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AI, assist dell’Ue alle bigtech. Le bozze su digitale e intelligenza artificiale che saranno presentate il 19 novembre
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AI, assist dell’Ue alle bigtech. Le bozze su digitale e intelligenza artificiale che saranno presentate il 19 novembre

11 novembre 2025, 22:30

La Commissione Europea vuole semplificare le norme e favorire l’innovazione. Ma secondo alcuni faciliterà la raccolta dei dati dei colossi tecnologici e ridurrà le protezioni del Gdpr

La Commissione Ue è pronta a presentare il nuovo pacchetto omnibus su digitale e intelligenza artificiale (AI) con l’obiettivo di semplificare la normativa e di favorire l’innovazione. Ma secondo alcuni operatori le novità di Bruxelles saranno un assist ai colossi americani dell’AI, poiché faciliteranno la loro capacità di estrapolare dati e ridurranno le protezioni del Gdpr (General Data Protection Regulation).

Il sospetto è che le modifiche siano il risultato delle pressioni del presidente americano Donald Trump nei confronti dell’Ue, oltre che dell’intensa attività di lobby delle bigtech a Bruxelles. Le proposte del pacchetto digitale, che saranno presentate il 19 novembre, sono contenute in due bozze consultate da MF-Milano Finanza.

Secondo il pacchetto sul digitale, alle bigtech può essere consentito di utilizzare i dati personali europei per allenare i modelli AI sulla base di un «legittimo interesse». Secondo la bozza Ue, «un’intelligenza artificiale affidabile è fondamentale per garantire la crescita economica e sostenere l’innovazione con risultati socialmente vantaggiosi. Lo sviluppo e l’uso di sistemi di intelligenza artificiale e dei modelli sottostanti, come i modelli linguistici di grandi dimensioni e i modelli video generativi, si basano su dati, compresi i dati personali, in varie fasi del ciclo di vita dell'intelligenza artificiale, come la fase di formazione, test e convalida, e in alcuni casi possono essere conservati nel sistema o nel modello di intelligenza artificiale. Il trattamento dei dati personali in questo contesto può quindi essere effettuato per finalità di interesse legittimo».

Inoltre i colossi AI potranno essere esentati dal divieto di trattamento di categorie particolari di dati personali (come quelli su opinioni politiche o convinzioni religiose) «al fine di non ostacolare in modo sproporzionato lo sviluppo e il funzionamento dell’AI e tenendo conto delle capacità del responsabile del trattamento di identificare e rimuovere categorie particolari di dati personali».

La deroga «dovrebbe applicarsi solo se il responsabile del trattamento ha attuato in modo efficace misure tecniche e organizzative adeguate per evitare il trattamento di tali dati, adotta le misure appropriate durante l’intero ciclo di vita di un sistema o modello di AI e, una volta identificati tali dati, li rimuove efficacemente».

Inoltre i testi Ue ammorbidiscono l’AI Act europeo consentendo una sospensione di un anno per sanzioni che entrerebbero così in vigore da agosto 2027.

I timori degli operatori

Le bozze del testo Ue hanno sollevato timori tra gli operatori. Secondo Noyb, società austriaca che si occupa dell’applicazione delle leggi sulla protezione dei dati, «la Commissione ha segretamente avviato una riforma potenzialmente massiccia del Gdpr» e le novità «avrebbero un impatto significativo sul diritto fondamentale delle persone alla privacy e alla protezione dei dati. Invece degli adeguamenti mirati annunciati, la Commissione propone modifiche a elementi fondamentali come la definizione di dati personali e i diritti degli interessati ai sensi del Gdpr».

Inoltre per la società presieduta da Max Schrems (avvocato noto per le campagne legali contro Facebook), le novità di Bruxelles potrebbero dare alle società di intelligenza artificiale «carta bianca per raccogliere i dati personali degli europei. Questo è molto preoccupante».

Le bozze possono ancora essere modificate prima della pubblicazione la prossima settimana da parte della Commissione Europea. In seguito le proposte dovranno essere approvate anche dai Paesi Ue.

La Germania è a favore delle modifiche alla General Data Protection Regulation, ma molti Stati europei sono contrari alle posizioni di Bruxelles. (riproduzione riservata)



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