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Shein, l’ipo a Hong Kong valuta la società 26,5 miliardi di dollari

Il book è già interamente coperto per circa 1,73 miliardi di dollari, secondo alcune fonti di mercato. La domanda retail resta però debole, mentre il debutto in borsa del colosso cinese dell’ultra fast fashion è atteso per il 1° settembre

di Camilla Santacroce
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Una foto della piazza che ospita la borsa di Hong Kong (ph Hong Kong Tourism board official website)
Una foto della piazza che ospita la borsa di Hong Kong (ph Hong Kong Tourism board official website)

L’ipo di Shein a Hong Kong entra nella fase finale. Il colosso dell’ultra fast fashion si appresta a prezzare l’offerta a 48,56 dollari di Hong Kong per azione (pari a 5,31 euro al cambio di oggi), poco sopra il punto medio della forchetta indicata agli investitori, compresa tra 47,6 e 49,5 dollari (circa 5,20-5,41 euro). Il prezzo porterebbe la raccolta a circa 13,6 miliardi di dollari di Hong Kong (1,49 miliardi di euro), pari a circa 1,73 miliardi di dollari, e la valutazione della società a circa 26,5 miliardi di dollari (22,7 miliardi di euro), secondo quanto riferito a Reuters da due fonti vicine all’operazione.

Il valore conferma il forte ridimensionamento della capitalizzazione di Shein rispetto agli anni della massima espansione. La società, fondata in Cina e oggi con sede a Singapore, era arrivata a una valutazione di quasi 100 miliardi di dollari (85,8 miliardi di euro) nel 2022, mentre nel 2023 aveva raggiunto circa 66 miliardi (56,6 miliardi di euro) in un round di finanziamento. Il debutto sulla borsa di Hong Kong è previsto per martedì 1° settembre, mentre lunedì saranno pubblicati i dati sulle sottoscrizioni degli investitori istituzionali e retail.

Il book dell’ipo risulta già interamente coperto, ma la domanda non appare uniforme. Secondo Alvin Cheung, associate director della società di intermediazione Prudential brokerage, l’interesse degli investitori retail non sarebbe stato particolarmente forte. A pesare sono il recente rallentamento dei mercati asiatici e soprattutto i dubbi sulle prospettive di crescita del gruppo, in un contesto caratterizzato dall’aumento dei costi, dalla maggiore concorrenza online e dalle pressioni commerciali.

Il rallentamento emerge anche dai dati finanziari. Nel primo trimestre 2026 la crescita dei ricavi di Shein si è fermata all’1,1%, mentre la società è passata a una perdita netta di 99 milioni di dollari (84,9 milioni di euro), contro un utile di 395 milioni (339 milioni di euro) nello stesso periodo dell’anno precedente. Per il primo semestre la società prevede una crescita dei ricavi sostanzialmente in linea con quella del primo trimestre, mentre il margine operativo dovrebbe diminuire leggermente.

Tra i principali fattori di pressione figurano i dazi e l’intensificarsi della competizione, in particolare negli Stati Uniti e in Europa, dove Shein si confronta anche con Temu, piattaforma controllata da Pdd holdings. Il percorso verso la quotazione è inoltre arrivato dopo i tentativi, frenati dalle pressioni regolatorie, di approdare prima a New York e poi a Londra.

Sul fronte degli investitori, i cornerstone, guidati da Boyu capital, Tiger global e General atlantic, hanno sottoscritto circa 383 milioni di dollari di azioni (329 milioni di euro), secondo il prospetto. Tra gli altri figurano Tencent, Greenwoods, Taikang life e Ubs asset management. Shein destinerà circa l’80% dei proventi dell’ipo al potenziamento della tecnologia, all’espansione del brand e alla crescita della propria presenza globale.

L’operazione arriva inoltre mentre la società si prepara a versare fino a circa 3,5 miliardi di dollari (3 miliardi di euro) ad alcuni investitori delle precedenti raccolte private, come compensazione legata alle clausole di protezione delle loro azioni. Un esborso che evidenzia ulteriormente la distanza tra la valutazione attuale e i livelli raggiunti da Shein negli anni precedenti.

«Nel 2026 il mercato delle ipo in Cina sta registrando una forte accelerazione, avvicinandosi ai volumi record del 2023 precedenti alle restrizioni normative che di fatto avevano frenato nuove quotazioni», osserva Giovanni Buffa, portfolio manager di AcomeA sgr. «Questa ondata di ipo ha interessato non solo il mercato della Cina continentale, dove nei primi sette mesi dell’anno 85 società hanno raccolto 159,5 miliardi di renminbi, ma anche la borsa di Hong Kong che, con 87 quotazioni per un totale di 210 miliardi di dollari di Hong Kong nel primo semestre, si è posizionata come il secondo mercato globale per capitali raccolti. Il flusso di nuove quotazioni previste per i prossimi dodici mesi stima i capitali da raccogliere tra i 250 e i 300 miliardi di renminbi e si attendono importanti debutti tra cui Shein». Nonostante il successo di molte di queste quotazioni, con alcuni titoli più che quadruplicati il giorno dell’approdo in borsa, l’esperto avverte di come l’intenso ritmo delle ipo stia sollevando crescenti preoccupazioni sia per la tenuta della liquidità sia per il rischio di bolle speculative. «I clamorosi rialzi registrati dalle singole aziende al debutto contrastano con le difficoltà del listino generale appesantito dal rallentamento dell’economia interna e della bassa inflazione e dalle tensioni geopolitiche», conclude Buffa. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 27/08/2026 10:49
Ultimo aggiornamento: 27/08/2026 13:03
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