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Lifestyle made in Italy, potenziale da 50 miliardi

«Il settore pesa circa il 10% del listino», racconta a MFF Fabrizio Testa, ceo di Borsa Italiana (Euronext). Mentre Barbara Lunghi, head of primary markets Italy, aggiunge: «Stimiamo le società private del comparto tra 40 e 60 miliardi di market cap aggregata»

di Tommaso Palazzi
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La facciata di Palazzo Mezzanotte a Piazza Affari, sede di Borsa italiana (courtesy Borsa italiana)
La facciata di Palazzo Mezzanotte a Piazza Affari, sede di Borsa italiana (courtesy Borsa italiana)

La borsa può tornare attrattiva per le realtà della moda come lo è stata tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila? «In quegli anni il settore beneficiava di tassi di crescita particolarmente elevati e il mercato dei capitali rappresentava uno dei principali strumenti per finanziare la crescita», spiega Barbara Lunghi, head of primary markets Italy di Borsa Italiana (Euronext). Oggi il comparto ha una crescita meno sostenuta sebbene vi siano aziende con caratteristiche estremamente interessanti per gli investitori. «La borsa è una vetrina del Made in Italy, così come il Made in Italy è una vetrina per la borsa, e come tale è naturale che Milano sia percepita come hub di riferimento per questo comparto», commenta il ceo Fabrizio Testa. A rafforzare il quadro ci sono anche i numeri delle società già quotate, che hanno dimostrato la capacità del listino di valorizzare la crescita del lifestyle italiano.

Il gruppo Moncler, guidato da Remo Ruffini capitalizzava circa 4 miliardi di euro al momento dell’ipo, mentre oggi viaggia tra i 14 e i 16 miliardi, con un picco nel 2021 vicino ai 25 miliardi. Discorso analogo per Brunello Cucinelli, al debutto in borsa nel 2012 valeva meno di un miliardo di euro di capitalizzazione, mentre oggi si attesta attorno ai 7 miliardi, con un massimo raggiunto lo scorso anno di circa 8,5 miliardi, pari a una crescita complessiva superiore al 600%. E allora, la borsa può tornare davvero di moda per il lifestyle italiano? A sorpresa, oggi potrebbero essere proprio i fondi, come nel caso per ora sospeso di Golden Goose, a portare sul listino i loro gioielli ma anche alcune aziende familiari della moda potrebbero utilizzare il listino per rimarcare la propria indipendenza dai grandi gruppi industriali globali e diventare esse stesse poli di aggregazione di brand e di filiere.

Quanto potenziale esiste ancora tra le società italiane della moda e del lusso non quotate?
Guardando all’universo delle società italiane non quotate del comparto lifestyle, queste potrebbero arricchire il listino di circa 40-60 miliardi di euro di market cap aggregata. L’Italia continua a esprimere un tessuto molto ricco di aziende della moda, del lusso e del lifestyle con forte riconoscibilità internazionale, capacità manifatturiera e potenziale di crescita. Non solo marchi consumer, ma anche filiere d’eccellenza, beauty, design e più in generale il lifestyle premium made in Italy.

Che cosa è cambiato rispetto agli anni Novanta e Duemila, quando la quotazione sembrava quasi uno sbocco naturale?
Oggi le aziende hanno più alternative per finanziarsi, ma la quotazione resta lo strumento preferito per famiglie e management team ambiziosi che vogliono crescere preservando la propria indipendenza. La borsa continua infatti a rappresentare uno strumento strategico per rafforzare il posizionamento internazionale, aumentare la visibilità del brand e accedere in modo continuativo ai mercati dei capitali.”

Quanto pesa oggi il ruolo del private equity nelle quotazioni del lifestyle e della moda?
Dal 2000, nel settore lifestyle, sono arrivate sui mercati di Borsa Italiana 11 società partecipate da fondi, tra cui Poltrona Frau, Moleskine, Moncler, Ovs, Technogym e Intercos, pari a oltre il 20% delle matricole del comparto. Nella sola moda le ipo sostenute dal private equity sono state Moncler, Ovs e Intercos.

Barbara Lunghi (courtesy Borsa italiana)
Barbara Lunghi (courtesy Borsa italiana)

Che cosa cercano oggi gli investitori internazionali in un’azienda fashion quotata?
Per gli investitori internazionali oggi la crescita da sola non basta più. Il mercato guarda sempre di più alla resilienza operativa, al pricing power, alla governance e alla qualità dell’esecuzione manageriale.

Che cosa potrebbe riportare la borsa come scelta strategica e aspirazionale?

Negli ultimi anni Borsa Italiana ed Euronext hanno lavorato per rafforzare i mercati dei capitali come strumento di finanziamento per le imprese, semplificando il percorso di quotazione. La quotazione deve essere percepita non solo come un traguardo, ma come uno strumento strategico per accelerare crescita, aggregazioni, innovazione e internazionalizzazione. Le imprese che oggi desiderano formarsi per la quotazione in borsa possono accedere al programma IpoReady, e affrontare con consapevolezza una scelta strategica così importante.

Ci sono strumenti nuovi?

Sul mercato regolamentato abbiamo semplificato la documentazione e il processo di listing. Su tutti i mercati abbiamo introdotto un nuovo servizio di distribuzione diretta in ipo per consentire ai risparmiatori di partecipare alle quotazioni in modo semplice e digitale beneficiando delle stesse condizioni normalmente riservate agli investitori istituzionali. Per le aziende che hanno visibilità presso i consumatori può essere uno strumento molto efficace di coinvolgimento dei propri clienti e più in generale dei risparmiatori nel proprio progetto strategico.

Che cosa raccontano i numeri degli investitori presenti nelle società italiane della moda quotate?

Guardando ai 21 emittenti italiani riconducibili al solo comparto moda emergono dinamiche molto indicative dell’attrattività internazionale del settore. Oltre 2.100 fondi, appartenenti a 566 case di investimento distribuite in 38 Paesi, investono stabilmente in queste società. Circa il 40% del valore è detenuto da investitori istituzionali statunitensi, seguiti dal Regno Unito con il 20% e dall’Asia con il 14%, mentre l’Italia rappresenta circa il 5% del totale. È la conferma di come il sistema italiano della moda e del lusso venga percepito dai mercati come un asset strategico globale, capace di attrarre capitali ben oltre i confini domestici. (riproduzione riservata)

Il ceo Fabrizio Testa: «Il lifestyle ha raccolto 6,3 miliardi sul listino italiano dal 2012»

Quanto pesano moda e lusso per Borsa Italiana?

Il settore pesa circa il 10% della capitalizzazione, se escludiamo il settore finanziario pesa circa il 16% e ha raccolto quasi 6,3 miliardi di euro dal 2012.

Il listino italiano può attrarre nuove quotazioni fashion di rilievo internazionale?

Quando l’attuale contesto geopolitico sarà meno incerto, troveranno anche una borsa sempre più internazionale grazie all’appartenenza al Gruppo Euronext, infrastruttura di mercato leader a livello europeo, e un ambiente di mercato estremamente accessibile grazie agli interventi di semplificazione effettuati in questi anni dai regolatori europei con il Listing Act, e domestici, con la riforma del Tuf-Testo unico della finanza. Tra le iniziative di sistema spicca anche il Fnsi-Fondo nazionale strategico indiretto.

Fabrizio Testa (courtesy Borsa italiana)
Fabrizio Testa (courtesy Borsa italiana)

Quale ruolo può giocare l’ipo per il comparto?

Molte di queste aziende sono familiari. Se l’ingresso di un fondo può talvolta comportare una progressiva cessione del controllo, la borsa offre invece la possibilità di accompagnare l’azienda in una prospettiva di crescita e creazione di valore che guarda alle generazioni future.

Oggi la competizione con i fondi e i grandi conglomerati del lusso è diventata troppo forte?

Non necessariamente. Oggi molti fondi stanno valutando le modalità migliori di disinvestimento dalle aziende del proprio portafoglio molto valorizzati e proprio per questo, è diventato più complesso.

Quindi saranno i fondi a quotare i loro gioielli?

Dipenderà molto dalla strategia. Se l’obiettivo è realizzare un’exit in tempi rapidi, la cessione a un gruppo industriale è la soluzione più immediata. Se invece c’è una logica di consolidamento, di costruzione di gruppi articolati lungo la filiera o l’aggregazione di brand complementari, allora la quotazione può diventare uno sbocco naturale. Per costruire veri campioni del settore. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 05/06/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 05/06/2026 19:00
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