Ricalcolo degli acconti Irpef per i valori a debito sopra i 51 euro. In attesa dell’intervento del governo dal valore di 250 milioni di euro che arriverà dopo il 10 aprile - quando sarà formalizzato il Documento economico e finanziario (Def) - che il ministero dell’Economia sta predisponendo per risolvere il cortocircuito normativo tra metodo di calcolo degli acconti Irpef 2025 (non toccato dalla riforma fiscale e basato sulle regole 2023) e la riduzione delle aliquote da quattro a tre operate proprio dalla riforma.
Il tempo di intervento sarà «breve – anticipa il Mef – per evitare ai contribuenti aggravi in termini di dichiarazione e di versamento». Intanto l’acconto per l'anno 2025 è dovuto, con applicazione delle aliquote 2023, «solo nei casi in cui risulti di ammontare superiore a 51,65 euro la differenza tra l'imposta relativa all'anno 2024 e le detrazioni, crediti d'imposta e ritenute d'acconto, il tutto però calcolato secondo la normativa applicabile al periodo d'imposta 2024».
Tutto è nato dalle segnalazioni da parte di alcuni Caf, in merito a un maggior carico fiscale per i lavoratori dipendenti che verrebbero gravati dell'onere di versare l'acconto Irpef per l'anno 2025 anche in mancanza di redditi ulteriori rispetto a quelli già assoggettati a ritenuta d'acconto.
In particolare, il maggior onere fiscale deriverebbe, secondo l'interpretazione riportata dai Caf, dall'applicazione della disposizione contenuta nel dlgs 216 del 30 dicembre 2023 che, prevedendo la riduzione dal 25 al 23% dell'aliquota Irpef per i redditi da 15.000 a 28.000 euro e l'innalzamento della detrazione di lavoro dipendente da 1.880 euro a 1.955 euro, ha stabilito che «tali interventi non si applicano per la determinazione degli acconti dovuti per gli anni 2024 e 2025 per i quali si deve considerare la disciplina in vigore per l'anno 2023». Tale incongruenza, chiarisce il Mef, «deriva dal fatto che le aliquote, gli scaglioni e le detrazioni Irpef sono stati in una prima fase modificati in via temporanea, per un solo periodo d'imposta (2024), e successivamente stabilizzate a regime dal 2025».
Due le ulteriori precisazioni compiute dal Mef. Da un alto, sono coinvolti «gli acconti che, se versati in eccesso, rispetto al saldo, perché calcolato con imposte più basse, proprio per la revisione Irpef, sono recuperati l'anno successivo». E dall’altro lato, il problema non riguarda tutti i lavoratori dipendenti, ma solo i lavoratori dipendenti che sono titolari di altri redditi. La disposizione, spiega il dicastero di via XX Settembre, «intendeva sterilizzare gli effetti delle modifiche alla disciplina Irpef soltanto in relazione agli acconti dovuti dai soggetti la cui dichiarazione dei redditi evidenziava una differenza a debito di Irpef, in quanto percettori di redditi ulteriori rispetto a quelli già assoggettati a ritenuta d'acconto». Dunque l'intenzione del legislatore «non era volta a intervenire nei confronti di soggetti, come la maggioranza dei lavoratori dipendenti e pensionati, che, in mancanza di altri redditi, non sono tenuti alla presentazione della dichiarazione dei redditi». (riproduzione riservata)