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Accordo commerciale Usa-Ue: chi vince davvero nel settore difesa tra Leonardo, Thales, Airbus e Bae Systems
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Accordo commerciale Usa-Ue: chi vince davvero nel settore difesa tra Leonardo, Thales, Airbus e Bae Systems

29 luglio 2025, 14:32 Ultimo aggiornamento: 30 luglio 2025, 18:11

Loredana Muharremi di Morningstar e Ross Law di Morgan Stanley analizzano cosa significa l’accordo tra Stati Uniti e Unione Europea per gli operatori europei della difesa e le azioni migliori su cui puntare

L’accordo commerciale tra l’Unione Europea e Stati Uniti ha avuto un impatto sproporzionato sulle imprese, con quelle statunitensi dei settori energia e difesa tra i vincitori. Loredana Muharremi, analista di Morningstar, ha analizzato cosa significa questo accordo per gli operatori europei della difesa dopo il calo dei titoli in seguito all'annuncio: Leonardo -2,8%, Thales -4,3% e Rheinmetall -3,4%, tutte in recupero nella seduta del 29 luglio (+2,90%, +2% e +2,80%, rispettivamente).

A chi spetta decidere l’acquisto di armi

Bisogna, però, fare alcune premesse. La decisione di acquistare equipaggiamenti militari è una competenza del ministero della Difesa dei singoli Stati membri, non della Commissione Europea. Dunque, come ha spiegato a Startmag Alessandro Marrone, responsabile del Programma Difesa, sicurezza e spazio dello Iai (Istituto Affari Internazionali), la Commissione Ue può decidere sul bilancio europeo, quindi sull’Edip (European Defence Industrial Programme), sul quadro finanziario 2028-2035 in fase di negoziazione dove la proposta italiana è di avere un massimo di un terzo di valore di equipaggiamenti militari cofinanziati dall’Ue provenienti da fornitori extra Ue, e minimo due terzi da fornitori Ue. In questo terzo dell’Edip «potranno esserci anche delle forniture Usa a certe condizioni fissate dall’Ue, come potranno esserci componentistiche britanniche e norvegesi. Questa è l’unica leva di bilancio diretta dell’Unione europea», ha precisato l’esperto.

I nodi non risolti

Un’altra incognita è l'entità e la tempistica di questi potenziali acquisti di armamenti da parte dell’Ue, secondo Ross Law, analista di Morgan Stanley. Infatti, per alcuni gli acquisti rientrerebbero nell’impegno dell’Ue a investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti, mentre un'altra fonte ha citato il presidente Trump parlando di acquisti di armi per «centinaia di miliardi di dollari».

Nel 2024 un terzo (150 miliardi di dollari) della spesa è stato destinato all’equipaggiamento, e questa quota è destinata ad aumentare nei prossimi anni, visto che l’Ue ha investito poco negli ultimi 30 anni. Supponendo una quota del 40-50% nel 2030, ciò implicherebbe una spesa annua per equipaggiamenti compresa tra 280 e 350 miliardi di dollari, calcola Law. Di questi, circa un terzo viene speso internamente, mentre il resto va fuori dall’Ue, principalmente verso gli Stati Uniti. Ciò implicherebbe acquisti di equipaggiamento non Ue per 100 miliardi di dollari che salirebbero a 185-230 miliardi di dollari entro il 2030.

Altre incognite riguardano il tipo di equipaggiamento da acquistare e in che misura questi acquisti siano incrementali oppure già previsti in ordini esistenti con l’industria della difesa statunitense ma non ancora consegnati. Non è nemmeno chiaro come questo nuovo accordo impatterà l’ambizione dichiarata della Commissione Ue, nell’ambito dell’Edip, di destinare il 50% dei bilanci per equipaggiamenti alla spesa interna entro il 2030 (e il 60% entro il 2035). «Così il settore della difesa europeo potrebbe subire una certa pressione, almeno nel breve termine, a causa della percezione di una dipendenza persistente dagli equipaggiamenti militari statunitensi», avverte Law.

Perché l’accordo sui dazi Ue-Usa non è negativo per la difesa europea

Detto questo, «le prospettive generali per il settore della difesa rimangono solide, nonostante i venti contrari derivanti dall’accordo sui dazi tra Ue e Usa. Riteniamo che gran parte della crescita attesa sia già stata incorporata nelle previsioni del settore e che ora ci troviamo in una fase di stabilizzazione, come riflette anche il sentiment degli investitori», sottolinea Loredana Muharremi.

Ulteriori rialzi, prosegue l’esperta di Morningstar, dipenderanno da una maggior chiarezza su come saranno allocati i fondi per la difesa (150 miliardi di euro) e su come i Paesi ad alto deficit attueranno i loro piani di spesa. «Non vediamo l’accordo sui dazi Ue-Usa come un elemento negativo per la difesa europea. Al contrario, è in linea con la nostra visione secondo cui il settore della difesa statunitense continuerà a svolgere un ruolo importante all'interno dell'ecosistema della difesa europea», spiega Loredana Muharremi.

L’interconnessione tra i grandi gruppi statunitensi ed europei, insieme ai gap a livello di capacità (in particolare per missili, sorveglianza, cyber) ancora esistenti nel medio termine, e l’urgenza di disporre di equipaggiamenti già pronti, avrebbero comunque spinto l’Europa ad acquistare dagli Stati Uniti (F-35, ??droni a medio-lungo raggio, difese anti-aeree e carri armati), con o senza l’accordo commerciale, osserva l’analista. «Quello che ci aspettiamo cambi è che, nel tempo, la quota di equipaggiamento proveniente dagli Usa diminuisca a favore dei produttori europei, specialmente nel medio termine, quando l’Europa sarà in una posizione migliore per colmare i propri gap di capacità».

Bae Systems il maggior beneficiario

L’analista di Morgan Stanley si aspetta che le azioni delle società aerospaziali sovraperformino il settore più ampio e, più nello specifico, che i leader dell’europa continentale come Airbus, Safran e Mtu Aero sovraperformino quelli del Regno Unito, quindi Rolls-Royce e Melrose, dato che il settore aerospaziale britannico era già esente dai dazi statunitensi grazie a un accordo commerciale separato. Infine, segnala la britannica Bae Systems come potenziale beneficiario, dato che quasi il 50% dei ricavi del gruppo proviene dagli Stati Uniti. (riproduzione riservata)



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