skin track
Adesso gli npl sono un problema tedesco. Ecco come la crisi della corporate Germania inizia a pesare sui bilanci delle banche
Corporate News Leggi dopo

Adesso gli npl sono un problema tedesco. Ecco come la crisi della corporate Germania inizia a pesare sui bilanci delle banche

01 novembre 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 20:40

Volkswagen è solo l’ultima grande azienda a entrare in crisi e destare preoccupazione ai banchieri tedeschi. Dal 2023 sofferenze e accantonamenti sono cresciuti, mentre Bundesbank e Bafin alzano la guardia sul settore  

La crisi della Volkswagen è solo l’ultimo dei segnali di allarme che arrivano dal sistema economico-finanziario tedesco che, pure, ha deciso di chiudersi a riccio di fronte a vantaggiosi matrimoni con partner stranieri come dimostra la partita Unicredit-Commerzbank.

Non solo Volkswagen

Volkswagen (che a fine 2023 aveva debiti verso banche per oltre 41 miliardi di euro) non è un caso isolato. Negli ultimi mesi sono entrati in stress molti colossi della corporate Germania, dai produttori chimici OQ Chemicals e Heubach al gruppo di rinnovabili BayWa fino al produttore di batterie Varte. Senza contare l’incertezza che pesa sul settore immobiliare, fortemente finanziato dagli istituti negli ultimi dieci anni.

I banchieri sono consapevoli delle difficoltà. Gli accantonamenti per rischi dei maggiori istituti del paese sono cresciuti di quasi il 50% nel primo semestre e non sono previsti miglioramenti entro fine anno. Per Deutsche Bank la cifra salirà a 1,8 miliardi rispetto agli 1,5 miliardi del 2023, previsione peggiorativa rispetto a quella fatta a luglio.

I numeri delle banche

Mercoledì 6 novembre toccherà a Commerz alzare il velo sulla trimestrale, appuntamento molto atteso alla luce delle discussioni in corso con Unicredit. L’incertezza si riflette nei prezzi. Deutsche Bank quota a sole 0,48 volte il suo patrimonio, non molto lontano dai livelli su cui viaggiava Commerzbank prima del blitz di Unicredit (oggi l’istituto è a quota 0,67). S&P, Moody’s e Fitch sono prudenti: oggi i due big del credito tedesco hanno rating inferiori a quello della Repubblica Federale, mentre per esempio l’italiana Unicredit è stata appena promossa da Fitch al di sopra del notch dell’Italia.

Il faro delle authority

Anche i regolatori tedeschi sono consapevoli delle criticità in vista. Nell’ultimo anno la Bafin, l’autorità di vigilanza nazionale, ha lanciato diversi alert al sistema. Già nel Focus 2024 l’istituzione puntava l’indice contro l’elevato livello delle insolvenze aziendali, aumentate di quasi il 30% nel primo semestre di quest’anno e arrivate così al livello più alto degli ultimi dieci anni. «Il rischio di insolvenza tra le aziende tedesche è cresciuto. Alla luce della difficile situazione economica, c'è a possibilità che aumenti la quota di prestiti problematici, obbligazioni e cartolarizzazioni», spiega il documento di Bafin.

In particolare, «nel caso di accordi di rifinanziamento, la probabilità che i debitori siano inadempienti è incrementata a causa di tassi di mercato più elevati che i debitori potrebbero non essere in grado di permettersi». Peraltro Bafin ritiene che anche le assicurazioni potrebbero essere lambite dal problema. «Le compagnie sono ugualmente interessate dai rischi di insolvenza dei prestiti perché concedono esse stesse prestiti aziendali e investono in fondi di debito privato», spiega l’istituzione tedesca.

Nel suo penultimo rapporto mensile la Bundesbank sottolinea che, nel primo trimestre di quest’anno, il npl ratio (rapporto crediti deteriorati/impieghi) per le aziende non finanziarie aveva già raggiunto il 3,1%. «A trainare questo aumento sono soprattutto i prestiti garantiti da immobili commerciali, che rappresentano circa un terzo dei prestiti alle società non finanziarie», spiega la banca centrale. In particolare il npl ratio relativo ai prestiti garantiti da immobili commerciali è salito di 1,9 punti percentuali, raggiungendo il 4% sempre nel primo trimestre.

I problemi delle piccole

Nei mesi successivi le criticità non si sono risolte e, anzi, i segnali di incertezza si sono andati moltiplicando. Lo dimostra l’ultimo stress test che la Bafin ha tenuto sugli istituti less significant, cioè non soggetti alla vigilanza della Bce. L’esito è stato critico per oltre 50 piccole banche che, secondo quanto comunicato da Bafin, vedrebbero le proprie riserve di capitale scendere al di sotto dei livelli richiesti in uno scenario di shock economico eseguito come parte dello stress test.

La vigilanza consiglia alle banche e alle casse di risparmio di rafforzare ulteriormente la propria capitalizzazione e di non rinunciare alla propria solida posizione di partenza. Nel frattempo l'ondata di fusioni tra banche e casse di risparmio probabilmente continuerà, secondo l'autorità di vigilanza, e una buona metà degli istituti potrebbe immaginare di fondersi con altri entro cinque anni.

I regolatori insomma sono convinti che il consolidamento potrebbe essere una delle strategie chiave per limitare gli effetti della crisi. Eppure la partita Commerzbank dimostra che le resistenze sono molto forti, soprattutto nel caso di matrimoni con player stranieri. Forze politiche e sindacali si sono schierate contro un merger con Unicredit, benvisto invece dalla Bce e dall’Unione Europea. Di diverso avviso sono però le aziende.

La posizione degli imprenditori

A molti imprenditori è chiaro che banche più grandi e capitalizzate avrebbero più chance di traghettare il sistema economico fuori dalla crisi. Una possibile acquisizione di Commerzbank da parte di Unicredit potrebbe «avviare la trasformazione urgentemente necessaria dell'attività in difficoltà di Commerzbank, al fine di renderla nuovamente competitiva, un vantaggio anche per le aziende tedesche», ha dichiarato Marc Tenbieg, direttore generale della Deutscher Mittelstands-Bund di Dusseldorf, l’associazione tedesca delle piccole e medie imprese che rappresenta circa 25 mila aziende in tutta la Germania.

«Senza un sostegno esterno, difficilmente Commerzbank potrà sopravvivere nel mercato finanziario globale a lungo termine», ha spiegato Tenbieg, per cui il consolidamento in Europa è necessario a creare offerte più interessanti verso le pmi. La posizione è ancora isolata nel mondo della politica tedesca che potrebbe però cambiare cautamente rotta nei prossimi mesi. Specie se la crisi della corporate Germania si aggravasse. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza