BusinessVictoria’s secret respinge la proxy fight di Brett Blundy e rafforza il board
L’assemblea degli azionisti del brand di lingerie conferma all’unanimità i nove membri del consiglio di amministrazione, bocciando la sfida del secondo maggiore investitore, proprietario della holding Bbrc international. Rieletta la presidente Donna James con oltre l’83% dei voti
Victoria’s secret blinda il board. A poche ore dalla conclusione dell’assemblea degli azionisti, tenutasi oggi, giovedì 11 giugno, la società statunitense ha respinto la proxy fight portata avanti da Brett Blundy, miliardario australiano e secondo maggiore azionista della società di lingerie. L’imprenditore, che detiene circa il 13% del capitale di Victoria’s secret attraverso la propria holding Bbrc international, ha portato avanti una lunga battaglia contro la società, culminata nella richiesta di rimozione della presidente Donna James.
La tensione è però emersa pubblicamente nelle scorse settimane, quando Bbrc ha invitato gli azionisti a votare contro la riconferma di Donna James e del consigliere Mariam Naficy, che nel frattempo ha scelto di non ricandidarsi. In seguito all’assemblea, gli azionisti hanno votato per riconfermare tutti i nove membri del consiglio di amministrazione in carica. Mentre la presidente Donna James è stata rieletta con oltre l’83% di approvazione, e con oltre il 99% dei voti a favore se si esclude il pacchetto azionario di Bbrc.
Le contestazioni portate avanti dal manager riguardano l’operato del board, e in particolare la strategia di sviluppo dell’azienda e il ripetuto rifiuto del consiglio di nominarlo amministratore. Dal canto suo, Victoria’s secret ha respinto le accuse, sostenendo che il mancato ingresso di Blundy nel board sia legato a potenziali rischi reputazionali derivanti da precedenti controversie che hanno coinvolto alcune società a lui riconducibili. Secondo quanto dichiarato dalla stampa americana, la società ha inoltre contestato il comportamento di un consulente vicino a Bbrc, accusato di aver raccolto informazioni commerciali riservate all’interno dei negozi del gruppo.
A testimonianza dell’elevato livello di conflittualità tra le parti, Victoria’s secret ha adottato una cosiddetta «poison pill», meccanismo difensivo pensato per scoraggiare eventuali tentativi di acquisizione ostile. Il piano prevede che gli altri azionisti possano acquistare nuove azioni qualora un investitore superi la soglia del 15% del capitale, diluendo così la partecipazione del potenziale acquirente.
La strategia è stata accompagnata dal sostegno delle principali società di proxy advisory, tra cui Iss-Institutional shareholder services, Glass Lewis ed Egan-Jones, che hanno invitato gli investitori a confermare l’attuale governance. Pur riconoscendo alcune criticità legate alla lunga permanenza di James e alle difficoltà registrate dopo lo spin-off da L brands nel 2021, gli advisor ritengono che Blundy non abbia presentato argomentazioni sufficientemente convincenti per giustificare la rimozione della presidente.
A giocare a favore dell’attuale management è soprattutto il recente andamento del titolo. Nell’ultimo mese, infatti, le azioni Victoria’s secret hanno registrato una crescita superiore al 50%, sostenute dal miglioramento delle performance operative e da una strategia che punta a riposizionare il marchio nella fascia premium del mercato. Tra le iniziative più significative figura il ritorno in passerella del brand dopo sei anni di assenza, che ha dato un boost al titolo al Nyse. (riproduzione riservata)
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