i valori sui prestiti alle imprese sono peggiorati in tutta Europa. A ottobre la Germania è passata per la prima volta in negativo da metà 2015 (-0,4% da +0,7%). In Spagna la caduta è stata del 3,9% (da 3,8%), mentre la Francia ha rallentato a +2,9% (da +3,5%). Le aziende hanno evidenziato standard creditizi più severi anche in un sondaggio separato pubblicato ieri dalla Bce. Riguardo al credito alle famiglie, la Francia ha beneficiato della crescita dei mutui. In Italia invece i prestiti alle famiglie sono scesi a ottobre dell’1,2% su base annua, una flessione che non si vedeva da inizio 2014.

Le mosse Bce

In questo contesto i mercati non si aspettano un altro rialzo dei tassi: al contrario scommettono su un taglio già ad aprile. La Bce però potrebbe causare una restrizione ulteriore accelerando la riduzione del bilancio che è già diminuito di 1.700 miliardi in 12 mesi. Una stretta che si è aggiunta ad aumenti dei tassi per 450 punti base. Il bilancio Bce cala ogni mese di circa 25 miliardi per lo stop ai reinvestimenti del programma App, ma ieri il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha detto che «il bilancio dovrà diminuire ulteriormente in modo significativo». Nei giorni scorsi Lagarde ha evidenziato che i reinvestimenti del piano Pepp, ora previsti fino a fine 2024, saranno riesaminati «in un futuro non troppo lontano». (riproduzione riservata)



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