Chiusura di settimana con i rendimenti in calo sui titoli di Stato dell'Eurozona dopo che i dati sull'inflazione hanno di nuovo deluso al ribasso, con i numeri relativi al mese di settembre che hanno evidenziato una variazione anno su anno del -0,3%, con un nuovo minimo storico per la componente core, a +0,2% su base annua.
Tali dati potrebbero favorire gli acquisti sui bond, anche perché aumentano la probabilità che la Bce implementi nuovi stimoli monetari per raggiungere il proprio target di inflazione. I rendimenti sovrani erano già in discesa, con acquisti favoriti dall'avversione al rischio suscitata dalla positività al Covid del presidente Usa, Donald Trump.
Il tasso di finanziamento del Bund è calato a -0,52%, mentre il rendimento del Btp decennale benchmark è sceso nettamente, segnando un nuovo minimo storico a 0,78%. Lo spread ha chiuso in lieve contrazione a 132,109 punti base.
L'inflazione sottostante dell'Eurozona è scesa al secondo record consecutivo, aumentando così la pressione sulla Banca Centrale Europea per allentare di nuovo la politica monetaria. I numeri di inflazione, molto bassi e persino negativi, hanno aumentato il rischio di deflazione nella zona euro: in questo momento, dal punto di vista della Bce, il sottoinsieme di prezzi più preoccupante, da cui potrebbero derivare pressioni deflazionistiche, sono i prezzi dei servizi, in quanto coprono quasi il 45% dell'indice totale armonizzato e una quota persino maggiore della componente core. Gli esperti si dicono poco preoccupati per le tendenze deflazionistiche nella zona euro, ma la situazione dovrà essere monitorata con molta attenzione e senza sorprese positive, la Bce non può escludere il rischio di deflazione.