BusinessAltagamma, per l’Italia la fuga dei giovani all’estero ha un costo di 160 miliardi di euro
Una cifra pari al 7,5% del pil italiano. Lo stesso valore che ha l’intero comparto dell’alto di gamma tricolore, che dà lavoro a oltre 2 milioni di persone. Questi numeri sono emersi durante la Giornata Altagamma 2026, tenutasi oggi a Roma. Focus su occupazione e prossime sfide per il comparto
«Colgo questa occasione per ringraziarvi per il lavoro che fate. L’alto di gamma vale il 7,4% del pil italiano, dà lavoro a oltre 2 milioni di persone e offre un grande contributo all’export». Con queste parole (condivise da remoto, ndr) la premier Giorgia Meloni ha dato il via alla Giornata Altagamma 2026, tenutasi oggi a Roma, all’interno del Palazzo della Cancelleria. Attrarre, formare, valorizzare e trattenere i giovani talenti. È stato questo il tema principale e fil rouge dell’evento, ultimo appuntamento della Fondazione sotto la presidenza di Matteo Lunelli. «È stato un grande privilegio poter servire una comunità che rappresenta davvero il meglio dell’Italia nel mondo», ha dichiarato a MFF. «Sono orgoglioso di lasciare al nuovo presidente Giovanna Vitelli una Fondazione più forte, più ampia e più internazionale, grazie all’aumento dei soci e dei partner e all’espansione delle attività anche oltre confine, attraverso gli Altagamma club e le numerose iniziative di promozione dello stile di vita italiano nel mondo».
Nel corso della conferenza Stefania Lazzaroni, direttore generale della Fondazione, ha presentato dei numeri indicativi sul futuro del sistema produttivo e lavorativo, che sono poi stati al centro del dibattito e delle riflessioni fatte. Il quadro emerso evidenzia che oggi in Italia si affronta un grave ritardo nell’integrazione delle nuove generazioni nei percorsi formativi e professionali. Stando ai dati Istat, nell’ultimo anno ben 1.748.000 giovani tra i 15 e i 34 anni si trovano nella condizione di neet, ovvero non studiano e non lavorano, una cifra pari al 14,5% della popolazione giovanile. Se si allarga lo sguardo alle rilevazioni Istat sui livelli di istruzione, i giovani del tutto esclusi dal sistema formativo e occupazionale superano gli 1,8 milioni. Una ferita che si fa ancora più profonda nel Mezzogiorno, dove il fenomeno tocca la quota drammatica del 20,2%.
Questo, secondo Lazzaroni, accade per ragioni precise. «Scontiamo una forte difficoltà nella transizione tra scuola e impresa, una carenza strutturale di orientamento, un cronico mismatch di competenze e un divario territoriale non più sostenibile», ha evidenziato. L’Italia registra 24,2 milioni di occupati (tasso 62,7%), ma la crescita riguarda soprattutto gli over 50. La disoccupazione giovanile è al 20%, contro il 14,7% Ue, con picchi più bassi in Germania (6,8%) e più alti in Spagna (23,4%). Solo il 31,1% dei 25–34enni italiani è laureato (Ue 44,8%). Il tasso di occupazione giovanile 15–34 anni è 43% contro il 58% europeo. Tra i laureati, il tasso di occupazione è 68% in Italia contro 83,5% in Ue, e il 24% svolge lavori a bassa o media qualifica (Ue 21%).
Il primo stipendio medio è circa 32.000 euro lordi annui (1.700 euro netti, ndr), tra i più bassi in Europa. Il 23,6% degli under 29 è low-wage earner e il 44% dei giovani guadagna meno di 1.500 euro netti al mese. Il 28% degli under 35 ha contratti a termine (oltre l’80% tra 15–24 anni). «Tra il 2011 e il 2024 hanno lasciato l’Italia 630 mila giovani tra 18 e 34 anni. Metà dei 25–39enni espatriati è laureata. Il costo stimato della fuga di capitale umano è 160 miliardi di euro, il 7,5% del pil, esattamente come il valore dell’alto di gamma», ha ribadito ancora Lazzaroni. A seguire, hanno preso parola Paolo Boccardelli, rettore della Luiss, la giornalista e scrittrice Maria Latella, Gianni Rotta, giornalista e visiting professor all’Università di Princeton e, infine, Francesco Tamagni, partner di Key2people, che hanno presentato i possibili scenari del futuro occupazionale dei giovani italiani, tra Intelligenza artificiale, nuove competenze e grandi sfide. (riproduzione riservata)
- Genera un report programmato per monitorare le iniziative e i progressi nell'integrazione dei giovani nel mercato del lavoro italiano.
- Quali sono le principali politiche adottate dai paesi europei con un basso tasso di disoccupazione giovanile, come la Germania, per trattenere i talenti?
- Quali sono le implicazioni economiche e sociali future per l'Italia se la fuga di capitale umano continua con questo ritmo?