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Il nuraghe Orolo nel borgo di Bortigali (Nu)
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A caccia di nuraghi con droni e IA

di Stefano Fossi
- Numero 440 pag. 86 del 19/07/2024

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In Sardegna si punta sulle tecnologie più evolute per mappare e promuovere il patrimonio archeologico, compreso quello ancora sepolto

Gli obiettivi sono ambiziosi: analisi di duemila immagini aeree, definizione di un algoritmo in grado di riconoscere automaticamente gli elementi dei nuraghi, creazione di una intelligenza «nuragica» artificiale in grado di passare ai raggi x il territorio sardo e scoprire i siti archeologici ancora nascosti sottoterra. Il tutto per creare un database completo dei monumenti di tutta la regione, migliorando un sistema modulare che già oggi è in grado di mettere in connessione oltre 8mila siti.

La regione Sardegna, attraverso l’associazione La Sardegna verso l’Unesco, continua la sua campagna per l’ingresso del patrimonio nuragico nella lista dei beni patrimonio dell’umanità. Un’azione a tutto campo che punta a rafforzare l’attività di racconto di questa cultura millenaria, poco conosciuta in Italia e nel mondo, creando una sorta di nuovo «brand Sardegna» che aiuti l’isola ad allargare i flussi turistici su 12 mesi all’anno e a innescare evidenti ricadute economiche su tutte le filiere.

Archeologia hi-tech

Questo lavoro di presentazione al mondo dei nuraghi passa innanzitutto attraverso la sensibilizzazione e il coinvolgimento della società civile sarda attraverso l’organizzazione di eventi pubblici, convegni di studio e momenti di divulgazione nelle scuole. Ma si lavora anche a nuove scoperte scientifiche, per approfondire le conoscenze di una civiltà ancora avvolta nel mistero e portare alla luce i tanti siti che ancora riposano sotto terra o nascosti dalla vegetazione selvatica. La Sardegna verso l’Unesco promuove, di concerto con il Centro di ricerca, sviluppo e studi superiori e il Distretto aerospaziale della Sardegna, la realizzazione di una mappatura dettagliata del patrimonio archeologico, grazie all’uso di tecnologie d’avanguardia, droni, realtà aumentata e software di geolocalizzazione. La riqualificazione di ciò che è antichissimo, ovvero il patrimonio nuragico, si lega dunque alle frontiere del digitale, esattamente come sta avvenendo con la candidatura della miniera dismessa di Sos Enattos, a Lula, in Barbagia, che è stata proposta per diventare la sede del cacciatore di onde gravitazionali di terza generazione per la conoscenza dell’universo più profondo. Il luogo isolato e silenziosissimo, infatti, può offrire la precondizione ideale richiesta per l’azione del telescopio.

Dal progetto EIA all’UNESCO

Dallo sforzo congiunto dell’associazione e dei suoi partner istituzionali, universitari e di ricerca è nato il progetto EIA (Ecosistemi di Innovazione per l’Archeologia), che rappresenta un vero e proprio compendio di programmazione tecnico-scientifica. Il focus è rivolto allo studio di tutti gli aspetti della civiltà nuragica con la realizzazione di un sistema reticolare che include tutti i 377 comuni sardi. EIA mira dunque a favorire la crescita di intere filiere di ricerca, che spaziano dall’innovazione tecnologica digitale al metaverso e all’utilizzo dell’IA, alle attività di caratterizzazione chimico-fisica dei manufatti, alla implementazione delle tecniche di restauro specializzato, all’indagine sui comportamenti strutturali delle architetture, alle azioni formative di alte professionalità dedicate. L’obiettivo? Sfruttare le nuove conoscenze e le nuove tecnologie per indirizzarle ad azioni di promozione e crescita del territorio, connesse alla salvaguardia e alla valorizzazione del bene monumentale.

Le scuole in prima fila

Prezioso è anche il lavoro di divulgazione nelle scuole. Con il progetto «I nuraghi per ispirare il futuro», la Sardegna verso l’Unesco vuole far riscoprire ai ragazzi le loro radici storiche e proiettarli, attraverso l’occhio della modernità e delle più evolute tecnologie a disposizione, in un’esperienza immersiva. Guidati dall’esperto di IA Andrea Concas, i ragazzi hanno potuto creare attraverso l’IA le immagini di un villaggio nuragico, rendendolo la location di una storia che è diventata poi la base per lo storyboard di un film e di un fumetto. «Abbiamo stimolato l’interesse dei ragazzi verso la storia più antica della Sardegna dimostrando come la tecnologia possa essere un formidabile alleato per interpretare il passato e avvicinare le nuove generazioni all’antica civiltà sarda. Un’iniziativa che come associazione abbiamo sposato per far comprendere sempre di più l’importanza del patrimonio nuragico sardo in chiave di sviluppo economico futuro della Sardegna», spiega Pierpaolo Vargiu, presidente dell’Associazione la Sardegna verso l’Unesco. Un laboratorio esperienziale attraverso il tempo e la tecnologia, ma soprattutto un’occasione unica per i ragazzi per conoscere meglio lo stile di vita, la capacità ingegneristica e le abitudini dei sardi nuragici, una civiltà misteriosa e affascinante che la Sardegna vuole riscoprire come carta di identità e testimonianza delle proprie radici più profonde. © riproduzione riservata



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