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Mercati deboli, il rally post Middle East è un’occasione per vendere

Berenberg reputa che il recente rimbalzo dei titoli del settore non segni un’inversione di ciclo, ma solo un recupero tecnico in un ambito ancora fragile. La Cina e i consumatori aspirazionali continuano a faticare. «Ora gli investitori dovrebbero privilegiare nomi ultra-high-end come Hermès o Brunello Cucinelli», afferma l’istituto

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Un look Hermès (Francesc Ten/MFF)
Un look Hermès (Francesc Ten/MFF)

La tregua geopolitica in Medio Oriente migliora il sentiment sui mercati, ma non basta a cambiare la fotografia di fondo del lusso globale. Gli analisti di Berenberg invitano alla prudenza e suggeriscono addirittura di «vendere sui rialzi», mettendo in discussione la narrativa di una ripartenza ormai imminente per i big del fashion e dell’hard luxury. Secondo gli esperti dell’istituto, il conflitto nel Golfo ha certamente inciso sulle performance del primo trimestre 2026, sottraendo circa 1-1,5 punti percentuali di crescita al comparto a causa del crollo dei flussi turistici e dello shopping nell’area. Ma il vero nodo, sostiene la banca d’investimento, è che anche depurando i numeri da questo impatto straordinario i fondamentali del lusso restano deboli. «I vertici si sono affrettati a sottolineare l’impatto del conflitto in Medio Oriente, fornendo al mercato un pretesto per ridurre di 0,9 punti percentuali le previsioni di consenso sulla crescita dei ricavi per l’anno fiscale 2026 nel settore, portandole al +1,6% su base annua», commentano infatti gli analisti. «Tuttavia, escludendo l’impatto del Medio Oriente, riteniamo che le tendenze sottostanti dei ricavi continueranno a deludere, con i consumatori cinesi e quelli aspirazionali come fonte principale di debolezza».

Il dato più significativo riguarda la crescita organica del settore, che si conferma al +3% anno su anno, in linea con gli ultimi trimestri del 2025 e ben lontana dai ritmi a doppia cifra che avevano caratterizzato l’era post-pandemia. Gli Stati Uniti continuano a rappresentare l’eccezione positiva, mentre l’Europa rallenta e l’Asia mostra segnali di tenuta solo grazie a basi di confronto particolarmente favorevoli. Il problema strutturale rimane la Cina, con un’economia frenata da crisi immobiliare, indebitamento elevato, deflazione e debolezza demografica. Un contesto che continua a comprimere la spesa discrezionale dei consumatori cinesi, storicamente motore della crescita del lusso globale.

Anche i commenti prudenti arrivati dai colossi del settore confermano questa lettura. Lvmh ha parlato di una domanda «flat» nel cluster cinese, mentre Kering ha registrato un calo a doppia cifra. E il secondo trimestre, avverte Berenberg, beneficerà ancora una volta di comparabili facili che rischiano di mascherare la reale fragilità della domanda. Gli analisti smontano poi una delle tesi più ottimistiche degli ultimi mesi, ovvero quella secondo cui il grande valzer dei direttori creativi possa da solo rilanciare il settore. Il problema, secondo gli esperti, risiede infatti nella capacità economica dei consumatori aspirazionali di sostenere acquisti high-end nell’attuale contesto.

In questo scenario emerge il cosiddetto lipstick effect, rafforzato dai risultati di L’Oréal nel primo trimestre 2026. «I consumatori sono preoccupati e riducono la spesa per i beni di lusso, ma compensano con i prodotti di bellezza», ha sottolineato il ceo del colosso beauty, Nicolas Hieronimus. Per questa serie di motivi la strategia di investimento di Berenberg predilige Hermès e Brunello Cucinelli, valutati buy perché considerati meglio posizionati grazie a una clientela ultra-high-end e a valutazioni già in parte corrette. Più vulnerabili, invece, i marchi esposti ai consumatori aspirazionali, che continuano a trattare su multipli ancora elevati rispetto alla media storica. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 28/05/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 28/05/2026 19:00
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